NAPOLI – Cadono i più antichi luoghi comuni e il week-end, una volta sacro, ormai è sdoganato pure nel calcio: a volte basta poco per ridare un impulso a una trattativa, provare a scuoterla, tirarla fuori dal pantano e dal silenzio, e una telefonata, adesso, ti cambia la vita. «Presidente….». Marek Hamsik è «il figlio che tutti vorrebbero avere» (cit. De Laurentiis) che s’è ritrovato dall’altro capo del cellulare il suo unico referente in quest’estate travagliata, avvinghiata in tormenti: ha provveduto a far da ponte Juraj Venglos, quello che banalmente viene considerato un procuratore e che per il capitano è invece molto più di un amico, ed ha fatto in modo che ci fosse il contatto per tentare di arrivare al contratto. «…Mi faccia andare…». Ci sono dodici milioni di buoni motivi (ma anche di euro) per decidere di chiudere la propria carriera in Cina, soprattutto quando s’è annusata un’aria nuova e s’è intuito che forse sta scadendo il proprio tempo: Zielinski ha smesso di essere una promessa da un bel po’, ha l’autorevolezza per lasciarlo in panchina, e Fabian Ruiz, che ha ventidue anni, non casualmente è stato il primo centrocampista avvicinato seriamente da Giuntoli. La successione è in fase di allestimento.

SI TRATTA – . Ci sono, all’orizzonte, in quell’Oriente sconfinatamente ricco, almeno tre soluzioni tra le quali Hamsik può scegliere e però esistono anche principi economico-finanziari ai quali il Napoli non può sottrarsi: se ne può parlare, eccome, dinnanzi ad una ragionevole offerta, magari non i trenta milioni di cui s’è avuto percezione all’inizio delle danze. Siamo praticamente alla fase successiva, quella del distacco indolore: i sentimenti hanno un ruolo, pesano per entrambi, ma la vita a volte impone scelte anche fastidiose ma inderogabili, dinnanzi alle quali bisogna piegarsi. (…)

Fonte: Antonio Giordano per Corriere dello Sport.it

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