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Cronaca

The Voice Usa: Chistina Grimmie uccisa a colpi di pistola durante un live

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The Voice - Season 6

Christina Grimmie: la cantante è morta a soli 22 anni dopo essere stata ferita gravemente da un uomo che le ha sparato alcuni colpi di pistola dopo una sua performance live. Aveva solo 22 anni.

Christina Grimmie, nome conosciuto in America. La 22enne è diventata famosa inizialmente grazie ai suoi video su YouTube e, poi, si è classificata terza nella terza edizione di The Voice Usa, nel team di Adam Levine. Dopo la partecipazione al talent show, Christina ha iniziato ad esibirsi nella band punk-pop Before You Exit. E con loro, ieri sera, aveva cantato al Plaza Live Theater, ad Orlando.

La tragedia è avvenuta al termine del live, quindi dopo il Meet & Greet con i fan. Stavano firmando autografi e parlando con i fan, quando un uomo si è avvicinato a lei e le ha sparato contro più volte. Dalle prime indiscrezioni, non si sa ancora se fosse un fan impazzito o qualcuno che conosceva Christina, ma era lei quella presa di mira. Secondo le testimonianza dei presenti, l’uomo camminava davanti a loro in fila per incontrarla e le ha sparato diverse volte, prima che il fratello riuscisse ad intervenire, affrontandolo. A quel punto, si è puntato la pistola contro e si è suicidato.

Christina è stata ricoverata in ospedale, in condizioni critiche. Fondamentale, per evitare il peggio, è stato l’intervento del fratello della ragazza.

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Cronaca

Papà morto in difesa della figlia per un parcheggio: identificati i 5 aggressori

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I carabinieri hanno identificato cinque persone che avrebbero preso parte all’omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso con una coltellata davanti alla figlia nel piazzale di un parcheggio di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, la sera del 19 aprile.

La ragazza, sentita due volte dagli inquirenti, ha descritto quello che sembra un vero e proprio agguato: il gruppo sarebbe arrivato dopo una prima discussione, nata per un parcheggio, e avrebbe accoltellato il padre al petto.

La Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha stretto il cerchio intorno ai sospettati e in queste ore sta ricostruendo le responsabilità individuali.

Maria Adriana, la figlia di Cerrato, ha ricostruito quei minuti di follia che hanno portato alla morte del padre. La donna ha raccontato a Fanpage.it che tutto era nato da un parcheggio: aveva lasciato la sua automobile in un tratto di strada pubblica abitualmente utilizzato da un’altra famiglia, spostando la sedia che solitamente veniva utilizzata per “riservarsi” il posto auto. Si era ritrovata con uno pneumatico squarciato e c’era stata una prima discussione. Poco dopo, mentre stava cambiando la ruota col padre, nel piazzale del garage pochi metri più avanti, i due sarebbero stati raggiunti da cinque persone, tra cui quelle con cui avevano litigato in precedenza, e ci sarebbe stata l’aggressione mortale.

La ragazza ha accompagnato il padre all’ospedale di Castellammare di Stabia, ma l’uomo è deceduto prima di arrivare al Pronto Soccorso.

Da Google si nota che quel parcheggio era “riservato” con il sistema delle sedie da almeno 12 anni: la prima fotografia che le mostra risale al 2008, ma ci sono in tutte le fotografie contenute nella cronologia, fino all’ultima, scattata nel 2020. Cerrato, completamente estraneo a qualsiasi dinamica di malavita, lavorava come custode nel Parco Archeologico di Pompei.

Maurizio e Maria Adriana sono due vittime, vittime dell’indifferenza, di tutti coloro che dinanzi alle innumerevoli ingiustizie si gira dall’altro lato, sono vittime di una società fatta di omertà e paura, di indifferenza e silenzi.

Maurizio Cerrato verrà commemorato questa sera, mercoledì 21 aprile, durante una manifestazione della sezione locale dell’associazione antimafia Libera Luigi Staiano e Raffaele Pastore“, che si terrà in diretta Facebook.

L’evento era già in programma perché oggi ricade il 39esimo anniversario della morte di Luigi Cafiero, ventenne ucciso dalla camorra il 21 aprile 1982 davanti alla fidanzata per un errore di persona.

