Arzano- La Luvo Barattoli Arzano sarà impegnata in provincia di Lecce, esattamente a Cutrofiano.
La squadra napoletana parte con la voglia di conquistare punti importanti per ambire alla risalita verso zone più tranquille della classifica. Il grande lavoro svolto dal tecnico Paolo Collavini in palestra è la prova di quanto il gruppo arzanese stia maturando gara dopo gara. Incontro previsto per domani pomeriggio, ore 18 presso il palazzetto dello sport di Via Foggia a Cutrofiano, in provincia di Lecce. Arbitri dell’incontro Lorenzo De Pascale e Adamo Buonviso.
“Andiamo ad affrontare questa partita -spiega il tecnico Paolo Collavini – convinti e motivati. Quando scendiamo in campo sappiamo che non esistono avversari semplici o facili da affrontare. Abbiamo dimostrato di poter fare punti contro qualsiasi squadra, dalla testa alla coda della classifica. Adesso andiamo a giocare a Cutrofiano con questa consapevolezza e con il chiaro intento di portare a casa un buon risultato. Il lavoro svolto con serietà durante la settimana è la base giusta per cercare di ottenere il massimo”.
Il principio idraulico stabilisce che l’acqua si muove per caduta. Ed in caduta libera, da ieri, rischia di essere il rapporto, peraltro mai stato idilliaco, tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca.
Il casus belli è la delibera di giunta regionale approvata dall’esecutivo Fico che, in autotutela, ha deciso di ritirare la procedura per la selezione del socio privato della costituenda Gric Spa (Gestione Risorsa Idrica Campana, società destinata a gestire il sistema della grande adduzione primaria nella regione).
“Sono convinto – ha detto Fico – che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba rimanere in mano pubblica”. Poco prima della delibera di giunta, anche l’ex governatore regionale, nel suo appuntamento social del venerdì, ha affrontato il tema della gestione dell’acqua. Ed ha lanciato un allarme su una possibile «visione ideologica» della materia. Anche per De Luca l’acqua deve restare un bene pubblico gestito dalle istituzioni, ma senza escludere il coinvolgimento di investitori privati, che secondo l’ex governatore sono necessari per sostenere gli investimenti e le manutenzioni delle reti.
Dunque, tra l’attuale Presidente della Regione ed il suo predecessore, lo scontro appare evidente: da un lato Fico, che vuole un modello totalmente pubblico per la gestione della risorsa idrica, dall’altro De Luca che invoca la sinergia pubblico/privato. Tra l’altro la decisione in autotutela approvata dall’attuale esecutivo, pone un bel problema sul ruolo e sulla figura politica di Fulvio Bonavitacola. Deluchiano di ferro, Bonavitacola per dieci anni ha avuto, nella giunta De Luca, la delega al ciclo integrato delle acque. La decisione di ritirare la selezione del socio privato della Gric Spa, blocca le scelte avviate proprio da Bonavitacola e dalla precedente amministrazione regionale. In Campania torna di grande attualità il referendum abrogativo votato nel giugno 2011. Gli italiani furono chiamati a votare su un quesito che rappresenta uno dei pochi esempi recenti di raggiungimento del quorum previsto dalla Costituzione per essere valido. Quel quesito, sottoposto a votazione, prevedeva l’abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica solo a soggetti privati scelti a seguito di gara di appalto. Il “Sì” vinse in maniera alquanto netta. Oggi la Campania è al centro di due opposte visioni sulla gestione della risorsa idrica e lo scontro Fico/De Luca rischia di determinare non pochi problemi alla maggioranza di governo regionale e in generale al “campo largo” targato Pd/M5S.
SOMMA VESUVIANA – Nulla di fatto nel campo largo. Solo un video di propaganda di Giuseppe Sommese sui fallimenti raccolti dalla classe politica fin qui e l’invito ad andare oltre, senza analisi e senza assunzioni di responsabilità. Non lo dice apertamente ma con quel video sui social ha dato un segno chiaro della sua volontà di candidarsi a sindaco comunque vadano le cose, abbandonando per strada quello che considerava il suo leader, Carmine Mocerino, reo di non essere stato eletto in Regione e di ricevere da più parti inviti ad accettare la candidatura a sindaco.
Sommese non ha voluto accettare che Mocerino fosse l’unico a poter sbloccare la partita unendo la coalizione, forte dei suoi contatti napoletani con i vertici del Pd, in primis l’assessore regionale Mario Casillo. L’ex consigliere di Città metropolitana ha dato un segnale chiaro, vuole candidarsi a sindaco a rischio di spaccare la coalizione, a rischio di dover correre da candidato a sindaco per un posto in Consiglio da opposizione, depotenziando il percorso autorevole di Mocerino, ancora in corsa anche sul tavolo provinciale. Una storia di giochetti e tradimenti che influisce sul percorso dell’alleanza ancora impantanata e senza una rotta sicura.
Lo stesso Pd con gli uomini di Manfredi a farla da padrone potrebbe ritrovarsi a subire un candidato calato dall’alto e il riferimento non è sempre all’ex consigliere regionale. Sommese, da indiscrezioni trapelate, verificato il suo rapporto con i fratelli Manfredi maturato a Città metropolitana, ha chiesto a Massimiliano, fratello del sindaco di Napoli, di intervenire sul locale obbligando gli uomini del Pd a sostenerlo mentre sui social ha dato l’impressione di essere già partito senza annunciarlo. E il programma? E l’alleanza? E le regole della politica? E le responsabilità sull’ennesima stagione amministrativa fallimentare che ha visto sin dall’inizio dell’esperienza Di Sarno proprio Sommese come principale sponsor?
