Adesso dovrei spiegare la differenza tra un editoriale e un articolo di giornale, ma mi scoccio, come quando devo spiegare la differenza tra un prete e certi attori travestiti, per cui passo la mano e mi affido a quelli più intelligenti, quelli che ci sanno fare con la testa e non si fermano alle apparenze.

Non sono un giornalista, non aspiro ad esserlo, però esercito un diritto, quello di cronaca, che mi è consentito dalla legge.

Quindi osservo, riporto i fatti e le mie opinioni su ciò che accade nei paesi del circondario della terra dei martìri, o dei pomodori velenosi, che così faccio pure un favore a chi spera in improbabili risarcimenti.

Quindi mi ritrovo spesso in quei luoghi frequentati dalla gente che schiamazza, galline tormentate dall’effetto zero della loro protesta, galline che starnazzano perché gli brucia il culo, che fanno l’uovo troppo grande e arriva il contadino a rubarglielo.

Scruto i loro comportamenti, li esamino mentre difendono i pidocchi che hanno in testa, sorrido e faccio finta di reagire alle loro miserevoli considerazioni che valgono quanto la cacchetta che si attacca all’uovo che gli fa bruciare il mazzo.

Uso le parole, lo so fare, e i fatti quando ce n’è bisogno, lo so fare.

Non mi imbarco in guerre impossibili, lascio stare quando mi accorgo che solo con la menzogna si può vincerle, non mi ostino, come loro, a portarle avanti vendendo la mia onestà per un risarcimento.

Mi prendo la briga di giudicare me stesso e di usare il linguaggio che meglio mi aggrada, che tanto la merda puzza quanto la cacca e il culo si pulisce allo stesso modo del sedere.

Mi chiedo, però, se a certe persone brucia il culo perché la gallina ha fatto l’uovo o se si sentono galli a cui brucia il culo mentre stanno sulla monnezza.

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