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Don Maurizio Patriciello e il terrorismo delle chiacchiere

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Se il signor Smith, dal film Matrix, potesse esprimersi sulla questione, direbbe sicuramente: <<“Terra dei fuochi” è solo una parola. L’importante è l’interazione che la parola comporta.>>.
Ci abbiamo provato in tanti modi a chiacchierare dell’hinterland napoletano: all’inizio forse eravamo solo zingari, emarginati ed esclusi, provincialotti e camorristi; poi siamo saliti di grado, siamo diventati “i triangoli della morte“; abbiamo vinto il premio “terra dei fuochi” qualche anno fa e adesso siamo ancora più virtuali, ci possiamo anche vantare di assomigliare a “Gomorra“.
Una no-fiction novel che si riempie di particolari e storie piene d’intensità, che racconta di una cupola di vetro in cui sono racchiuse tutte le persone accalappiate dall’incantesimo del medium: in un angolo le mamme disperate piangono tenendosi la testa tra le mani, alcune mostrano la fotografia dei loro piccoli scomparsi; dall’altro lato i ragazzi del parco verde prestano la loro immagine per il nuovo spot dell’8×1000.
Al centro un grande tavolo imbandito, lussuoso. Al posto del cibo, nei piatti, ci sono tagli da venti, cinquanta e cento euro; al posto del vino e dell’acqua si beve ipocrisia condensata, al sapore di sapone per avere la sensazione di essersene lavati la bocca. Seduti al tavolo ci sono proprio tutti: molti imprenditori, di quelli della miglior specie, timorosi di fronte a niente, disposti a vendersi madre e figli per uno spinello di potere; in ultimo (non per importanza) i rappresentati della menzogna clericale che, poverini, fanno il sacrificio di attendere ogni giorno un nuovo gingillo da portare al collo con fede e sudore.

Ma ecco che, con un dolly lento e drammatico, ci avviciniamo a Barbara D’Urso che intervista un sacerdote circondato da adepti che gli baciano le mani e lo dicono santo e capace di miracoli.  Chi è questo sacerdote? Da cosa lo riconosciamo?
Un sacerdote lo si potrebbe riconoscere dall’abito, dal crocifisso oppure da ciò che predica e mette in pratica.  Ebbene, non è il caso di questo sacerdote, che invece si può riconoscere da qualcosa di veramente assurdo: un quadrato fisso intorno alla faccia.
Si, giurerei di averlo visto solo e unicamente con un quadrato attorno alla faccia. E’ la cornice della televisione, la cornice del video pubblicato sul web, la cornice della fotografia in posa per la pubblicità, la cornice della fama e della popolarità a discapito di qualsiasi valore e messaggio.
Qualcuno dice di averlo guardato da vicino, di aver avuto la possibilità di parlare con lui.
Il pass per accedere alla visione di Don Maurizio? Essere d’accordo con lui. Non c’è altro modo per arrivare ad averci a che fare.

La cupola hanno cercato e cercano di sfondarla in molti: hanno cercato di entrare e scandagliare, di gridare a gran voce che i caivanesi non vogliono essere visti a “Striscia la notizia” ne a “Le iene” ne a “Pomeriggio Cinque”.
Anzi molti caivanesi non vorrebbero neanche parlarne di queste cose, non vorrebbero minimamente somigliarvi.
Molti caivanesi, come molti abitanti dell’hinterland napoletano, come molti casertani, come tutti i campani, come molti italiani, come molti esseri umani, sono stanchi.
Sottinteso che dire “molto”, insieme a “bene”, non è mai una questione di numeri.
Stanchi di essere solo personaggi virtuali, di ricevere contentini mediatici, stanchi di stare al centro dell’attenzione mentre agonizzano, stanchi dei fenomeni da baraccone -che in realtà non hanno mai colpa, fino a quando il denaro, l’immagine e il potere diventano più forti dell’Amore e della prossimità, più forti della realtà, di quello che accade davvero.
Stanchi che a Napoli (al centro, a pochi chilometri di distanza dall’hinterland) la maggior parte delle persone affermino di conoscere la terra dei fuochi senza tuttavia neanche minimamente immaginarsi la realtà dei fatti, senza mai aver toccato con mano quello che veramente accade; immobilizzati nella trappola dell’azione mediatica.
Perchè quello che accade, quello che stiamo pubblicizzando, quello di cui tanto chiacchieriamo, non sono i nostri problemi e la relativa soluzione, non è la morte a cui stiamo andando incontro: noi pubblicizziamo il simulacro della nostra realtà, la finzione, una mezza verità, i voli pindarici della nostra mente.
Pettegoli incontentabili, ce la prendiamo sempre con qualcuno, estrapoliamo tra i media l’immagine del nostro nemico e del nostro migliore amico, poi ce la stampiamo dritta nel cervello in HD. Mai, però, ci guardiamo allo specchio.
Mai guardiamo alla realtà dei fatti, mai scendiamo per strada; mai tiriamo fuori per le orecchie i potenti dai loro palazzi d’oro; mai ci inginocchiamo ad aiutare i bisognosi; ci umiliamo a favore del bene altrui e della comunità; presi come siamo a gestire la community.  Anzi amiamo scendere a compromessi: con la prossima trasmissione televisiva; con i prossimi cento like su facebook; con il politico di turno a cui diamo del “tu” sopraffatti da un buonismo irritante, disumanizzante. Il politically correct.

