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CAIVANO: Intervista al portavoce degli operatori ambulanti in protesta

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Caivano, vertenza Harmont & Blaine: si va verso gli ammortizzatori sociali

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Si apre uno spiraglio nella vertenza Harmont & Blaine che riguarda i 32 lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda. A ridosso della scadenza dei 45 giorni previsti nella prima fase della procedura, prende forma l’ipotesi di ricorrere agli ammortizzatori sociali, uno strumento che permetterebbe di gestire la fase di crisi evitando un impatto immediato sui livelli occupazionali.

Nelle ultime settimane la vicenda è stata seguita con grande attenzione, promuovendo il confronto tra le parti e sollecitando il coinvolgimento delle istituzioni, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete a tutela dei lavoratori, anche attraverso i tavoli istituiti presso il Ministero.

Fin dall’inizio è stato ritenuto fondamentale che su una vertenza così delicata si aprisse un percorso istituzionale capace di mettere al centro i lavoratori e le loro famiglie. L’ipotesi di ricorrere agli ammortizzatori sociali rappresenta un primo passo importante che consentirebbe di affrontare questa fase senza scaricare immediatamente sui dipendenti il peso della riorganizzazione aziendale.

La discussione, come previsto dalla procedura, si sposterà ora con ogni probabilità ai tavoli regionali, dove verranno valutate nel dettaglio le misure di sostegno da adottare.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Prefetto Michele Di Bari per l’attenzione e il contributo istituzionale offerto nel seguire la vicenda e nel favorire un clima di dialogo tra le parti, oltre che per il ruolo svolto nell’istituzione dei tavoli ministeriali, rivelatisi fondamentali in questa fase.

In momenti complessi come questo, il ruolo delle istituzioni è essenziale per accompagnare percorsi che sappiano tenere insieme la gestione delle difficoltà aziendali e la tutela del lavoro.

Il passaggio ai tavoli regionali rappresenterà ora una fase decisiva per consolidare gli strumenti di tutela e costruire soluzioni concrete in grado di garantire prospettive ai lavoratori coinvolti.

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CAIVANO e il portone della legalità

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CAIVANO – Prima di parlare di politica, clientele, elettori pesanti e portoni spalancati, conviene partire da una cosa noiosissima ma decisiva: la legge.

Per aprire un bar non basta avere il caffè buono e i tavolini carini. Serve anche rispettare i requisiti di sorvegliabilità dei locali, previsti dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e disciplinati dal decreto ministeriale del 17 dicembre 1992. Tradotto dal burocratese: i locali devono essere facilmente controllabili dalle forze dell’ordine. Devono avere accesso da strada o da luogo aperto al pubblico, essere visibili e non nascosti dietro corridoi, corti chiuse o passaggi riservati dove il controllo diventa una caccia al tesoro.

La ratio è elementare: un bar è un luogo aperto al pubblico, non una stanza segreta del Risiko. Le forze di polizia devono poter entrare, vedere e controllare senza dover chiedere permesso al portiere, al citofono o alla buona volontà del gestore. Ora veniamo a Caivano.

Perché il copione – almeno a leggere le carte e a seguire la cronaca amministrativa – sembra sempre lo stesso. Arriva il grande elettore. Quello con la famiglia storica, numerosa, con un discreto serbatoio di voti. Il grande elettore non chiede molto: solo un piccolo favore amministrativo, da riscuotere dopo le elezioni. Una specie di cashback politico.

Era già successo con la vicenda della rotonda sulla Strada Statale Sannitica, dove l’operazione urbanistica sembrava intrecciarsi con il progetto di un centro commerciale legato a uno dei principali sostenitori del sindaco Antonio Angelino, Pietro Magri. Lì però c’è stato un problema: il comandante della Polizia Locale, Espedito Giglio, che deve avere un difetto di fabbrica. Legge le carte.

E leggendo le carte ha prodotto quattro pareri sfavorevoli, sostenendo che quella rotatoria fosse pericolosa per la sicurezza stradale. Un dettaglio noioso, la sicurezza. Sempre a rovinare le belle idee. Adesso la scena si ripete, con scenografia diversa.

Il palco è Palazzo Capece, residenza storica della città e location preferita dal Sindaco Angelino e i suoi accoliti. L’imprenditrice proprietaria dell’immobile già ospita un B&B e affitta la sala convegni. Fin qui nulla di strano. Ma il progetto si arricchisce: aprire anche un bar nella corte interna del palazzo, con tavolini, sedie e atmosfera lounge. Un’idea romantica. Peccato per quel dettaglio giuridico chiamato sorvegliabilità.

La corte è privata. Il bar non è visibile dalla strada. E per renderlo “sorvegliabile” si propone una soluzione semplice: lasciare il portone aperto. È un po’ come dire che una stanza senza finestre diventa luminosa se qualcuno promette di accendere la luce.

Il comandante Giglio, con una certa ostinazione nel prendere sul serio le norme, ha espresso parere sfavorevole: la posizione del locale, dentro una corte privata e non visibile dalla strada, non garantirebbe i requisiti richiesti. Fine della storia? Macché.

Perché a Caivano succede qualcosa di curioso: gli uffici sembrano vivere in universi paralleli.
Da una parte la Polizia Locale che alza la mano e dice: attenzione, qui la legge dice questo.
Dall’altra un SUAP piuttosto disinvolto, che sembra considerare la SCIA una specie di passaporto automatico.

Non è la prima volta che accade. Molti ricordano infatti il caso recente della SCIA del Carnevale, approvata nonostante l’assenza iniziale di un’ambulanza, un elemento che normalmente rappresenta una delle misure minime di sicurezza per eventi pubblici.

