Alle chiacchiere da marciapiede bisogna dar conto, se non altro per restituire a quei personaggi, che a definire mafiosi gli si fa una cortesia, il senso dei loro vaniloqui.

Queste chiacchiere, alimentate da chi vuole che a Caivano si resti “obbligati” a risarcire ora l’uno adesso l’altro per i “piaceri ricevuti” , dicono che due pentastellati, quelli che solitamente sbraitavano da un gazebo allestito la domenica nei pressi del Bar Romano, siano passati dalla parte del sistema, o meglio, se proprio vogliamo dare un nome e un cognome alle persone, dalla parte di Simone Monopoli, attuale Sindaco e estimatore di una certa pratica estremista – sempre a detta del marciapiede – per cui non cede alle richieste di alcuni consiglieri eletti nella massa informe rappresentata dalla coalizione che lo appoggiava prima, durante e dopo la campagna elettorale.

Premetto che il sottoscritto, e qua faccio un’anticipazione, ha stretto una sola volta la mano al Sindaco, in occasione di un evento a cui partecipò in veste di redattore del Minformo.

Non ci ho mai avuto niente a che fare, lo conosco di fama perché molti dicono che sia un bravo medico, un buon cristiano e alquanto onesto sia nei rapporti umani che in quelli economici.

Dopo questa premessa mi ripropongo di conoscerlo meglio e decidere, sulla base di un’esperienza personale e reale, se le suddette considerazioni sulla sua persona siano vere o meno.

I due venduti, erano quelli che, con un lavoro meticoloso compiuto sulle determine dirigenziali, avevano scoperto il giro di affari di alcune ditte “amiche” e avevano esposto i compensi mensili elargiti a queste addirittura affiggendo dei cartelloni nei pressi di quel gazebo costato lacrime ad alcuni attivisti che si dovettero separare dai venti euro della loro parte.

I due venduti a cui poi la l’ANAC, insediata presso il comune, ha dato ragione sull’interrogazione parlamentare che hanno preteso per i lavori effettuati nel centro storico di Caivano, quando puntarono il dito contro un dirigente e l’allora direttore dei lavori che in seguito rassegnò le dimissioni per motivi che ancora restano misteriosi.

Ma veniamo alla storia del Sindaco e ai due venduti “aggratisse”, giusto per chiarire.

Simone Monopoli viene eletto in una coalizione dove sono presenti alcuni nomi che ai due non vanno giù, per cui si danno da fare per screditare il sodalizio anche in virtù del fatto che uno dei venduti è candidato nel Movimento 5 stelle, ma soprattutto perché conoscono benissimo la storia di quei personaggi e sanno che, una volta eletti, pretenderanno la loro parte, in termini economici e di potere, continuando l’opera di distruzione della cittadina già iniziata, in tempi ormai atavici, da altre amministrazioni e dagli stessi big che hanno da sempre dettato l’agenda politica ed economica del comune a nord di Napoli.

Per farla breve Monopoli, inizialmente, sembra dar ragione ai due. Giunta composta dai soliti politici incompetenti, come da lui stesso definiti in seguito, e solite tiritere e ammiccamenti con i tecnici e i dirigenti comunali.

Il #tuttaunaltrastoria, lanciato durante la campagna elettorale, sembrava perdersi nel più consistente #semprelastessastoria.

La proclamazione del dissesto dell’Ente sembrava aver dato un colpo di grazia al primo cittadino, reo, a prima vista, di aver costretto i suoi cittadini a navigare in un mare di debiti da pagare di loro tasca e ad avere i servizi utili ridotti all’osso.

Niente di più vero.

Poi, però, accade quello che nessuno, nella più utopica previsione, nemmeno in quella malata di onestà dei due venduti, avrebbe mai potuto immaginare.

Monopoli, di fatto, con la dichiarazione del dissesto, toglie – prima di tutto – i soldi dalle mani di quei tizi citati in premessa ponendoli in una condizione di smarrimento totale e che a quel punto potevano indirizzare le loro risorse intellettive verso quei servizi inalienabili dall’Ente, la spazzatura e i servizi sociali indispensabili.

Cosa fa allora il Monopoli che, evidentemente, aveva pesato bene i componenti della sua maggioranza?

Mette in piedi una giunta tecnica, sposta alcuni dirigenti – di più non poteva altrimenti li avrebbe licenziati – e da l’avvio alla fase del bilancio stabilmente riequilibrato e lo fa affidandosi a dei tecnici e non a quattro sprovveduti che avrebbero definitivamente affossato economicamente il paese.

Il Sindaco, dunque, si dicono i due, combatte contro i poteri forti, quello che chiedevano quando sbraitavano dal gazebo domenicale e ad ascoltarli c’era nessuno, nemmeno chi avrebbe dovuto pensarla come loro, quei meetuppari del caffè e del selfie, pronti a gridare al lupo per poi scappare prima degli altri.

In breve, questa bella favola che vi ho raccontato si conclude con la frase di Casaleggio e Grillo: “Da qualsiasi parte viene il bene della comunità, noi lo appoggiamo”, parole mai recepite dagli attivisti gazebari e che, come detto dalla Muscarà in una risposta a un mio commento su Facebook, porta alla mia sopravvalutazione di essere un pentastellato, perché lei è un’eletta, l’elevata, la parte migliore di una società scevra da ogni corruzione, salvo poi legittimare il direttore dei lavori nel centro storico di Caivano, suo amico, promuovendo un incontro, tra lui e i venduti, al palazzo della Regione.

Dimenticavo di lasciarvi i nomi dei due venduti.

Uno, l’avrete capito, sono io, l’altro è un certo Mario Abenante, giornalista senza tesserino che da tanto fastidio ai “poteri deboli” e agli articolisti iscritti all’albo.

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