NAPOLI – Il dato politico che esce fuori dalle urne è chiaro, lampante ed inequivocabile. Il Movimento 5 stelle paga lo scotto di non essere un partito, di non avere un’ideale fondante ma soprattutto quello di essere un movimento trasversale, il ché lo colloca tra i movimenti dell’antipolitica che godono o che hanno goduto, per un breve periodo di tempo, del voto di protesta.

La Lega nord, il partito più longevo, trasversale non lo è stato mai. I suoi ideali sono stati sempre ben delineati. All’occorrenza modificati, smussati ma mai rinnegati e questo l’italiano medio non l’ha capito e ha preferito ripararsi sotto l’ombrello del sovranismo, dopo essersi, anche attraverso i social, auto iniettato, dosi di pericolo imminente, di terrore derivante dall’invasione di una nuova razza, ammesso che si possa parlare di razza riferendosi all’Italia.

La Lega da sempre è stato il partito del “Prima il nord”, poi “prima gli italiani” e adesso quello del “buon senso in Europa”, ovviamente è buon uso cambiare slogan ad ogni campagna elettorale ma Salvini è sempre lo stesso, è quello che cantava “Napolecani” a Pontida ed è quello che sfoggia in bella mostra sui suoi scaffali il cappellino della Campagna elettorale di Trump e la foto di Putin, è quello che non ha disdegnato attacchi al Papa – al netto del Rosario che adesso preferisce stringere tra le mani – ed è quello che sicuramente, se andiamo avanti di questo passo, porterà a termine il progetto di federalismo del Nord.

Fortunatamente a Napoli si resiste e si cerca di mantenere alta la bandiera della pluralità. In tutta Italia, il 32% del M5S del 4 Marzo 2018 era formato da elettori di destra e di sinistra e oggi a quelli di destra sicuramente non è piaciuto il balletto di Di Maio caratterizzato dal supporto ai gilet gialli al dietrofront sugli sbarchi. Così da permettere la fuga dei voti di chi sotto l’effige di Alberto da Giussano sente che i propri ideali siano messi al sicuro.

Ma Napoli si sa è la città della resistenza per antonomasia, la città che da sola è stata capace di scacciare i nazisti in sole quattro giornate, una in meno rispetto a Milano. I napoletani da sempre un popolo libero ma conquistato, un popolo ospitale che non ha mai posto resistenza a chi lo volesse governare ma che nei fatti non si è fatto mai incatenare, perché la bellezza, la creatività e l’intelligenza non la puoi ammanettare ed è così che in tutta Napoli e provincia la Lega riesce a malapena a conquistare il 13% confermando però la crescita rispetto al dato delle politiche di Marzo 2018 che la relegava al 2,53%.

Napoli per adesso rimane gialla col M5S che raggiunge il 39,15% perdendo comunque tredici punti e mezzo percentili. Il resto viene guadagnato dal PD che passa dal 14% al 20% e Fratelli d’Italia che va dal 2 al 5%. Insomma il dato politico che esce fuori è chiaro, l’elettorato è molto sensibile alle azioni di governo ed è indubbio che il M5S con la scelta di Di Maio di governare a tutti i costi, alleandosi col nemico giurato del sud, ha di fatto regalato consensi al carroccio, facendo ribaltare la situazione nel giro di pochi mesi.

Adesso quello che rimane in dubbio è la tenuta di questo governo. Al netto delle dichiarazioni a caldo di Salvini in conferenza stampa dopo le prime proiezioni del voto, resta da capire quanto questo 34% peserà sul groppone degli italiani e del Movimento 5 stelle. Il leader del carroccio ha ribadito che il peso di questo consenso lo dirotterà sul Contratto di governo, il ché sta a significare una sola cosa, che Salvini non vorrà impedimenti sul decreto Sicurezza 2.0, sulla flat tax e altre idee targate Lega. A questo punto, in realtà, sta facendo capire agli italiani che forse, molto probabilmente, sarà meglio ritornare alle urne e presto!

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