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Città

MELITO: arrestato per detenzione e porto d’armi illegale

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Arrestato un cinquantasettenne incensurato per detenzione e porto illegale d’armi. L’uomo originario di Melito, è stato sorpreso e bloccato nel parcheggio della casa comunale dagli uomini dell’Arma dei Carabinieri; durante la perquisizione, sono stati rinvenuti all’interno della sua Renault, intestata a una società di noleggio, una pistola semiautomatica calibro 6,35 sfornita di matricola, con colpo in canna, in più, 28 cartucce dello stesso calibro. Dopo le procedure di rito, il cinquantasettenne è stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.

 

 

 

 

Caivano

Caivano, il 23 maggio “Giornata della Legalità” al Palazzo Capece con magistrati, docenti e istituzioni

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L’Associazione ODV Sveglia Caivano organizza per sabato 23 maggio 2026, alle ore 10:30, presso Palazzo Capece in Corso Umberto I, 302 a Caivano, la Giornata della Legalità, un momento di confronto pubblico sul valore della giustizia, della responsabilità civile e del contrasto all’illegalità.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura della legalità tra i cittadini, le scuole e le istituzioni del territorio, attraverso il dialogo diretto con figure impegnate quotidianamente in ambito giudiziario, accademico e sociale.

La mattinata sarà moderata dal Dott. Franco Buononato, giornalista.

Dopo i saluti istituzionali di:

  • Nino Navas, Presidente dell’Associazione Sveglia Caivano,Vice Presidente Consorzio Asi Caivano
  • Antonio Angelino, Sindaco di Caivano
  • Don Peppino Esposito, Presidente dell’Associazione San Pietro

interverranno:

  • Dott.ssa Elisabetta Garzo, già Presidente del Tribunale di Napoli
  • Dott.ssa Maria Di Mauro, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Napoli Nord
  • Dott.ssa Clara Niola, Avvocata specializzata in Diritto Penale Familiare e Minorile
  • Dott. Ciro Pizzo, Professore di Sociologia Giuridica presso l’Università Suor Orsola Benincasa

L’evento è patrocinato e realizzato con il supporto del Consorzio CSA-ASI Caivano

La scelta della data richiama il ricordo della strage di Capaci e l’impegno civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della lotta alla mafia e della difesa dello Stato di diritto.

L’ingresso è libero e aperto alla cittadinanza.

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POLITICA

Ospedale di Scafati, De Luca: “La politica è l’unico mezzo per riaprire il pronto soccorso”

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L’ex assessore De Luca torna a parlare della situazione sanitaria del territorio e dell’urgenza di restituire piena funzionalità all’ospedale di Scafati, con particolare riferimento alla riapertura del pronto soccorso.

Secondo De Luca, negli anni la sinistra regionale ha favorito l’apertura e il potenziamento del presidio di Boscoreale, una scelta che ha inevitabilmente inciso sugli equilibri sanitari dell’Agro nocerino-sarnese e dell’area vesuviana. Tuttavia, oggi diventa necessario riportare al centro del dibattito politico il futuro dell’ospedale scafatese.

“La politica è l’unico mezzo che abbiamo per aprire nuovamente il pronto soccorso”, sostiene De Luca, evidenziando come la questione non possa essere affrontata soltanto sul piano tecnico o amministrativo, ma richieda una forte volontà istituzionale e una sinergia concreta tra i rappresentanti del territorio e il governo regionale.

A Scafati, infatti, non mancano esponenti della sinistra che potrebbero contribuire a costruire un dialogo diretto con la Regione Campania per ridare finalmente centralità all’ospedale cittadino. Una struttura sulla cui importanza, sottolinea De Luca, “non c’è nemmeno bisogno di spiegazioni”, considerando il vastissimo bacino di utenza che in passato riusciva a soddisfare.

La riapertura del pronto soccorso rappresenterebbe non solo una risposta alle esigenze dei cittadini di Scafati, ma anche un intervento fondamentale per evitare il collasso degli ospedali limitrofi, ormai spesso in sofferenza a causa dell’eccessivo afflusso di pazienti.

