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Hyusaj sogni ad occhi aperti: “Contro il Pescara attenzione, Real? Sfida di grande bellezza”

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Napoli- E’ toccato ad Hyusaj presentare la sfida del Napoli contro il Pescara ai microfoni di Radio ‘Kiss Kiss Napoli’. Ma prima un bilancio dell’anno appena trascorso: “Veniamo da un 2016 in cui abbiamo ottenuto grandi risultati. Nel girone di andata, nonostante qualche infortunio come quello di Milik, siamo riusciti a restare al vertice della classifica ed a proporre un gioco bello unito ai risultati”.

Poi sul potenziale del gruppo: “Io sono certo che questa squadra potrà dare ancora di più, stiamo seguendo tutti le indicazioni di Sarri ed è molto bello vedere che siamo apprezzati non solo per le vittorie ma anche per l’organizzazione e per la qualità dei nostri schemi. Penso che il 2017 per noi possa essere un anno bellissimo”.

La prossima avversaria ad arrivare al ‘San Paolo’ è il Pescara, domenica: “Gioca a viso aperto, – spiega il terzino – esprime un bel calcio e quindi ci vorrà massima attenzione per poter imporre la nostra manovra. Ci vorrà lo spirito giusto perchè in ogni partita bisogna dare il massimo se si vuole rimanere competitivi”.

Infine un commento sul Real Madrid, prossimo avversario di Champions League: “Ero un bambino che ammirava i campioni Real Madrid come idoli e adesso me li ritroverò di fronte. In qualche modo è un coronamento di ciò che ho fatto sinora in carriera. Sarà una sfida di grande bellezza e sappiamo tutti che per giocarcela dovremo dare tutto e dimostrare attraverso il nostro gioco di poter essere alla loro altezza”.

(Fonte sscnapoli.it)

Caivano

CAIVANO, l’asfalto cambia. Il sistema no. il déjà vu degli appalti

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A CAIVANO le buche non sono solo sull’asfalto. Sono nei procedimenti. E, a differenza di quelle stradali, queste non si tappano con una colata d’asfalto e una foto sui social.

La determinazione n. 420 del 30 marzo 2026 (leggila qui) nasce da un’esigenza reale, concreta, persino urgente: le strade cittadine “si presentano in forte stato di usura” e “quotidianamente” arrivano segnalazioni di dissesti, con disagi e rischi per i cittadini. L’obiettivo è chiaro e condivisibile: intervenire con lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria “puntuale degli assi viari” per eliminare buche e voragini e restituire un minimo di dignità al manto stradale. Fin qui, nulla da dire. Anzi.

Il progetto prevede lavori per 91.000 euro, con costi della sicurezza pari a 3.185 euro e un quadro economico complessivo che, dopo gara, arriva a 111.198,15 euro. Un intervento necessario, finanziato, strutturato, con tanto di elaborati tecnici, capitolato, schema di contratto e perfino protocollo di legalità. Tutto in ordine. Tutto pulito. Tutto — sulla carta — inattaccabile. Poi però si arriva al cuore della procedura.

Affidamento diretto, sì, ma con “confronto tra preventivi”. Invito a più operatori economici. Procedura MePA. E qui la storia prende una piega già vista: quattro ditte invitate, una sola che risponde. Sempre una. Come se il mercato fosse un teatro con una sola voce e le altre mute. E allora il problema non è più la buca da tappare, ma lo schema che ritorna.

Perché a Caivano la memoria non è un esercizio accademico: è un dovere civico. E le parole del collaboratore di giustizia Carmine Peluso — che raccontano non un’ipotesi ma un sistema rodato — suonano come un’eco fastidiosa, quasi un controcanto ai documenti amministrativi di oggi: “Poi c’è il secondo metodo: che Zampella preparava l’impegno spesa a monte, ok? Veniva approvato l’impegno spesa, contattavamo la ditta che doveva vincere, mettevamo altre due ditte all’interno, quelle due ditte non rispondevano alla chiamata, perché venivano contattate o da me o da Zampella o dal politico di turno che aveva avuto la cortesia, e rispondeva solo la ditta vincitrice. Questo è il secondo metodo.” Non è un’accusa. È un cortocircuito.

Perché quando una procedura pubblica — formalmente corretta — ricalca nei fatti la dinamica descritta da chi ha partecipato a un sistema criminale, il problema non è dimostrare il reato. Il problema è evitare anche solo l’ombra della somiglianza. E invece quella somiglianza c’è. Plastica. Imbarazzante. L’amministrazione Angelino aveva promesso discontinuità. Una parola usata come una bandiera, come una linea di confine tra “prima” e “dopo”. Ma la discontinuità non è un annuncio, è una pratica quotidiana. E soprattutto è metodo.

