Valeria Ciarambino candidata alle elezioni suppletive. E’ questa l’ultima indiscrezione che filtra dagli ambienti grillini. A Napoli Est, in cui si voterà il prossimo 23 febbraio, si sostituirà l’ex senatore Franco Ortolani, recentemente scomparso. Il M5S correrà da solo. Sfumato, dunque, l’accordo col Pd nel collegio uninominale Campania 07. L’ennesima alleanza saltata in aria. Oltre il colore del governo. E fin qui nulla di male. La capogruppo pentastellata in consiglio regionale è stata un’acerrima nemica (politica) del governatore De Luca. Anzi. Spesso sono volati stracci indecorosi. Eppure al netto degli attacchi, volendo entrare nel merito della questione, qualcosa non torna. Premesso che la Ciarambino può candidarsi dove vuole e con chi vuole. In un collegio in cui soltanto 2 anni fa il M5S ha letteralmente stracciato la concorrenza, l’esponente grillina effettivamente ha tutte le chance per diventare senatrice della Repubblica. Eppure c’è qualcos’altro. Qualche strategia segreta che non è stata ancora resa pubblica. O perlomeno non si vuol renderla agevole a tutti.

Un vero e proprio vaso di Pandora racchiuso nei meandri della politica. Andiamo con calma. Abbiamo già scritto che la Ciarambino in consiglio regionale è stata una fiera oppositrice al governo in salsa Pd. Qualche volta a torto. Qualche volta a ragione. Però resta incontrovertibile il dato politico consumatosi negli ultimi 5 anni. Ma non è questo il punto. Esiste un altro dato, inspiegabilmente ignorato dagli addetti ai lavori, che “inchioda” il ragionamento sulla candidatura alle Suppletive a Napoli Est. Valeria Ciarambino è la fedelissima di Di Maio in Campania. Che si è opposto, e continua ad opporsi tuttora in altre vesti, nel M5S al patto col Pd. Politica vuole che la corrente di riferimento debba attuare la linea politica imposta dal proprio leader sui territori. In altre parole se Di Maio è la valvola anti Pd a Roma, Ciarambino lo è in Campania. E lo confermano, qualora ce ne fosse bisogno, i numerosi attacchi con l’ex sindaco di Salerno che abbiamo descritto in precedenza. In parole ancora più povere se Di Maio si oppone al Pd, la Ciarambino deve eseguire scientificamente l’ordine di scuderia in Regione. Sempre distante dal Pd. Da qui cade lentamente il muro di gomma che impedisce la comprensione della sua candidatura. Candidandola a Napoli Est si dà il via libera all’accordo col partito di Zingaretti. Si “elimina” dal tavolo politico l’unico ed ultimo ostacolo al patto giallorosso. Del resto la storia non si può sconfessare.

E nemmeno dimenticare. In tempi non sospetti De Luca chiese un incontro per instaurare un dialogo col M5S. Ricordate chi chiamò? Tommaso Malerba, anch’egli consigliere regionale pentastellato. Appunto. Malerba e non Ciarambino, leader del gruppo consiliare. Quasi a rimarcare una volontà che sta emergendo con convinzione in questi giorni. Il partito di Grillo al netto delle posizioni di Di Maio (per l’ennesima volta si capisce che il vero capo del movimento è Giuseppe Conte), che restano marginali rispetto alla linea ufficiale, si è finalmente deciso di entrare in coalizione col Pd in Campania. Il candidato? Vincenzo De Luca. Dal conclave di Contigliano, (è scientificamente provato che si debba cambiar nome al partito ogni 10 anni) e lo dimostra pure la foto in cui Zingaretti e lo stesso De Luca parlano con un certo riserbo, gli stati generali dem hanno sciolto il nodo campano. L’ex sindaco di Salerno, al netto delle timide resistenze di Di Maio, sarà il candidato ufficiale del nuovo centrosinistra. Con l’aggiunta del M5S. In realtà, secondo i ben informati, il colloquio fra i due non sembra sia andato benissimo. Ma resta il fatto che Zingaretti da segretario in carica continua a non ufficializzare il passo indietro di De Luca. Peraltro a pochi mesi dalle elezioni regionali. Due indizi fanno sempre una prova. E la verità sta sempre nel mezzo. Ben oltre le chiacchiere da marciapiede e le sterili polemiche in fumo e distintivo. E De Magistris? La volpe quando non arriva all’uva dice che è acerba …

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