Lo avevo auspicato tempo fa quando mi ritrovai a parlare della festa del Giglio, accostare alla tradizione centenaria quel quid che gli desse valore e potesse dare la possibilità di recuperare anche altre arti troppo spesso dimenticate. Una sinergia auspicabile nel segno di una rinascita globale che, oltre la festa, dia quell’impronta particolare in modo da renderla unica nel variegato mondo dei “gigli”.

Qualcosa comincia a muoversi e, anche se non direttamente collegata, l’iniziativa di dare vita a una scuola di teatro proprio in quella terra che, troppo spesso e a torto, viene accostata a fenomeni di delinquenza organizzata.

Fare teatro ha una valenza educativa e pedagogica molto rilevante: permette di lavorare sui propri strumenti espressivi (voce, corpo), permette di contattare la sfera emotiva, stimola le capacità cognitive e favorisce la cooperazione e la gestione dei ruoli. Alla base dei nostri corsi teatrali c’è il fare, fare per capire, giocare per apprendere. Dall’improvvisazione all’analisi del testo al lavoro sul personaggio, il teatro è uno strumento di ricerca, espressione, creatività.

La Scuola mira a favorire il processo di maturazione attraverso, innanzitutto la conoscenza di sé stessi, fondamentale per aprirsi e stare bene con gli altri.
L’utilizzo del linguaggio verbale sarà utile, ma per lo più come mezzo di comunicazione dei contenuti, fondamentale sarà conoscere il linguaggio del proprio corpo. Un individuo raggiunge quasi la totale conoscenza di sé stesso quando è in pieno controllo del suo corpo e riesce a conoscere il significato di ogni piccolo movimento, che può essere anche un piccolo sospiro, il quale può sembrare banale, ma non lo è.

Stanislavskij diceva: “Ci sono cose che non si possono esprimere con le parole”, e Mejerchol’d, in concordo con lui sosteneva: “La parola non è che un disegno tracciato sul tessuto dell’azione”.
Lavorare su sé stessi è la base per facilitare la comunicazione e la relazione con gli altri.
Innanzitutto bisogna saper riconoscere ed accettare i propri limiti, averne non vuol dire “non essere all’altezza di” oppure “mi sento inferiore”, tutti abbiamo dei limiti e riconoscerli ci aiuta a rafforzare il proprio “io”, per cui, la realizzazione dello spettacolo finale non sarà quello di sentirsi “attore” e/o “arrivare prima o dopo un altro”, ma sarà pienamente frutto della consapevolezza di raggiungimento dell’ “io” di ciascun individuo.teatro2

Info e iscrizioni:
334 5075282 – theatreart.naples@gmail.com

 

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