Così si arriva al paradosso amministrativo: si autorizza un bar ignorando il parere negativo della Polizia Locale, un po’ come se in sala operatoria l’anestesista dicesse “fermi tutti” e qualcuno rispondesse “ma sì, continuiamo lo stesso”.

Nel frattempo, sempre dentro la corte di Palazzo Capece, si svolge anche una manifestazione dal titolo decisamente cinematografico: “La Grande Bellezza”. Evento organizzato da due attività commerciali molto vicine all’amministrazione e al quale, raccontano le cronache, ha partecipato anche buona parte della stessa amministrazione comunale.

Anche lì però arriva il solito dettaglio fastidioso: il comandante della Polizia Locale, che eleva verbali alla proprietà per lo stesso motivo di mancata sovergliabilità. Insomma, a Caivano sembra esserci un curioso corto circuito amministrativo. Da una parte chi interpreta le norme come suggerimenti elastici. Dall’altra chi continua a leggerle come se fossero leggi. E nel mezzo la politica che fa spallucce quando ad aver ragione è sempre chi osserva le regole.

Poi c’è il comandante Espedito Giglio, che finisce nel ruolo meno comodo della pubblica amministrazione italiana: quello che applica le regole. E in certe stagioni politiche, si sa, chi applica le regole diventa inevitabilmente l’uomo che rovina la festa. Il problema è che la legalità non è come il portone di una corte: non si può decidere di tenerla aperta o chiusa a seconda delle convenienze del momento.

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CAIVANO e il sindaco delle quattro stagioni

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CAIVANO – A Caivano il civismo è diventato una specie di parola magica. Una formula che promette di superare i partiti, di mettere al centro la città, di liberare la politica locale dalle vecchie appartenenze. Una promessa nobile, almeno sulla carta. Nella pratica, però, il civismo rischia spesso di trasformarsi in qualcosa di molto diverso: un comodo rifugio per chi vuole stare ovunque senza dichiarare di stare da qualche parte.

Il prossimo 15 Marzo, all’Hotel Il Roseto, e 18 marzo, a Palazzo Capece, si terrà un confronto pubblico sul referendum sulla riforma della giustizia. Un dibattito tra le ragioni del “Sì” e quelle del “No”. Un momento utile per informare i cittadini. Tra i saluti istituzionali è prevista anche la presenza del sindaco Antonio Angelino.

La domanda, però, non riguarda la sua presenza. Riguarda la sua posizione. Perché Caivano oggi è guidata da un sindaco civico. O almeno così viene raccontato. Eppure basta guardare la composizione della giunta per accorgersi che buona parte dell’esecutivo comunale proviene da un’area politica ben definita, quella che storicamente gravita attorno al Partito Democratico. Un dettaglio che rende il civismo più simile a una coperta larga sotto cui trovano posto equilibri e provenienze politiche piuttosto riconoscibili.

Ma la geografia politica dell’amministrazione sembra essere ancora più articolata. Negli ambienti della politica locale circolano da tempo indiscrezioni su possibili movimenti interni alla maggioranza. Tra i nomi che ricorrono con maggiore frequenza c’è quello dell’assessore Raffaele Marzano, figura di peso dell’attuale giunta e considerato da molti vicino a circuiti influenti della città. Secondo alcune ricostruzioni politiche che circolano negli ambienti locali, Marzano sarebbe in dialogo con esponenti provinciali di Fratelli d’Italia con l’obiettivo di rafforzare la presenza del partito della fiamma sul territorio di Caivano.

Sempre secondo queste voci, che al momento restano indiscrezioni e non trovano conferme ufficiali, tra le possibili mosse politiche ci sarebbe anche il tentativo di avvicinare al partito di Giorgia Meloni alcune figure particolarmente forti dal punto di vista elettorale. Tra queste viene citato spesso il nome di Tobia Angelino, noto in città per aver raccolto circa 1200 preferenze alle ultime elezioni.

Se queste dinamiche dovessero trovare riscontro nel tempo, il quadro sarebbe piuttosto singolare: un’amministrazione nata sotto il segno del civismo che finisce per essere attraversata da movimenti politici che guardano contemporaneamente a più direzioni.

Ed è qui che torna la figura del sindaco. Antonio Angelino è stato eletto come volto civico della città. Una scelta che gli ha consentito di raccogliere consenso trasversale. Una qualità che, fino ad oggi, sembra essere stata alimentata soprattutto da una strategia precisa: stare in silenzio.

Un metodo che ha accompagnato molti passaggi delicati della recente storia cittadina. Dagli arresti del 2023 che hanno segnato profondamente la vita amministrativa di Caivano, passando per l’arrivo dello Stato con misure straordinarie di controllo del territorio e per una fase di forte attenzione nazionale sulla città. In tutte queste circostanze la cifra politica del sindaco è apparsa la stessa: prudenza, equilibrio, silenzio. Il silenzio come metodo. Il silenzio come strategia. Il silenzio come forma di governo.

E così Caivano si ritrova con un sindaco che sembra adattarsi a tutte le stagioni politiche. Un sindaco capace di non scontentare nessuno. Un sindaco che riesce a muoversi tra sensibilità diverse senza mai dichiararne davvero una. Un talento amministrativo, se si guarda alla capacità di tenere insieme gli equilibri. Ma la politica non è soltanto equilibrio.

La politica è scelta. È direzione. È leadership. Un sindaco può essere un buon amministratore. Può essere un abile mediatore. Può persino essere un ottimo gestore dell’ordinario. Ma una città come Caivano – complessa, ferita, osservata dall’intero Paese – ha bisogno di qualcosa di più di un equilibrismo permanente. Ha bisogno di un leader. Perché amministrare un condominio significa mettere d’accordo i vicini di pianerottolo. Guidare una comunità significa invece indicare una strada. E una strada, prima o poi, bisogna avere il coraggio di sceglierla.

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