Perché puoi cambiare i nomi, ma se i meccanismi restano gli stessi, il risultato non cambia. È come rifare l’asfalto sopra una strada dissestata senza sistemare il fondo: alla prima pioggia, tutto torna com’era. E qui torna la frase più inquietante, quella che dovrebbe campeggiare in ogni ufficio pubblico di un territorio segnato da certe vicende: “Il Sistema cammina sulle proprie stesse gambe”.

Non ha bisogno di ordini. Non ha bisogno di regia. Non ha bisogno nemmeno della malafede. Gli basta trovare procedure deboli, prassi ripetitive, controlli formali ma non sostanziali. Gli basta infilarsi nelle pieghe della normalità amministrativa. E da lì ricominciare a respirare. È questo il punto politico, prima ancora che giudiziario.

Nessuno sta dicendo che l’amministrazione Angelino sia parte di quel sistema. Ma il rischio vero è un altro: che, anche senza volerlo, ne replichi inconsapevolmente gli schemi. Che apra, magari in buona fede, quelle stesse porte che in passato sono state spalancate con intenzioni ben diverse. E allora la domanda diventa inevitabile: dov’è la discontinuità?

Non nei numeri, non negli atti, non nelle dichiarazioni. Perché se inviti quattro ditte e ne risponde una sola, il problema non è legale — è politico. È culturale. È di credibilità. La discontinuità vera è quella che si vede quando le procedure diventano impermeabili anche al sospetto. Quando la concorrenza è reale, non simulata. Quando il dubbio viene prevenuto, non giustificato dopo.

Perché a Caivano la storia non è alle spalle. È dietro l’angolo. E continuare a percorrere gli stessi metodi, sperando in un finale diverso, non è ottimismo. È imprudenza. E a volte, da queste parti, l’imprudenza è stata il primo passo verso qualcosa di molto peggiore.

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campania

Con Fico inizia la nuova era della sanità in Campania?

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NAPOLI – L’uscita dal piano di rientro dal disavanzo deve rappresentare il nuovo inizio. Dal 13 marzo 2007 al 27 marzo 2026: sono trascorsi esattamente 19 anni. Un ventennio, praticamente, è stato necessario per risanare i disastrati conti della sanità campana. Il comparto, che ad oggi occupa l’80% delle risorse del bilancio regionale, è stato sottoposto ad un lungo, lacerante, piano di rientro dal disavanzo.

Tagli, misure draconiane, riduzione dei servizi, blocco del turn over e delle assunzioni. Tutto questo è stata la vita di Asl e ospedali nella seconda regione italiana, la cui sanità è stata sottoposta al vaglio di quattro governatori (Bassolino, Caldoro, De Luca, Fico) e nove Presidenti del consiglio (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, Meloni).

Da Livia Turco, Ministro della Salute che diede il via al commissariamento nel 2007, con annesso avvio del piano di rientro, si è giunti oggi a Orazio Schillaci, attuale titolare del dicastero della sanità, che Roberto Fico ha pubblicamente ringraziato. La sinergia governo nazionale – amministrazione regionale è riuscita a portare la Campania fuori dal tunnel della procedura di tutela per un settore a dir poco strategico.

La sanità, infatti, è fondamentale, tanto per lo sviluppo del territorio quanto e soprattutto per l’assistenza e la tutela della salute dei cittadini. E proprio il Presidente della Regione, Fico, 48 ore dopo l’annuncio della fine del piano di rientro, ha reso noto: “Ventitré nuove strutture tra Case e Ospedali di Comunità, che si aggiungono alle 16 già attivate lo scorso gennaio. È quanto abbiamo approvato poco fa in Giunta. Un ulteriore passo per costruire una sanità territoriale più estesa, capace di intercettare i bisogni dei cittadini. Allo stesso tempo abbiamo certificato l’entrata in funzione di altre 16 apparecchiature sanitarie ad alta tecnologia, che portano a 391 il totale dall’inizio del programma di investimenti, operative nelle Asl e nelle aziende ospedaliere della Campania”.

Dovrebbero essere questi i primi passi della nuova era, almeno così si spera, con l’obiettivo dichiarato che si possano eliminare fenomeni drammatici, come i pazienti “parcheggiati” sulle barelle in alcuni pronti soccorsi dei nosocomi di Napoli, e ridurre drasticamente le liste d’attesa. Sono queste le due sfide più concrete e cruciali per dimostrare ai cittadini, nella vita di tutti i giorni, che al di là di una procedura politica-amministrativa superata (la fine appunto del piano di rientro dal disavanzo) l’assistenza sanitaria migliora per tutti: pazienti, medici, operatori.

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CARDITO. Oltre le polemiche, bisogna scegliere nel merito: confronto tra visioni, non tra attacchi

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CARDITO – In ogni stagione politica arriva un momento in cui la discussione pubblica rischia di smarrire il proprio baricentro. Quando il confronto si sposta dalle idee alle etichette, dalle analisi ai giudizi sommari, si perde l’occasione più preziosa per una comunità: capire davvero le scelte che la riguardano.