E’ “il terrorismo delle chiacchiere” di cui parla Papa Francesco.
Sappiamo fare rumor, abbiamo saputo sempre farlo -e continueremo ad avere come unica interazione il litigio e la divisione, l’esaltazione del nostro ego, l’immagine sbagliata di quello che siamo.
Solo una parola. La terra dei fuochi.

 

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Ambiente

Terremoti. Le cause della microsismicità dei Campi Flegrei

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Le variazioni nei parametri sismici e geochimici dell’area della Solfatara e di Pisciarelli ai Campi Flegrei (Pozzuoli – Napoli) sarebbero causate dalla pressione cui è sottoposta a struttura presente nel sottosuolo della Solfatara.

Questi i risultati dello studio multidisciplinare condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGVHydrothermal pressure-temperature control on CO2 emissions and seismicity at Campi Flegrei (Italy) appena pubblicato sul ‘Journal of Volcanology and Geothermal Research’.

«Negli ultimi anni nei Campi Flegrei, in particolare nella zona della Solfatara e di Pisciarelli, è stata osservata una più frequente attività sismica e un aumento delle stime di temperatura e pressione basate sulla composizione dei gas emessi dalle fumarole campionate. La variazione di questi parametri ci ha indotto ad analizzare insieme tutti i dati disponibili dell’area, per dare una interpretazione complessiva del fenomeno» ha affermato Giovanni Chiodini, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio.

Continuando «Analizzando i dati abbiamo osservato che parametri completamente indipendenti, come quelli geochimici e sismici, sono nel tempo variati insieme. Fra i parametri analizzati c’è il flusso diffuso di anidride carbonica (CO2) dai suoli dell’area. Dall’elaborazione risulta un aumento della quantità di CO2 emessa che dalle circa 1500 tonnellate al giorno nel periodo ante 2017 è passata alle circa 3500 tonnellate al giorno nel periodo successivo. Questa variazione di emissione di anidride carbonica è contemporanea all’aumento della sismicità».

Inoltre, la maggior parte degli ipocentri dei piccoli terremoti sono avvenuti nella parte superficiale di una struttura verticale che è stata individuata tramite tecniche di magnetotellurica.

Tale struttura è stata interpretata come un plume di gas: lo stesso che alimenta il flusso di CO2 misurato nei suoli della Solfatara e che è stato oggetto dell’aumento della stima di pressione e temperatura.

Questa coincidenza, sia temporale che spaziale, ha suggerito ai ricercatori che le variazioni osservate sono causate dalla pressurizzazione della struttura presente nel sottosuolo della Solfatara. 

Chiodini ha poi spiegato «Le novità dello studio sono la raccolta di una enorme mole di dati multidisciplinari, la maggior parte già pubblici, e l’utilizzo di una tecnica statistica, la Principal Component Analysis, che ha consentito di comprendere gli elementi comuni delle differenti variabili analizzate. Lo studio ha evidenziato che le variazioni osservate trovano nell’aumento di pressione dei fluidi la loro comune causa».

Il ricercatore ha concluso «Il prossimo passo della ricerca potrebbe essere l’esecuzione di studi specifici per definire con maggiore accuratezza la geometria della struttura presente sotto la Solfatara dove il gas, accumulandosi, innesca sismicità e alimenta l’emissione in superficie. In altre parole, lo studio, al momento, si riferisce ad una sezione 2D mentre l’obiettivo sarebbe di avere un modello 3D, ovvero una vera tomografia dei primi chilometri del sottosuolo della Solfatara».

