CASORIA – E’ da diversi giorni che nel comune a Nord di Napoli tiene banco la vicenda delle presunte minacce fatte all’indirizzo della consigliera del M5S Elena Vignati, a tal proposito sul web, come giusto che sia, si sono consumati fiumi di post solidali e incoraggianti. Allo stesso modo però chi mostrava solidarietà alla consigliera non ha avuto la curiosità di sapere ed approfondire e così è andata avanti la cosa per giornate intere, finalmente la consigliera di minoranza ha potuto godere di quella tanto agognata popolarità che caratterizza tanto anche i deputati e senatori pentastellati, all’insegna della lotta agli sprechi e al malaffare nel nome di quella onestà tanto decantata dal marketing grillino.

Noi di Minformo come sempre, non ci fermiamo mai all’apparenza e forti anche della nostra predisposizione innata all’inchiesta abbiamo cercato di approfondire e conoscere i fatti. Il tutto parte dalla ricerca che la consigliera pentastellata ha effettuato nell’Albo Pretorio del sito di “Casoria Ambiente”, la società in house del Comune di Casoria per la raccolta dei rifiuti. Da questa ricerca Elena Vignati ha tirato fuori e pubblicato su facebook quello che per lei è un vero e proprio spreco di denaro al punto da etichettare la società di cui sopra come il Bancomat dei politici casoriani. Nel mirino della consigliera grillina ci sono finite due determinazioni in particolare, una di circa mille euro destinati alla testata giornalistica “Il Domenicale” diretto da Pasquale D’Anna e una di € 381,00 destinati al Ristorante “Alba La Grigliata” per una cena aziendale. Dopo aver scoperto queste determinazioni, a dire della consigliera, sospette, la stessa ha pubblicato su facebook ben 8 liquidazioni attaccando in particolare l’azienda Casoria Ambiente e accusandola di non essere in linea con le direttive della Corte dei Conti in materia di investimenti di soldi pubblici. Infatti nelle idee della consigliera Vignati, la ditta Casoria Ambiente deve investire solo ed esclusivamente in campi attinenti alla raccolta rifiuti, come se la stessa azienda non avesse bisogno di spazi pubblicitari, come nel caso dei contributi elargiti a Il Domenicale, oppure come se non avesse l’esigenza di far pranzare o cenare i propri dirigenti o consulenti esterni.

Opinioni a parte c’è da sottolineare che fino a qui nulla da dire, encomiabile il lavoro certosino svolto dalla consigliera Elena Vignati, anche se il lavoro di fare le pulci alle determinazioni è quello dei più curiosi degli attivisti, ma diamo merito comunque alla neopolitica Elena che lo startup intrapreso per una buona vigilanza attiva è quello giusto. Ma quello che ancora non riusciamo a capire è dove e in quale occasione si sarebbero configurate le minacce, anche perché abbiamo provato a contattare la portavoce Vignati, purtroppo con scarsi esiti: animati dal desiderio di fare chiarezza sull’accaduto e comprendere la natura delle presunte minacce subite dalla consigliera casoriana, non riusciamo a capire neanche perché un sedicente politico o personaggio coinvolto debba arrivare a ricorrere a delle minacce solo per il fatto che un cittadino casoriano è andato su Internet e ha criticato spese di poche centinaia di euro rispetto ai bilanci milionari che la ditta Casoria Ambiente fattura ogni anno. A meno che questi politici che denuncia la Vignati non siano ladri di polli che si accontentano di sgraffignare una cenetta alla cittadella, non crediamo che la consigliera abbia denunciato tutto questo malaffare, anche perché se di grosse cifre si trattassero, i “mariuoli” se ne riguarderebbero bene dal pubblicarle online e il lavoro di indagine della consigliera si sarebbe rivelato molto più ostico rispetto a quello di aprire un semplice sito internet. A tal proposito, infatti il primo cittadino casoriano Pasquale Fuccio, invita tutti gli organi istituzionali, compresa la Vignati a non abbassare il livello del dibattito pubblico con una vera e prorpria caccia alle streghe ma ad elvarsi a quelle che dovrebbero essere le vere competenze di un consigliere comunale.

La cosa che fa sollevare ulteriori dubbi è il fatto che tutto il mondo pentastellato sul web si è mostrato solidale alla consigliera del M5S, in alcuni casi la stessa consigliera ringrazia pure, ma di denunce fatte alle forze dell’ordine per minacce ricevute non ne fa menzione, eppure per la trasparenza e il rispetto della legge, principi cardini del Movimento, la prima cosa che il buon senso detta è proprio quello di allertare le forze dell’ordine e subito dopo informare, come minimo, il proprio elettorato.

Fedeli al principio che una informazione libera debba essere imparziale ed equilibrata, ribadiamo la nostra piena disponibilità nei confronti della consigliera, (cosí come nei confronti degli altri attori di questa vicenda) affinché possano perorare le proprie ragioni e fornire la propria versione di quanto accaduto.

 

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