MARANO di NAPOLI – La fantapolitica la sta facendo da padrona a Marano. In vista delle elezioni del prossimo 21 ottobre sedicenti esperti, immaginari influencer e “bacchettatori” seriali si fanno portatori della soluzione per  la città, con nomi da sponsorizzare e punto su cui concentrarsi.

Come nelle migliori giornate di calciomercato, anche nei bar, sui marciapiedi e su internet tutti pronti a tessere le trame per la mossa vincente. Di certo è che ci sarà il record dei candidati sindaco: almeno 5/6. Di certo è che chi vuol tentare di giocarsi la partita dovrà allearsi, anche al costo di chiudere gli occhi o tapparsi il naso su certe situazioni o personaggi. È palese che in giro, nella politica cittadina (ma anche extracittadina) non c’è il famoso “Maradona” che tutti auspicano di trovare. Nessun nome dal cilindro uscirà negli ultimi giorni. Allora forse sarebbe meglio andare sull’usato sicuro? Scegliere, forse, chi ha già governato e dimostrato una certa solidità o si potrebbe optare per una coalizione ampia, cercando di non impantanarsi sulla provenienza politica di quello o di quell’altro.

L’importante molto spesso, ma la cosa ahi noi non è ovvia, non è il singolo ma la squadra a fare la differenza. Marano non ha bisogno di un capitano al comando, forse avrebbe più bisogno di un padre nobile, di un buon insegnate che guidichi e costruisca i futuri amministratori della città. Certo è che la partita difficilmente si risolverà al primo turno. Nessuno troverà quei 12mila voti (voto più o voto meno) per raggiungere il 50% più uno delle preferenze per chiudere la partita al primo turno.

Allora forse sarebbe meglio concentrarsi sulle persone da inserire nelle liste, trovare insieme la strada che in caso di vittoria si dovrà percorrere e immediatamente dopo iniziare a far capire alla cittadinanza le proprie idee. La maggior parte degli aspiranti amministratori si sta focalizzando sui nomi, sulle persone da coinvolgere e sulle alleanze. Sembra purtroppo che il nome o i nomi siano più importanti delle idee. Nessuno a parlare di programmi, ma tutti a invocare alleanze o passi indietro.

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