Siamo certi che l’avvento di ben ottanta rifugiati richiedenti asilo internazionale e non semplici clandestini -precisiamo giusto per dare l’idea di ciò che andiamo a parlare- creerà comunque una serie di polemiche che a tratti sfioreranno razzismo, come sempre avviene in situazioni del genere.

Occorre dunque l’obbligo di chiarire la questione anche alla luce delle dichiarazioni di Cristina Acri, consigliera afragolese e gestrice di altri centri di accoglienza come quello che si sta creando a Caivano.

Dal canto mio, sono certo che i Caivanesi sapranno accogliere al meglio le istanze di questa parte di umanità e prodigarsi per la loro integrazione e scongiurare ogni pericolo che ne possa derivare da un loro contatto con la malavita locale.

A precisare i termini della questione è proprio Cristina Acri, consigliera afragolese e moglie del titolare di “Terra Nostra Srl”, la quale avendo letto il nostro articolo precedente, si è resa disponibile a chiarire le circostanze.

I Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) sono immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti.  Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza. Tali strutture sono individuate dalle prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture seconda accoglienza.

Si tratta di progetti che generalmente durano un anno”, ci spiega Cristina Acri, “ma in genere ci sono le proroghe che lo estendono per un altro anno”.

In pratica è un percorso che dura minimo due anni, durante i quali si cerca di dare la migliore accoglienza possibile con la quota messa a disposizione per ogni migrante.

Ogni mese ci sono i controlli della Prefettura”, continua la consigliera, “per verificare gli standard qualitativi e il rispetto di un tenore di vita consono alle aspettative di un essere umano”.

Ad Afragola, ad esempio, abbiamo attivato anche corsi scolastici serali che si tengono alla Rocco, grazie al Prof. Antonio Esposito. Al termine otterranno un certificato di frequenza”.

La precisazione che abbiamo fatto in testa all’articolo viene poi rimarcata dalla stessa Acri: “Quelli che verranno a Caivano sono richiedenti protezione internazionale. Siamo in costante contatto con il Commissariato e la Prefettura. Le persone vengono foto-segnalate perché attraverso un circuito internazionale si riesce a comprendere se siano dei criminali”.

Ogni migrante viene sottoposto a screening sanitario presso l’AsL di appartenenza.

Ogni rassicurazione possibile dunque per mettere a tacere ogni voce contraria e nella speranza che questo provvedimento, che ricordiamo ancora una volta, viene dalla Prefettura e di cui né il Comune di Caivano, tanto meno altre singole persone, hanno responsabilità in merito, sia vissuto con la più grande serenità dai cittadini.

Con la speranza che Minformo possa portare le sue telecamere all’interno del centro di accoglienza per documentare ai cittadini Caivanesi la bontà del progetto che si sta in questi giorni avviando.

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