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Napoli

NAPOLI, il documento Congresso “Il PD per Napoli”: occasione per rilanciare il partito

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NAPOLI – “Abbiamo scelto convintamente di partire dalla definizione di una proposta politico programmatica per avviare la nostra partecipazione a questo congresso” si legge nel documento “IL PD PER NAPOLI. Un nuovo PD per il futuro di Napoli e della sua area metropolitana”.

“Certi di essere davanti a un’occasione imperdibile per rilanciare finalmente un’idea di Pd in grado di cogliere e superare le forti criticità relative alla gestione di questi anni da un lato e capace, al contempo, di farsi interprete delle grandi potenzialità per il Pd e per Napoli in questa fase dopo anni di cattivo governo cittadino e metropolitano. Si tratta di una scelta che riteniamo preziosa ma anche indispensabile per fare quel salto di qualità che tanti nostri elettori, ormai da troppo tempo, richiedono e si aspettano. 

Vogliamo ripartire dalle idee, ricostruendo una visione di Napoli e dell’area metropolitana che guardi finalmente alle sfide del presente per costruire un futuro possibile. Vogliamo che questo processo sia vissuto dai nostri militanti come un momento di confronto e di dibattito vero che rimetta al centro una discussione che esca finalmente dalle logiche tutte interne e che rimetta al centro i tanti circoli del Pd della nostra provincia. Per questo abbiamo lanciato la pagina Facebook “il Partito Democratico per Napoli”, per vivere questo congresso come un punto di ripartenza, di ascolto e di confronto da vivere insieme con i tanti militanti che avranno voglia di partecipare con le proprie idee ed i propri contributi e stimolando il nostro popolo delle primarie, fondamentale eppure mai coinvolto in questi anni. Ripartiamo dunque dalla nostra comunità per riscoprire i valori veri sui quali, dieci anni fa, abbiamo dato vita al Partito Democratico che oggi, anche qui nella nostra provincia, deve rappresentare la vera alternativa al populismo e alla demagogia riscoprendosi un Partito veramente Riformista e Popolare”.

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Napoli

GdF, Napoli. Scoperta fabbrica del falso: tutti i dettagli

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Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto, nel quartiere Stella rione Sanità, una vera e propria “fabbrica del falso” sequestrando più di 7000 articoli contraffatti o privi di marchio e 100
macchinari e strumenti di produzione industriale.

In particolare, i “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego hanno notato trasferimenti sospetti di merci e fermato alcuni individui che uscivano, circospetti, da un edificio. La successiva ispezione dell’appartamento all’interno dello stabile e di un locale nelle vicinanze ha portato alla scoperta di un opificio clandestino destinato alla produzione di capi contraffatti, attrezzato con macchinari altamente specializzati, utilizzati per la produzione in serie della merce contraffatta, e materiale utile all’assemblaggio e al
confezionamento della stessa.

Tutti i capi d’abbigliamento sequestrati, principalmente etichette e modelli di borse recanti noti marchi contraffatti (“Gucci”, “Louis Vuitton”,
“Fendi”, Armani”), erano ammucchiati alla rinfusa e in scarse condizioni igieniche, e quindi potenzialmente pericolosi per la salute dei futuri acquirenti, in quanto sprovvisti di validi certificati di conformità.

Tra i macchinari sottoposti a sequestro, infatti, vi era anche una stampante laser professionale adibita riprodurre falsi certificati di conformità delle borse da commercializzare.

Denunciati 4 responsabili, tutti napoletani, per contraffazione e ricettazione. L’operazione rientra nell’ambito della costante azione di contrasto della
contraffazione da parte delle Fiamme Gialle partenopee a difesa non solo del Made in Italy e della sicurezza dei prodotti, ma anche degli imprenditori onesti e dei consumatori.

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Cronaca

Omicida evade dal carcere: era stato condannato all’ergastolo dopo aver ucciso un edicolante a Napoli

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Domenico D’Andrea, conosciuto col soprannome di “Pippotto”, è evaso questa mattina dal carcere di Perugia, dove stava scontando l’ergastolo per l’omicidio di Salvatore Buglione, l’edicolante ucciso nel 2006 nel quartiere napoletano del Vomero.

Un delitto che all’epoca sconvolse l’opinione pubblica: Buglione, ricostruirono gli inquirenti, fu aggredito da quattro giovanissimi nella sua rivendita di giornali di via Pietro Castellino per una rapina e accoltellato al cuore.

Secondo gli inquirenti “Pippotto” a 13 anni era a capo di una banda che rapinava motorini tra il Vomero e l’Arenella, ritenuto responsabile di decine di episodi; durante una delle rapine fu anche ferito a una gamba da un carabiniere con un colpo di pistola.