Il tema sanitario continua dunque a essere uno dei punti più delicati per il territorio, con cittadini e istituzioni che chiedono risposte concrete dopo anni di ridimensionamenti e disagi.

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Afragola

AFRAGOLA. Il PD diviso in tre. Il Partito che ha smarrito sé stesso e che ingoia la sintesi di una sua corrente interna

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AFRAGOLA – C’erano quaranta, forse cinquanta persone venerdì sera all’Arancia Blu. Un convegno organizzato da Girolamo Laudanna, Alfonso Ferrara, Nicola Izzo e Michele De Luca con ospiti di peso del Partito Democratico campano: il vicepresidente della Regione Mario Casillo — tra gli uomini più votati del PD in Campania — e il Consigliere Regionale l’on. Salvatore Madonna. Due presenze istituzionali importanti, che però hanno certificato qualcosa di molto più profondo e politicamente devastante: la frattura ormai insanabile del PD di Afragola.

Perché a quell’incontro mancavano proprio coloro che teoricamente dovrebbero rappresentare il partito in città: il segretario Pasquale Iazzetta e il presidente Francesco Zanfardino. Assenti. Non invitati. Così come esclusi sono stati tanti giovani democratici, relegati ai margini mentre sul palco si consumava l’ennesimo rito di una politica vecchia, autoreferenziale e chiusa. Due soli candidati presenti. Il resto? Silenzi, imbarazzi e correnti.

La fotografia è ormai chiara: il PD afragolese è spaccato in tre tronconi. Da una parte il gruppo che fa riferimento all’attuale segreteria; dall’altra la storica area che ruota attorno a Girolamo Laudanna; in mezzo giovani democratici sempre più disillusi e utilizzati soltanto come manovalanza elettorale e Vincenzo Concas, storico iscritto ed ex Consigliere comunale che chiese le dimissioni del segretario cittadino per aver svenduto la sezione locale del PD.

A rendere ancora più evidente la profondità della frattura è stata anche la presenza dello stesso Gennaro Giustino, rimasto al centro dell’iniziativa senza che apparentemente si ponesse neppure il problema politico e istituzionale dell’assenza del segretario cittadino del PD Pasquale Iazzetta e del presidente Francesco Zanfardino. Un’assenza pesantissima, che in qualsiasi partito strutturato avrebbe imposto almeno una riflessione pubblica, e che invece è scivolata nel silenzio generale, quasi fosse normale celebrare un’iniziativa del Partito Democratico senza i suoi rappresentanti ufficiali cittadini.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più clamorosa di questa campagna elettorale: il più grande partito del centrosinistra italiano ridotto a fare il comprimario pur di garantirsi qualche posto in Consiglio comunale.

Un partito strutturato, con una storia, un’identità e una tradizione politica, che invece di esprimere un proprio candidato sindaco ha scelto di piegarsi ad un compromesso che molti iscritti e dirigenti non hanno mai digerito: sostenere Gennaro Giustino, uomo politicamente cresciuto nell’orbita di Forza Italia e considerato vicino ad ambienti storicamente lontani dalla cultura del centrosinistra.

La verità è che Giustino non è il candidato del PD rappresentativo. Non è il candidato della base larga del partito. È la scelta di una parte antica del PD, di una corrente storica che ha imposto il proprio pensiero sacrificando identità e coerenza sull’altare degli equilibri interni.

E mentre una parte del partito prova disperatamente a normalizzare questa operazione politica, i giovani democratici stanno lanciando il segnale più eloquente di tutti: sui loro manifesti il nome del candidato sindaco scompare, viene nascosto, evitato. Non è una scelta grafica. È un messaggio politico. Perché quando un partito arriva al punto di vergognarsi persino di intestarsi pubblicamente il proprio candidato, significa che la frattura non è più tattica: è identitaria.

Il punto politico vero, infatti, non è soltanto la candidatura di Giustino. Il punto è il prezzo pagato dal PD per accettarla. Un prezzo altissimo in termini di credibilità, coerenza e dignità politica. E allora la domanda che resta sospesa su Afragola è semplice: che senso ha ancora chiamarsi Partito Democratico se poi si rinuncia persino ad essere riconoscibili?

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