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Pasqua e Pasquetta col naso all’insù: il grande spettacolo delle stelle cadenti

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I sogni son desideri” cantava la canzone della famosa fiaba di Cenerentola, e sognare è più che lecito, forse quasi d’obbligo, nel periodo di incertezze e ambiguità che stiamo vivendo.

Ma allora, se anche il cielo è favorevole, perché non regalarsi, per Pasqua, una notte di desideri e sogni?

Il mese d’aprile sarà pieno di stelle a cominciare da Pasqua e Pasquetta. E se la zona rossa non ci permetterà molto, almeno l’Universo pensa a noi.

Tra il 3 e il 5 aprile, infatti, avremo il picco delle kappa Serpentidi, di solito una corrente minore, ma quest’anno visibile tutta la notte e senza il disturbo della luce lunare.

Come spiega l’Unione Astrofili Italiani, lo sciame delle Serpentidi è parte del sistema complesso delle Virginidi. Meteore talvolta brillanti, studiate fotograficamente e nel dominio radio, forse associate alla cometa 1914 IV.

Quest’anno il loro radiante, situato nella costellazione del Serpente, sarà osservabile praticamente per l’intera notte, culminando a oltre 60° d’altezza verso le ore 04.

Le notti tra il 3 e il 4 aprile e tra il 4 e il 5, di maggiore attività, quest’anno saranno favorevoli all’osservazione, data la quasi completa assenza del disturbo lunare.

Saranno dunque una Pasqua e una Pasquetta speciali, forse un po’ tristi per la zona rossa, ma senz’altro colme di romanticismo.

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Terremoto: altre 65 scosse nella notte

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Dopo il grosso spavento di ieri, quando una forte scossa di terremoto ha fatto tremare tutto il Centro-Sud, durante la notte si sono susseguite ben 65 scosse nel Mar Adriatico.

Prosegue la sequenza sismica nel Mar Adriatico iniziata con la scossa di magnitudo 5.2 (rivista al ribasso da 5.6) di ieri tra Italia e Croazia.

Dalla mezzanotte l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato oltre 10 terremoti, due dei quali di magnitudo 3.1, per un totale di circa 65 eventi sismici da ieri pomeriggio.

«Il terremoto localizzato alle ore 14:47 italiane di ieri in Mar Adriatico ha avuto una magnitudo momento Mw 5.2, magnitudo Richter Ml 5.6. Il momento tensore, calcolato utilizzando la tecnica del Time Domain Moment Tensor, indica una cinematica dell’evento coerente con una faglia di tipo compressivo con piani orientati circa NW-SE, compatibili con la cinematica della zona interessata dall’evento. Le accelerazioni di picco, dedotte dalle registrazioni delle stazioni accelerometriche, mostrano valori massimi percentuali dell’accelerazione di gravità pari a circa 0.5% g alla stazione di Monte Sant’Angelo che si trova nel Gargano, a circa 110 km dall’epicentro» ha rilevato l’Ingv, che ha poi spiegato che «le repliche localizzate dalla Sala di Sorveglianza Sismica dell’Ingv-Roma nell’area interessata dalla sequenza sismica sono più di 30, di magnitudo Ml compresa tra 2.1 e 4.1».

Il terremoto nel Mare Adriatico centrale è una causa del lento ma incessante spostamento verso SW della catena dinarica ad una velocità variabile tra i 2.0 e i 4.5 metri per millennio.

Questa catena montuosa costituisce un complesso orogenico che si estende dalla Slovenia sud-occidentale al Montenegro, correndo lungo la costa adriatica della Croazia ed estendendosi sia verso SW (ovvero verso l’Italia) per un centinaio di chilometri, sotto forma di una catena sommersa sotto il Mare Adriatico, sia per circa 200 km verso NE, in direzione del cosiddetto Bacino Pannonico (corrispondente all’attuale Ungheria).

La catena dinarica si presenta come un orogene simile e speculare alla catena appenninica settentrionale centrale e centro-meridionale, che a sua volta tende a migrare verso NE generando a sua volta terremoti, come quelli che hanno luogo in Emilia-Romagna e nelle Marche.

Il terremoto odierno, spiega l’Istituto, «è quindi testimonianza diretta della presenza di grandi faglie sismogenetiche, allineate sia lungo la costa dalmata, sia in pieno Adriatico».

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