Sea Watch 3 e Carola Rackete: l’amarezza di un figlio di un ufficiale della GdF

Prima che esponente politico, sono figlio di un ufficiale della Guardia di Finanza. Sono cresciuto con pane e regole. Regole da onorare, sempre e comunque. Mio padre mi ha insegnato a rispettare la divisa e le leggi, mi ha insegnato che ogni azione contraria alle norme provoca una conseguenza. E sono gli stessi principi che sto trasmettendo a mio figlio.

Sono commosso ed amareggiato per le vicende degli ultimi giorni. Ho sentito parlare della Sea Watch 3 e del suo ammiraglio Carola Rackete e ogni volta mi pongo una semplice domanda: Cosa sarebbe successo a me se avessi forzato un posto di blocco della Guardia di Finanza, infrangendo una o l’altra prescrizione normativa? Governare un Paese è difficile, ancora di più lo diventa quando la commistione del potere giurisdiziale con quello politico trascina il Paese in quella che può essere definita una CONFUSIONE TRA I POTERI DELLO STATO. Ognuno dovrebbe rispettare ed onorare il proprio ruolo, svolgendo in maniera imparziale i propri compiti. 

Dal mio punto di vista l’Italia dovrebbe gestire in maniera globale la situazione.

Bisogna eliminare gli interessi economici che sono alla base di questo flusso migratorio costante e senza fine, grazie anche l’aiuto dell’Unione Europea, che non può solo restare a guardare.

Solidarietà ai migranti che scappano da guerre, soprusi e violenze di ogni tipo.

Altrettanta solidarietà a Matteo Salvini, oggi chiamato a gestire problemi che per molti anni sono stati abbandonati nel grande calderone delle cose irrisolte.

Solidarietà per le donne e gli uomini della Guardia di Finanza che con grande lealtà e dignità vestono una divisa importante e ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita per far rispettare le leggi”.

Danilo D’Angelo

Consigliere comunale “Casagiove nel cuore”

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