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Primo Piano

CANAPA IN MOSTRA – Le filiere del futuro

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In Italia è sempre più in crescita il settore della coltivazione di canapa (cannabis sativa).
Durante gli ultimi anni, sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina di canapa e gli ettari coltivati sono aumentati notevolmente.

Molte le regioni interessate, in particolare per le telecamere di Minformo presenti al “Canapa In Mostra” con il progetto Green Eye, Canapa Campania e Campanapa hanno condiviso con noi il loro lavoro e l’impegno messo per favorire la creazione di una filiera completa in vari settori di applicazione, come ad esempio il settore alimentare e nutraceutico in modo da ottenere un valore aggiunto per la porzione agricola ma anche nel settore industriale del tessile e dell’ edilizia per lo sfruttamento delle paglie che possono essere utilizzate per la produzione di pannelli isolanti termo/acustici, o per la realizzazione di mattoni e malte per la bioedilizia.

Si tratta di un ritorno a un tipo di coltivazione che fino agli anni ’40 era più che diffusa in Italia, se si considera che il nostro Paese era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, al primo posto, però, per ciò che riguardava la qualità.

Il declino si è avuto con l’imposizione sul mercato delle fibre sintetiche e con la campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha demonizzato l’utilizzo e la coltivazione di questa pianta.
Oggi, invece, le istituzioni sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo meno rigido, che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa italiana: la normativa italiana sulla canapa continua ad essere comunque lacunosa, almeno fino a quando non sarà approvato definitivamente il disegno di legge sulla canapa industriale, fermo al Senato dal novembre 2015.

Un notevole contributo va riconosciuto a Federcanapa, Federazione della canapa italiana, nata per dare voce e supporto tecnico-scientifico alle molteplici iniziative in atto in tutte le Regioni italiane con lo scopo di costituire una rappresentanza autorevole nei confronti del Governo, delle amministrazioni regionali e degli altri settori industriali.

Afragola

Viabilità di accesso alla Stazione AV Napoli–Afragola: via libera della Giunta regionale

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AFRAGOLA – La Giunta della Regione Campania ha approvato la Delibera n. 25 del 29 gennaio 2026 con cui viene espresso parere favorevole all’intesa Stato–Regione sulla localizzazione delle opere di viabilità di accesso alla Stazione Alta Velocità Napoli–Afragola.

Il provvedimento rappresenta un passaggio decisivo per il completamento del sistema infrastrutturale a servizio della Stazione Alta Velocità Napoli–Afragola, nodo strategico per la mobilità regionale e nazionale.

Un’infrastruttura strategica per la mobilità campana

L’intervento riguarda la realizzazione di uno snodo viario di collegamento tra l’Asse Mediano e la stazione AV, pensato per garantire un più efficiente interscambio dei flussi veicolari e migliorare l’accessibilità dell’infrastruttura ferroviaria. Le opere interessano il territorio del Comune di Afragola, nella Città Metropolitana di Napoli, e risultano in variante agli strumenti urbanistici comunali vigenti.

La Giunta ha preso atto delle risultanze della Conferenza di Servizi indetta da Rete Ferroviaria Italiana (RFI), soggetto attuatore dell’intervento, che ha curato la redazione del progetto definitivo e l’iter autorizzativo.

Iter autorizzativo e tutele ambientali

Il progetto ha già ottenuto giudizio positivo di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nonché il parere favorevole del Consiglio Comunale di Afragola. Con la delibera regionale viene quindi perfezionata l’intesa necessaria alla localizzazione dell’opera, con effetto di variante urbanistica e apposizione del vincolo preordinato all’esproprio.

Con la conclusione della Conferenza di Servizi, la procedura autorizzatoria potrà ritenersi completata a tutti gli effetti di legge, consentendo l’avvio delle fasi successive di realizzazione.

Un passo avanti per lo sviluppo del territorio

L’approvazione del provvedimento conferma la centralità della Stazione AV Napoli–Afragola come hub di intermobilità di livello territoriale, rafforzando il ruolo della Campania nei collegamenti ad alta velocità e creando le condizioni per un miglioramento complessivo della viabilità e dell’accessibilità dell’area.

Un’infrastruttura attesa da tempo che punta a rendere più efficiente, sicuro e sostenibile il sistema dei trasporti regionali.