D’Andrea, all’epoca 22enne, e altri due dei quattro fermati per la morte dell’edicolante erano stati da poco rilasciati dal carcere perché avevano usufruito dell’indulto. Oggi l’uomo ha 38 anni, per la morte di Buglione è stato condannato all’ergastolo nel 2007.

Secondo la ricostruzione sarebbe scappato approfittando del turno di lavoro: “articolo 21”, ovvero detenuto al quale era permesso uscire dalla struttura appunto per lavorare, si sarebbe allontanato da un’area nei pressi del carcere scavalcando una cinta bassa e sarebbe riuscito a far perdere le proprie tracce. È possibile che sia fuggito perché temeva che gli venisse revocata la possibilità di lavorare all’esterno.

A dare notizia dell’evasione è il sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe.

Adesso è prioritario catturare l’evaso ma la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere di Capanne” il ha detto segretario generale, Donato Capece.

In svariate occasioni il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Istituto perugino di Capanne. Se fossero state ascoltate le continue denunce del SAPPE, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria” ha aggiunto il segretario nazionale per l’Umbria Fabrizio Bonino.

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Cronaca

Jorit aggredito. E’ stato ferito mentre dipingeva il Murale di Luana d’Orazio

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Lo street artist napoletano Jorit è stato aggredito e ferito a Roma mentre stava dipingendo il Murale dedicato a Luana d’Orazio.

Ciro Cerullo, in arte Jorit, si trova in questi giorni a Roma per realizzare un murale dedicato a Luana D’Orazio, la 22enne di Prato morta sul lavoro qualche giorno fa, la cui tragedia è diventato un caso nazionale che ha risollevato l’attenzione, spesso sopita, sugli incidenti mortali sul lavoro. Ma mentre era al lavoro è stato aggredito da un uomo, che lo stesso artista ha spiegato essere un tossicodipendente, per rapinarlo della collanina che indossava.

Le lotte sociali per la sanità per gli spazi comuni, per il lavoro e per la sicurezza sul lavoro non hanno nulla a che fare con la droga o con lo sballo, oggi mentre dipingevo il volto di Luana d’Orazio, ragazza di 22 anni morta sul lavoro per colpa di una società che mette davanti il profitto alla vita dei lavoratori, sono stato aggredito da un tossicodipendente che con una scusa mi ha dato addosso, un omone di 2 metri con cane altrettanto grosso, il cane ovviamente non è colpa sua (poverino) per difendere il padrone mi ha morso il braccio atterrandomi” ha scritto Jorit sulla sua pagina Istagram, allegando le foto delle ferite.

Continuando “Tutto questo per rubarmi una collanina a cui tenevo tantissimo. Non ho nessuna volontà di vendi carmi, non mi interessa, non sporgerò denuncia, ma spero che questo sia un evento che faccia ragionare tutte le persone che lottano ogni giorno, tutti noi che affettuosamente ci chiamiamo “compagni”, noi che vogliamo cambiare questo mondo, questa gente è soltanto feccia, noi dobbiamo stare con i lavoratori, con il popolo, non con questi qui e siamo noi che li dobbiamo allontanare, siamo noi che dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e rendere i posti occupati sicuri“.

Concludendo “Ringrazio di cuore i ragazzi dell’Ex Snia di Roma che sono bravissimi a resistere alla speculazione edilizia che voleva trasformare il parco dell’Ex Snia in un centro commerciale per tutto il supporto che mi hanno dato, ovviamente non è colpa loro. Ma spero che questo evento, che in tutta sincerità mi ha traumatizzato non poco, sia di monito a tutti e magari ci riporti sulla giusta strada“.

Luana D’Orazio, l’operaia morta sul lavoro all’età di 22 anni lo scorso 3 maggio nell’azienda di Montemurlo (Prato), è la protagonista del murale realizzato da Jorit, all’esterno del Csoa Ex Snia Viscosa, al Pigneto.

La giovanissima mamma è stata così ricordata con un’opera realizzata dall’artista napoletano Jorit. 

“Luana, operaia tessile, uccisa a 22 anni dal capitalismo. L’ennesima vittima della perversa logica industriale basata sul profitto. Non la dimenticheremo. Anche grazie a Jorit che la consegna alla galleria della ‘Human Tribè, opposta alla singolarità e alla fragilità dell’uno. Lo fa al Parco Delle Energie che, con il Csoa eXSnia Viscosa, custodisce la memoria della fabbrica chimico-tessile che fu, delle morti sul lavoro, della sua nocività, delle lotte operaie e antifasciste, dello spirito della nostra comunità in resistenza” hanno scritto gli attivisti del centro sociale. 

Un luogo scelto, dunque, non a caso. L’ex Snia Viscosa è stata, infatti, una fabbrica tessile rimasta operativa fino alla metà degli anni 50 e dove lavoravano principalmente donne. Ed è proprio lì che, mentre l’artista stava ultimando l’opera, è stato aggredito ferocemente quest’oggi.

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