Oggi in un mio post su Facebook ho scritto “A Crispano si parla di politica del rancore, Caivano è ancora peggio, c’è la politica del massacro. Non mi piace e non fa bene ai cittadini”.

Il succo della politica sui nostri territori è questo, spremi e spremi ti rimane un concentrato di azioni che non hanno alcun fine se non quello di “sparare” sull’avversario ricorrendo a qualsiasi mezzo, che sia quello del fango lanciato da fake -personaggi creati ad arte allo scopo-, o quello dell’attacco alla persona, cosa ancora più grave se si ritiene che ogni politico dovrebbe lavorare esclusivamente per il bene della comunità.

Borsellino aveva descritto bene un fenomeno che è comune a tutti i paesi democraticamente governati in una sola frase: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.

Non sto qui a elencare i precedenti, specialmente negli ultimi anni l’elemento che salta agli occhi di tutti non può che dare ragione al Magistrato antimafia, gli arresti dei politici sono aumentati in modo esponenziale tanto che forze populiste come quella del Movimento Cinque Stelle, ad esempio, al grido di “onestà”, hanno conquistato percentuali notevoli di elettori italiani.

L’elemento di rottura con il vecchio sistema, dunque, sembra essere proprio il rispolvero delle vecchie battaglie che riguardarono un altro famoso Magistrato, un certo Di Pietro,  persosi poi nelle maglie della stessa politica che aveva combattuto, con quella che fu definita la più devastante inchiesta sulla corruzione politica nel Bel Paese “Mani pulite“. Tanto devastante da far capitolare i maggiori partiti politici che tanto erano radicati sul territorio e nella testa della gente, fino a renderne vano ogni tentativo di ricostruzione. Democrazia Cristiana, Partito Socialista, senza lasciare scampo nemmeno al PCI-PDS per delle tangenti versate dal gruppo Ferruzzi a Primo Greganti, il cosiddetto «compagno G.

Senza entrare troppo nei dettagli, la situazione a Caivano non è molto diversa e, almeno stando a quello che scrive l’ex Sindaco Monopoli nella sua pagina istituzionale di Facebook: “Ho combattuto contro un sistema deviato. Un sistema marcio. E ne vado fiero. Ho denunciato questo cancro in tutte le salse: Prefettura, Procura, Corte dei Conti, Anac”.

Non c’è nulla da interpretare in questa affermazione, nessun dubbio sull’intento del medico Caivanese di spiegare ai cittadini quale sia stata l’intenzione della sua azione politica in quel consiglio comunale dove sedevano anche quattro “bruti” figli di un Cesare che lo hanno pugnalato alle spalle, non dalla sua maggioranza -che già questo rientrerebbe nella normalità dell’azione politica-, ma da elementi del suo stesso partito, gente che aveva combattuto fianco a fianco per la conquista dello scranno consiliare.

E continua: “Personalmente ho denunciato tutto e spero ancora, seppur da cittadino, che le istituzioni intervengano. Perché in questo contesto e con il carrozzone che si profila, con quei metodi e con quei valori, persino le elezioni sarebbero inutili. L’ennesima presa in giro per la comunità: una restaurazione che veda insieme destra e sinistra contro chi ha denunciato il sistema”.

Non so se il piano di chi oggi si sta organizzando per la prossima tornata elettorale sia quello di coalizzare forze malate per restaurare quel “sistema deviato” di cui parla l’ex Sindaco, ma so per certo che, almeno stando alle voci di corridoio, alcuni elementi “indesiderati” stanno cercando elementi esterni alla politica che, almeno ai miei occhi, non potranno altro che favorire loro stessi nel caso fossero scelti dai cittadini.

Da cittadino e da uomo delle istituzioni continuo comunque ad avere fiducia nello Stato e negli organismi che lo compongono. Sarà pure un mio pensiero, ma se anche i motivi alla base della sfiducia passano inosservati; se sono saltate persino le ideologie dove destra e sinistra si incontrano su un terreno “extrapolitico” dialogando su convergenze di valori che noi abbiamo combattuto; se accade tutto questo e non ci saranno interventi “seri”, significa che difficilmente Caivano potrà migliorare. E chi come me la pensa diversamente, può solo scegliere di restare fuori dalla mischia”.

Da ex pentastellato -e anche se ancora lo fossi- non potrei fare altro che dare ragione a Monopoli, un Sindaco che, con tutti i limiti che gli si possono ascrivere, incompetenza, sprovvedutezza, ingenuità etc, ha saputo restare aggrappato al filo della legalità, non si è piegato alle logiche malsane della prebenda politica né tantomeno a quelle delle connivenze con imprenditori e affaristi in genere.

Sarà dura far comprendere ai cittadini la reale portata dell’azione messa in campo nei due anni della sua gestione e sarà doloroso se nel segreto dell’urna gli elettori sceglieranno ancora una volta personaggi legati alle vecchie logiche clientelari, ma sarà stato comunque un atto cui tutte le forze politiche caivanesi dovranno dare conto.

I cittadini hanno iniziato ad aprire gli occhi, le bende delle false promesse sono ormai un velo trasparente tra le cui maglie è possibile iniziare a vedere la realtà, quel sistema malato che contagia ogni aspetto della vita del paese, senza nessuna esclusione. I cittadini devono comprendere che oggi stanno pagando a caro prezzo le poche, pochissime, promesse mantenute esclusivamente a livello personale.

C’è da augurarsi, in definitiva, che questo commissariamento voluto dalla politica si trasformi in una commissione di accesso voluta dalla giustizia per fare, finalmente, chiarezza sulle denunce di cui più volte ha parlato questo Sindaco.

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