Nemmeno una parola. Zero programmi, zero temi, solo un generico invito a non parlare del passato. E perché? Nemmeno si è capito. Il campo largo affoga nelle sabbie mobili tra tradimenti eccellenti, ambizioni personali e singoli orticelli. L’autorevolezza di Mocerino nemmeno sta bastando e il primo tiro mancino sul percorso lo ha tirato proprio colui che doveva essere il suo migliore alleato.
A CAIVANO la politica ha smesso di essere confronto per diventare un esperimento di prestidigitazione. Il protagonista indiscusso è il Presidente del Consiglio, Luigi Esposito, che in un recente video social si è lanciato in una difesa d’ufficio che definire “arrampicata sugli specchi” sarebbe un complimento alla fisica.
Il Giallo delle notifiche svanite
Il Presidente esordisce dichiarando di voler “fare chiarezza” e “smentire la stampa”. Ma poi, con una giravolta logica degna dei migliori parolai, conferma punto per punto la gravità del fatto: la relata di notifica del Bilancio di Previsione — l’unico documento che attesta se i consiglieri abbiano avuto i tempi di legge per studiare le carte — è sparita.
Esposito ammette l’errore della pubblica amministrazione , parla di un procedimento disciplinare e addirittura di un esposto alla Procura della Repubblica per la scomparsa degli atti dai faldoni comunali. Allora, caro Presidente, cosa smentisce? Se i documenti “hanno preso il volo” proprio quando l’opposizione, con il consigliere Mellone, chiedeva trasparenza, non c’è “narrazione distorta”: c’è un fatto oggettivo che mette a rischio la validità stessa della delibera di bilancio. Senza la prova della notifica tempestiva, l’intero castello contabile dell’amministrazione rischia la revoca, come giustamente sottolineato anche dalla stampa nazionale (leggi qui l’articolo de “Il Mattino”).
L’Abisso dell’Incompetenza: Il icaso della Rottamazione-quinquies
Se sulla questione del bilancio si gioca a nascondino con le carte, nell’ultimo Consiglio del 20 febbraio si è toccato il fondo dell’ignoranza procedurale. Durante la discussione sulla Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025), il consigliere Mellone ha presentato una mozione per fissare un tetto massimo ai debiti per l’adesione.
Il risultato del voto è un capolavoro di analfabetismo istituzionale: 1 favorevole e 22 astenuti. In qualunque consesso civile e a norma di legge, gli astenuti non si computano tra i voti contrari per il calcolo della maggioranza dei votanti (a meno di specifiche e rare previsioni regolamentari contrarie alla prassi consolidata anche dal Ministero dell’Interno – leggi qui il parere del Ministero). Eppure, il Presidente Esposito ha dichiarato la mozione “respinta”.
Nota per la Presidenza: Confondere l’astensione con il voto contrario non è solo un errore tecnico; è la prova provata che chi siede sullo scranno più alto dell’aula non conosce l’ABC del funzionamento democratico.
Un’Amministrazione “Giovane” ma già vecchia nei vizi
Siamo di fronte a una classe politica che si fregia del titolo di “nuova”, ma che alla prova dei fatti si dimostra totalmente sprovveduta. Da un lato perdono i pezzi (di carta) fondamentali per la regolarità degli atti, dall’altro inventano regole aritmetiche personalizzate per silenziare le proposte dell’opposizione.
Cercare di “tranquillizzare i cittadini” parlando di “errori materiali e non tecnici” è un insulto all’intelligenza dei caivanesi. Se non siete in grado di custodire una ricevuta di notifica o di contare correttamente i voti in aula, come potete pretendere di gestire il futuro di una città complessa come Caivano?
La trasparenza non è un video su Facebook fatto di parole vuote e smentite che confermano i fatti. La trasparenza è l’ordine negli archivi e il rispetto rigoroso delle procedure. Al momento, l’unica cosa “chiara” è l’imbarazzante inadeguatezza di chi ci governa.
Il Sindaco Angelino: chattare mentre Caivano affonda
E mentre in aula si discute di tasse dei cittadini e della possibilità di aiutare i deboli, cosa fa il Primo Cittadino? Le immagini parlano chiaro: il Sindaco Antonio Angelino se la ride beatamente davanti allo schermo del suo cellulare.
Mentre il futuro di Caivano è appeso a un filo e l’opposizione propone soluzione per aiutare solo la povera gente evitando favori ai furbetti, il Sindaco è intento a chattare, forse con qualche amico o qualche consigliere presente, o magari a scorrere meme divertenti sui social. Quel sorriso, in un momento così drammatico per la credibilità dell’ente, è lo schiaffo finale ai cittadini. È l’immagine plastica di un’amministrazione giovane sì, ma di una gioventù spocchiosa e impreparata, che scambia l’aula consiliare per un salotto virtuale.
Cosa rischia Caivano?
L’arroganza e l’incompetenza hanno un prezzo, e a pagarlo saranno i caivanesi. Se il Prefetto e la Procura dovessero accertare che i termini di legge per lo studio del Bilancio sono stati violati (e senza relate è impossibile provare il contrario), ci troviamo davanti a un vizio insanabile.
Annullamento del Bilancio: L’atto principale della vita amministrativa verrebbe rimosso.
Commissariamento: Senza bilancio, scatta la diffida prefettizia e, in caso di mancata regolarizzazione, lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma è risaputo che con l’etereità del Diritto Amministrativo potrà essere sempre regolarizzato e questi baldi giovanotti la faranno franca sicuramente.
Signori della maggioranza, governare non è postare video rassicuranti o ridere su WhatsApp durante le sedute. Governare è trasparenza, competenza e rispetto delle regole. Al momento, a Caivano, di tutto questo non vi è traccia. Restano solo i documenti spariti e i sorrisi di chi, evidentemente, non ha ancora capito la gravità della situazione.