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Caivano

CAIVANO, la politica dell’“è presto”: cronaca di una conferenza stampa inutile

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CAIVANO – C’è un modo infallibile per capire quando un’Amministrazione è in affanno: organizza conferenze stampa per dire che non è ancora pronta a rispondere. Ed è esattamente quello che è accaduto stamattina nel castello medievale di Caivano, nella Biblioteca comunale, trasformata per l’occasione in una scenografia di cartapesta dove l’unica cosa davvero solida era l’improvvisazione. La conferenza stampa di avvio del servizio di igiene urbana doveva chiarire. Ha invece certificato un fatto semplice: questa Amministrazione ha fretta di apparire, ma non il tempo – o la capacità – di spiegare.

A più riprese, l’Assessora all’Ambiente Raffaella Crispino ha ribadito di essere stata “investita da poco” dell’incarico, di conoscere solo una parte dei dossier, di non poter entrare nel merito di questioni più complesse. Dichiarazioni oneste, per carità. Ma allora sorge spontanea la domanda madre, quella che nessuno ha voluto fare dal palco ma che rimbalzava tra i cronisti come una pallina da flipper:

Perché fare questa presentazione oggi? Per comunicare che è troppo presto per parlare?
Per dirci che è troppo presto per fare domande? O per chiarire che le responsabilità si affronteranno in una data futura, che magari verrà comunicata con congruo anticipo, così nel frattempo cittadini e stampa possono accomodarsi, spegnere i microfoni e attendere? Perché se il messaggio è questo, basterebbe dirlo chiaramente: “Fino a nuovo avviso non chiedeteci conto di nulla”. Sarebbe almeno una posizione coerente.

Ma la conferenza stampa ha regalato il suo momento clou quando, alla domanda del sottoscritto sul Piano Industriale del Servizio di Igiene Urbana e sulle ricadute economiche per il Comune – temi già oggetto di denuncia giornalistica e di attenzione della magistratura – è accaduto l’inevitabile.

Prima ancora che l’Assessora Raffaella Crispino potesse rispondere, il Sindaco Angelino è intervenuto strappando visivamente il microfono, con la delicatezza istituzionale di un bodyguard in discoteca, dichiarando:“A questa domanda rispondo io, perché evidentemente alcune cose l’assessora non le ha seguite.” Traduzione simultanea: l’assessora è assessora, ma solo finché non si parla di cose serie.

E qui le domande si moltiplicano, come i sacchetti dell’indifferenziata nei giorni di sciopero: Perché far presenziare un’assessora sapendo che su temi centrali sarebbe risultata impreparata? Perché esporla al pubblico ludibrio? Perché delegittimare il suo ruolo davanti a stampa e cittadini? Se l’Assessora non ha avuto, in quell’istante, un sussulto di dignità istituzionale tale da rimettere il mandato, il motivo lo conosce solo lei. Ma l’immagine è rimasta impressa: un sindaco che accentra, un assessore che arretra, una giunta che sembra un’orchestra senza spartito.

Non meno surreale il passaggio sulle indagini aperte dalla Procura e dalla Prefettura, successive ai nostri editoriali sull’errore di calcolo del costo del personale (leggi qui) e sulla stabilizzazione di parenti di boss e pregiudicati durante il passaggio di cantiere (leggi qui). Il Sindaco, cogliendo l’occasione come un centravanti in area, tenta di delegittimare il lavoro d’inchiesta della nostra testata sostenendo che le indagini sarebbero partite a seguito di segnalazioni di un parlamentare.

Premesso che il Sindaco non potrebbe mai sapere l’origine di un’indagine della Magistratura. Poi però, nel tentativo di colpire due piccioni con una fava, inciampa nella cronologia. Accusa il parlamentare – Pasqualino Penza, oggi deputato M5S ndr. Il Sindaco non fa mai il nome ma il riferimento è lampante – di non essersi accorto di nulla quando era assessore all’Ambiente nella consiliatura Falco. Peccato che Penza ricoprisse quell’incarico nel 2020, mentre i fatti contestati riguardano una gara bandita dalla terna commissariale e denunciata da noi di Minformo nel luglio 2025.

Un corto circuito temporale che non è un dettaglio: è il segno di una narrazione costruita di fretta, con l’ansia di rispondere a tutto e a tutti, finendo per confondere epoche, ruoli e responsabilità.

Alla fine, l’impressione è netta: un Sindaco sempre più nervoso, sempre più solo, sovraccarico di potere e di microfoni, afflitto da una evidente ansia da prestazione.
E l’ansia, si sa, è cattiva consigliera: fa sbagliare i conti, le date, le parole. E quando si governa una comunità fragile come Caivano, gli errori non sono mai solo comunicativi.

Qui non siamo di fronte a una strategia politica. Siamo di fronte a una gestione approssimativa mascherata da urgenza, a una fretta che non produce soluzioni ma solo sceneggiate. E quando la politica corre senza sapere dove andare, il rischio non è fare brutta figura. Il rischio è farla pagare ai cittadini.

