A volerla dire tutta le regole del mercato prevedono che ci siano due presupposti fondamentali affinché tutto funzioni regolarmente, un domanda e un’offerta. Secondo questa regola, quindi, un prodotto potrà essere venduto a una sola condizione, che ci sia una richiesta e che, quindi, qualcuno ne abbia bisogno.

Il nostro giornale è nato dall’idea di dar voce a chi non ne ha mai avuta, avulso dalle logiche di potere e di mercato, sempre pronto, però, a celebrare la verità da qualsiasi parte essa venga, partendo dal concetto che un’idea è buona o cattiva al di la della mente che l’ha generata.

Fatte queste premesse, Minformo, a dispetto di tutte le bocche che vomitano sentenze senza conoscere le dinamiche dell’informazione, si fa carico di offrire quello che nessun organo di informazione locale ha mai avuto il coraggio, la capacità, e l’ambizione di proporre su un territorio così difficile da decifrare come quello a nord di Napoli.

Così, nella vastità della stampa locale, finalmente i cittadini possono avere accesso a una serie di notizie politiche divulgate direttamente dai diretti interessati che ci mettono la faccia e la voce, una sorta di megafono aperto a chiunque abbia la necessità di dire la sua.

Accade così che si possa diventare il bersaglio per lanciatori di freccette, giocatori da bar -gli stessi delle chiacchiere-, che confondono l’oggetto da colpire perché ubriachi di politica spicciola simile l’alcool mediocre che servono al bancone tra una ciancia e l’ultima gaffe di De Laurentis.

È facile individuarli.

Il politico dei manifesti anonimi; il cittadino dei “piaceri”; il pentastellato compagno e quello “fassista”; il giornalista d’assalto dei pub e quello delle pagine ai politici a tariffa da indigente; il bisognoso a tempo determinato; il disoccupato che è costretto al contrabbando.

Datevi pace, non siamo merce di scambio, l’unico modo per comprarci è pagarci con la moneta della verità.

Il tempo, oltre a essere consigliere è anche un potente sonnifero, vi riporterà di nuovo nella condizione che vi è più consona, il torpore dei ghiri a primavera, e per voi sarà un’eterna primavera.

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