Finalmente ha preso il via l’attività della Beyond Edizioni, una micro realtà editoriale che vuole occupare uno spazio sul territorio lasciato vuoto da quegli individui che cercano, da sempre, di deviare la conoscenza delle persone verso ideologie soporifere e medioevali, l’dea che si possa pilotare ogni ambito solo perché si ha il “potere” nella accezione più negativa del termine.

Contro tutto e tutti, ci siamo, esistiamo e da adesso nessuno potrà mai più negare la nostra presenza, scomoda forse, molesta, ingombrante quando cerca di dare voce alla verità, ma pur sempre pronta a dare esempio di lealtà verso i propri interlocutori.

Beyond nasce da un’idea precisa che vuole unire l’informazione alla comunicazione e questa alla stampa di libri di qualità, i cui contenuti sappiano “insegnare” al lettore che una strada diversa è possibile, che non bisogna per forza piegarsi alle logiche partitiche e clientelari radicate in un territorio che, per la sfortunata declinazione di battaglie ecologiste che niente hanno a che vedere con la crescita educativa e la rinascita culturale, è stato identificato come un luogo di morte.

Noi vogliamo che la presenza attiva sul territorio sia una prerogativa di tutti perché le città appartengono ai cittadini e non alla malavita organizzata o a un certo tipo di politica abituata a usare le possibilità offerte dagli elettori per farne uso personale e personalistico.

Ci stiamo ritagliando un piccolo spazio, un paradiso dove è possibile salire di un gradino per guardare oltre il muro dell’indifferenza e estrarre il nettare della consapevolezza dalle anime che lo abitano. Siete tutti invitati su questo gradino, la vista che si gode da questa posizione è stupenda, lo sguardo può andare più in la dell’egoismo accattivante di un possesso materiale senza scrupoli, si può rallegrarsi nel vedere come sia possibile che i nostri figli possano vivere un territorio dove la cultura è in primo piano come un quadro esposto al museo.

Ci siamo riusciti nonostante tutto, e io personalmente vorrei ringraziare quelli che ci sono stati contro, quel consigliere che “consigliò” ad alcuni a ritirare le sponsorizzazioni, quei giornalisti di professione che ridacchiavano quando, inesperti e volenterosi, inciampavamo sugli avverbi e i congiuntivi o per le nostre posizioni rigide riguardo alcuni personaggi presenti sul territorio, tutti coloro che raccontano di noi quello che non siamo dipingendoci come brutti, sporchi e cattivi.

Vi ringrazio perché con il vostro comportamento ci avete regalato la caparbietà per andare avanti, la giusta determinazione e il coraggio della verità a cui le persone intelligenti anelano e per motivo della quale ci hanno avvicinato dandoci fiducia e possibilità concrete.

“Gesù dietro le sbarre” parla ti tutti noi, perché tutti abbiamo bisogno di comprensione e perdono, perché una comunità è tale solo se sa accogliere e “stracciare” -per dimenticare- le pagine brutte scritte da chi ha una percezione deviata della giustizia.

Il primo dei tanti.

Un esempio bellissimo di testimonianza quello di Don Antonio Cimmino, la rappresentazione di una Chiesa in cui il perdono e l’aiuto ai derelitti assume la forma di fede più elevata e di rispetto verso la comunità credente e non.

Vogliamo stampare speranze.

Vogliamo pubblicare possibilità.

Inchiostro che declina il verbo dell’amore.

gesu dietro le sbarre

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