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Caivano

CAIVANO. La raccolta differenziata delle regole… che Azione ha buttato nell’indifferenziato

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CAIVANO – C’è un’arte sottile, difficilissima, che in politica pochi padroneggiano: fare le cose semplici senza violare la legge. A Caivano, invece, il partito Azione è riuscito nell’impresa opposta: prendere un volantino sulla raccolta differenziata — già di per sé attività neutra, tecnica, amministrativa — e trasformarlo in un piccolo manifesto di dilettantismo istituzionale stampato a colori.

C’è un dettaglio che rende il volantino commissionato e stampato da Azione Caivano sulla raccolta differenziata qualcosa di molto più serio di una svista grafica o di un eccesso di zelo comunicativo: quel dettaglio è il ruolo di chi avrebbe dovuto impedirlo. Perché quando su un materiale di informazione ambientale, che per sua natura rientra nella comunicazione istituzionale del Comune, compare il logo di un partito politico, non siamo davanti a un errore innocente, ma a una violazione precisa di regole altrettanto precise. E quando tutto questo avviene sotto lo sguardo — o nel silenzio — del Presidente del Consiglio comunale Luigi Esposito, la questione smette di essere politica e diventa istituzionale.

La Legge n. 150 del 2000 stabilisce che la comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve essere impersonale, neutra e finalizzata esclusivamente a informare i cittadini sui servizi e sulle attività dell’ente. Un volantino che spiega come differenziare i rifiuti rientra esattamente in questa categoria: è informazione tecnica, non messaggio politico. L’apposizione di un logo di partito infrange quel principio di impersonalità, perché attribuisce implicitamente a una forza politica il merito o la titolarità di un servizio pubblico. È una trasformazione indebita della comunicazione istituzionale in propaganda, anche se mascherata da buona pratica ambientale.

Questa violazione non è solo amministrativa, ma tocca un principio costituzionale fondamentale. L’articolo 97 della Costituzione impone alla pubblica amministrazione di agire con imparzialità e buon andamento. Un’informazione rivolta a tutti i cittadini non può essere marchiata politicamente, perché così facendo l’ente smette di rappresentare l’intera comunità e diventa lo strumento di una parte. Quando il confine tra Comune e partito si confonde, l’imparzialità non è più garantita e il buon andamento viene piegato a logiche di visibilità politica.

Anche il Testo Unico degli Enti Locali, il D.Lgs. 267 del 2000, è chiarissimo nel distinguere tra indirizzo politico e gestione amministrativa. La raccolta dei rifiuti e la relativa informazione ai cittadini appartengono alla sfera amministrativa, che deve restare separata dalla competizione politica. Inserire il simbolo di un partito in questo contesto significa violare quella separazione e trasmettere un messaggio implicito ma potentissimo: il servizio pubblico viene presentato come un’estensione dell’azione di partito, non come un dovere dell’ente.

In questo quadro, la figura di Luigi Esposito non è un dettaglio, ma il nodo centrale. Non perché sia un semplice consigliere di maggioranza, ma perché ricopre il ruolo di Presidente del Consiglio comunale, cioè il garante del rispetto delle regole istituzionali, della terzietà dell’aula e dell’equilibrio tra le parti. E perché, in più, è un avvocato. Una persona che, per formazione e professione, non può ignorare la differenza tra comunicazione istituzionale e propaganda politica, né può non conoscere i principi di imparzialità, neutralità e separazione dei ruoli che reggono l’ordinamento amministrativo.

Se il Presidente del Consiglio non ha visto la violazione, allora il problema è la competenza con cui esercita una funzione di garanzia. Se l’ha vista e l’ha tollerata, il problema è ancora più grave, perché riguarda l’imparzialità con cui svolge il suo ruolo. In entrambi i casi, la credibilità della carica ne esce compromessa. Perché chi presiede un Consiglio comunale non è un capofila politico, ma l’arbitro delle regole; e quando l’arbitro accetta che il campo venga inclinato a favore della propria squadra, il danno non è solo formale, ma democratico.

Il vero scandalo, allora, non è il logo stampato in fondo a un volantino, ma il silenzio istituzionale che lo ha reso possibile. Un silenzio che pesa più di qualsiasi simbolo grafico, perché segnala l’idea che le regole siano opzionali e che l’istituzione possa essere piegata alle esigenze di partito. Ed è qui che la violazione giuridica diventa una questione politica nel senso più alto e più grave del termine: quando chi dovrebbe garantire il rispetto delle norme dimostra, nei fatti, di non considerarle vincolanti. E adesso mi aspetto che mi quereli pure l’avvocato distratto.

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