CARDITO – Esiste una direttiva emanata dalla Corte dei Conti che parla di acquisizione al Patrimonio Comunale di tutti quegli immobili che sono stati costruiti privi di permesso e che rende l’ente del territorio sui cui sorgon l’unico titolare. In base a questa direttiva, praticamente l’immobile in questione è soggetto ad ordinanza di abbattimento, ma cosa succede se, come accade anche sul territorio carditese, i suddetti immobili sono ancora occupati dagli ormai ex proprietari?

Il problema che nasce di conseguenza a quanto descritto è soprattutto di natura sociologica, perché per la maggior parte dei casi, almeno per quanto riguarda il territorio carditese, non si può parlare di speculazione edilizia, ma talvolta l’occupante, oggi ritenuto abusivo, non è altro che il figlio di un’anziano che ha fatto una vita di sacrifici per permettere alla sua prole di vivere una vita adagiata costruendogli una casa che, vuoi per ignoranza, vuoi per malcostume, è stata edificata in modo del tutto abusiva e privi di licenza.

 In generale, come anche in questi casi però, l’amministrazione locale ma soprattutto il sindaco, non può girarsi dall’altro lato e far finta che il problema non esista, come si è sempre fatto finora, ora per due motivi, il primo motivo, di natura tecnica, perché la Corte dei Conti riconosce l’ente locale come unico proprietario dell’immobile e il continuare a permettere l’occupazione di un immobile del Comune, fa si che il sindaco della città sia visto come connivente. A quel punto chi ne pagherà le conseguenze sarà il sindaco in primis. Il secondo motivo è di natura sociologica, poiché non si possono tenere famiglie intere in un limbo, dove esse stesse non sappiano se possono vivere tranquillamente in quella che un tempo è stata la loro dimora. Allora come sciogliere questa matassa?

In realtà, l’amministrazione locale, ai tempi del primo mandato di Cirillo, si è già mossa verso questo senso, approvando il famoso Comma 65, che dà la possibilità alle famiglie occupanti di pagare un canone di occupazione e legittimare la loro residenza, o addirittura avere uno strumento di riscatto dell’immobile che evitasse, prima lo sgombero e poi l’abbattimento. Approvato in consiglio il famoso Comma 65 nel 2012, poi non si è dato più seguito a tale azione politica e i cittadini carditesi che occupano quella che una volta era la loro casa, oggi si trovano ad essere etichettati ancora come occupanti abusivi.

La soluzione al dramma sarebbe quello che quest’amministrazione si prendesse la responsabilità di portare all’ODG nel prossimo consiglio comunale proprio questa problematica e trovare la soluzione una volta e per tutte e il rimedio, secondo noi, più indolore sarebbe quello di istituire un canone di locazione per gli occupanti abusivi, in modo da mettere a riparo da varie irresponsabilità il sindaco e l’amministrazione tutta, derivanti da eventuali controlli della magistratura e contestualmente consentire, gli ex proprietari di continuare a vivere nelle loro case.

Questa è una delle tante battaglie che qualsiasi cittadino carditese, anche a chi non tocca personalmente, dovrebbe imbracciare per far si che la politica possa dare risposte concrete a chi da anni denuncia le ingiustizie.

 

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