Thomas Hobbes definì la politica come un patto originario tra uomini liberi, pur tenendo presente che il “Sovrano”, è la migliore forma di governo possibile.

Volendo restare nella sfera del “potabile” e non addentrandomi in dissertazioni filosofiche che renderebbero fine a sé stessa questa mia riflessione, prendo come termine di paragone tra certa politica nostrana e la politikḗ della cultura dell’antica Grecia che attiene all’arte del governare, il “patto tra uomini liberi”.

Si potrebbe dunque partire dalla definizione di libertà e dire che essa è uno stato dell’essere che presuppone una condizione di apertura mentale e di onestà in massicce dosi, cosa di cui la maggior parte dei politici -termine per definizione maccheronica- sono sprovvisti.

Davanti a questo termine, Hobbes pone un altro lemma: Uomini.

A questo punto mi urge la necessità di specificare che per “uomo” non si intente quell’essere capace respirare, mangiare e procreare, la natura di certi esseri viventi che vantano un DNA umano, è tale che preclude loro ogni possibilità di erigersi a esseri pensanti.

L’Uomo è colui che è capace di coscienza, cioè che ha l’attitudine all’introspezione, il coraggio di mettersi davanti a sé stesso e ragionare sulle proprie decisioni e, cosa non da poco, la capacità di smascherarsi davanti alle bugie che si racconta per “sopravvivere” al quotidiano bombardamento della necessità personalistica.

Tutto questo per dire che non mi piacciono i personalismi e, tantomeno, le sterili prese di posizioni per accaparrarsi “un posto al sole”.

Caivano, così come tanti paesi dell’hinterland napoletano, è stretta in una morsa che non dà scampo. Le ganasce della malavita organizzata e della politica spicciola del favoritismo, schiacciano ogni volontà di miglioramento e soffocano ogni velleità di riedificazione che possa garantire al cittadino comune una vita che rientri in quella normalità che presuppone il tranquillo vivere.

I tatticismi sono parte fondamentale in chi è poco uomo e molto essere vivente, una categoria di comportamenti che presumono la volontà di arrivare al traguardo a “ogni costo”, quel fine che giustifica i mezzi di memoria stragista e opportunista, ciò che nessun uomo che possa definirsi tale potrebbe mai giustificare.

Caivano non ha bisogno di questo, il paese e i cittadini hanno bisogno di progetti condivisi e progettualità che siano capaci di guardare al futuro, non di accozzaglie derivate da tattiche militari per accerchiare il nemico e renderlo inerte per portare avanti delle idee che appartengono solo ai soliti trafficoni della comunicazione.

Bisogna fare un “patto tra uomini liberi”, che siano Uomini e liberi.

Il resto lo lasciamo a chi crede che la vita delle persone si possa giocare a dadi o, nella migliore delle ipotesi, in una partita a scacchi in cui il pezzo meno forte, un pedone qualsiasi tra i tanti, abbia più potere della regina.

Il cavallo muove a L, non sarà un caso che essa sia pure la prima lettera della parola “Libertà”.

Ma io non so giocare a scacchi, sarà per questo che non mi piacciono le tattiche e preferisco un più terra-terra “guardiamoci negli occhi”.

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