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Cronaca

Il fratello di Totò Riina esce dal carcere e va ai domiciliari: è malato

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Gaetano Riina, fratello minore del boss Totò Riina, esce dal carcere e va ai domiciliari a causa della sua malattia.

A decidere di scarcerare Riina il tribunale di sorveglianza di Torino, che ha disposto la detenzione domiciliare su istanza dei suoi avvocati. Il fratello del boss di Cosa Nostra ha 88 anni e da tempo ha gravi problemi di salute.

Nel settembre scorso l’ultima richiesta di farlo uscire dal carcere (negli anni più volte i suoi avvocati hanno chiesto la scarcerazione) gli era stata negata.

Fino ad oggi Gaetano Riina, conosciuto come “Zù Tano”, stava scontando la sua condanna nel carcere torinese delle Vallette in regime di alta sorveglianza, con un fine pena fissato nel 2023. In carcere si è anche ammalato di Covid.

Ora che la richiesta dei suoi legali (in questo procedimento è stato assistito da Vincenzo Coluccio e della collega del foro di Roma Maria Teresa Brucale, dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”) è stata accolta Gaetano Riina verrà portato in una località della Sicilia per la detenzione domiciliare.

All’udienza che si è svolta ieri gli avvocati avevano puntato proprio sulle sue precarie condizioni di salute.

La pena che il fratello del boss di Cosa Nostra sta scontando gli è stata inflitta dalla Corte d’appello di Napoli per avere partecipato a un’associazione di stampo mafioso.

Arrestato nel 2011, ai carabinieri risultava che Gaetano Riina stesse lavorando alla riorganizzazione di Cosa Nostra a Corleone. Anni dopo si è aggiunta l’accusa di avere stretto un accordo con il clan camorristico dei Casalesi per un traffico illecito di prodotti ortofrutticoli.

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Cronaca

Torre Annunziata. Pistola nascosta in una culla: 40enne in manette

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I carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, supportati dai militari del Nucleo Cinofili di Sarno, hanno svolto un servizio ad “alto impatto” disposto dal comando provinciale di Napoli nel comune di Torre Annunziata e nei comuni limitrofi.

I militari hanno incrementato la pressione sul territorio, effettuando una serie di perquisizioni nell’area e numerosi posti di controllo.

A Pompei e poi nel territorio di Scafati, all’esito di una serie di verifiche e perquisizioni, un 40enne è stato arrestato per detenzione abusiva di armi e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

L’uomo è stato trovato in possesso di una pistola semiautomatica Beretta, con matricola abrasa, e relativo caricatore contenente 7 proiettili cal. 380. L’arma era stata nascosta in una culla per bambini sul balcone della propria abitazione. All’interno di un vaso decorativo posizionato lungo le scale dell’immobile, sono stati inoltre rinvenuti 3,2 grammi di “crack”, divisi in dosi, ed un bilancino di precisione.

A Boscotrecase, un 78enne è stato arrestato per detenzione abusiva di armi. L’uomo, all’esito di perquisizione domiciliare, è stato trovato in possesso di una pistola semiautomatica Beretta con matricola abrasa e relativo caricatore, contenente 10 proiettili cal. 7,65. L’arma, in questo caso, era stata occultata sul retro di una stufa a legna.

Fondamentale, per il raggiungimento del risultato, il supporto delle unità cinofile “Tex” e “Drago”, i pastori tedeschi addestrati per la ricerca di armi e stupefacenti, che hanno seguito le tracce del materiale illecito e guidato i militari fino al loro ritrovamento.

In tutta l’area sono state eseguite 5 perquisizioni domiciliari e 8 personali: 96 le persone identificate e 71 i veicoli controllati.

Nel corso dell’intero servizio sono state elevate 16 contravvenzioni al codice della strada, mentre 3 veicoli sono stati sequestrati.

Sempre elevata l’attenzione verso la verifica sul rispetto delle norme anti-contagio: 8 persone sono state sanzionate per l’inosservanza al divieto di spostamenti tra comuni diversi ovvero per l’assenza di previsti dispositivi di protezione individuale.

I controlli sull’area proseguiranno senza sosta anche nei prossimi giorni.

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