La candidatura di Aldo Grimaldi nasce dentro questo contesto, ma merita di essere letta con uno sguardo più ampio e meno condizionato da letture semplicistiche. Non è il frutto di una debolezza, né tantomeno di un’improvvisazione. Al contrario, è il punto di approdo di un percorso politico che, proprio perché maturo, ha scelto di non forzare sintesi artificiali.

Quando all’interno di una coalizione le differenze tra più profili sono minime, quando non emerge una figura che, per visione o capacità aggregativa, prevalga nettamente sulle altre, la scelta più responsabile non è imporre un nome, ma cercare una soluzione che tenga insieme equilibrio, competenza e credibilità. È esattamente ciò che è accaduto.

La decisione di guardare oltre i confini strettamente partitici non rappresenta una fuga dalla politica, ma un suo naturale sviluppo. Aldo Grimaldi non è un corpo estraneo, né un volto calato dall’alto. È un professionista che conosce il territorio, che ha già maturato esperienze amministrative e che ha dimostrato, nel tempo, di sapersi muovere dentro le dinamiche della macchina pubblica. Questo elemento, spesso sottovalutato, è invece decisivo: amministrare non significa solo avere idee, ma saperle tradurre in atti concreti, dentro regole complesse.

C’è poi un aspetto umano e culturale che merita attenzione. In una fase storica segnata da toni accesi e da una crescente polarizzazione, la scelta di una figura mite, equilibrata, poco incline allo scontro, non è un limite ma un valore. La politica locale ha bisogno anche di questo: di autorevolezza silenziosa, di capacità di ascolto, di rispetto istituzionale. Non è debolezza evitare i muri, è consapevolezza del ruolo che si è chiamati a ricoprire.

Si è parlato, in modo più o meno esplicito, di continuità. È un tema legittimo, ma va affrontato con onestà intellettuale. Ogni amministrazione che ha governato per anni lascia inevitabilmente un’eredità: fatta di scelte, di opere, di indirizzi. Il punto non è negarla o enfatizzarla, ma capire come quella base possa evolvere. Grimaldi rappresenta proprio questo passaggio: una continuità amministrativa che non è immobilismo, ma possibilità di consolidare ciò che ha funzionato e correggere ciò che può essere migliorato.

Accanto a questo percorso, si sviluppa una proposta alternativa che merita di essere letta con lo stesso equilibrio. Il confronto che si apre a Cardito non è uno scontro tra giusto e sbagliato, ma tra due impostazioni diverse: da un lato l’esperienza e l’autorevolezza di un profilo che ha già attraversato stagioni amministrative e istituzionali; dall’altro l’entusiasmo e la spinta al cambiamento di una generazione politica cresciuta nel ruolo di opposizione.

Nunzio Raucci, in questi anni, ha rappresentato con coerenza una linea alternativa rispetto all’amministrazione uscente, costruendo il proprio percorso senza sovrapporsi ad essa. La sua crescita politica si è sviluppata anche attraverso il rapporto con figure di riferimento del panorama istituzionale come quella del Consigliere regionale Peppe Barra, in un quadro che, come spesso accade, intreccia esperienza e formazione politica. Allo stesso tempo, Aldo Grimaldi, per storia personale e vissuto, non può essere ricondotto a logiche di appartenenza riduttive: il suo profilo si colloca in una dimensione più ampia, maturata ben prima delle attuali dinamiche amministrative.

Sono due traiettorie diverse, entrambe legittime, che si confronteranno inevitabilmente anche nel modo di interpretare la campagna elettorale. Ed è proprio qui che si gioca una partita importante per la qualità del dibattito pubblico. Il sostegno politico, le alleanze, i riferimenti istituzionali fanno parte della fisiologia democratica; ciò che fa la differenza è il modo in cui questi elementi vengono tradotti in proposta per la città.

In questo senso, appare condivisibile l’idea che una competizione elettorale debba fondarsi principalmente su contenuti, visioni e programmi. La legittima contrapposizione tra candidati non dovrebbe mai scivolare nella denigrazione personale, ma restare ancorata al merito delle questioni. È una responsabilità che riguarda tutti gli attori in campo e che, se rispettata, può restituire ai cittadini un confronto più utile, più chiaro e più degno della comunità che si è chiamati ad amministrare.

Alla fine, saranno proprio i cittadini a scegliere quale percorso riterranno più convincente. E lo faranno, auspicabilmente, valutando non solo le differenze, ma anche la qualità del confronto con cui queste verranno raccontate. Perché una comunità cresce davvero quando il dibattito pubblico riesce a restare all’altezza delle sue sfide.

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