Obiettivo consiglio regionale. E’ questo l’ordine di scuderia nella maggioranza guidata dal sindaco Antonio Amente. Oramai la notizia è di dominio pubblico da tempo. Il primo cittadino melitese candiderà il figlio Cosimo nella Lega alle prossime elezioni regionali. In realtà già alle scorse elezioni europee, e lo abbiamo sottolineato in un altro articolo qualche mese fa, l’ex cosentiniano aveva sostenuto il partito di Salvini. Votando Lucia Vuolo, europarlamentare leghista fedelissima dell’ex sindaco di Afragola, Vincenzo Nespoli. Ad onor del vero il risultato ottenuto a Melito non ha esaltato nessuno. Probabilmente nemmeno gli attori in campo. In tutto 1140 voti. Che collegati ad una maggioranza composta da 17 consiglieri fanno emergere uno scenario ai limiti del ridicolo. Una media 70 voti a consigliere. Statistiche alla mano, non ci vuole uno scienziato per comprendere il fallimento elettorale. Soprattutto per una maggioranza che ha rischiato di vincere al primo turno. Una miseria. Una vittoria di plastica che non sfugge alla verità dei numeri. Ma non è questo il punto (su cui ci siamo soffermati tempo fa). Ciò che non torna e che dovrebbe far riflettere i consiglieri di maggioranza è la scelta del candidato al consiglio regionale. Ovvero il figlio del sindaco. Per carità, nulla di personale contro Cosimo. Può candidarsi dove vuole e con chi vuole.

Ciò che non torna è il criterio con cui il primo cittadino abbia scelto la candidatura per le Regionali. Nel programma di una maggioranza numericamente salda e che ha sposato, al netto dei cambi di casacca, il progetto politico incarnato da Antonio Amente nel 2017, era inclusa pure la candidatura del figlio? Probabilmente no. Possibile che nelle fila della maggioranza melitese non esista nessun consigliere, nessun giovane (magari anche in gamba) che non abbia ambizioni (più che legittime) di provare una candidatura “sovracomunale” e con l’avallo dell’amministrazione in carica? Possibile che l’approdo nel primo partito in Italia abbia partorito il cosiddetto “topolino”? Da padre in figlio. Per adesso nessun mugugno dalla coalizione di governo. Nessuna presa di distanza. Nessuna polemica. Niente di niente. Tutti in silenzio (o almeno così pare) ad “ingoiare” l’imposizione del primo cittadino.

Ricordiamo che non è la prima volta che in “casa Amente” succedono episodi simili. Negli anni scorsi in consiglio regionale sedeva Mafalda Amente, nipote dell’attuale fascia tricolore ed esponente di spicco in Forza Italia. Oggi è la volta del figlio. Ripetiamo, scelte più che legittime. Saranno gli elettori a premiarlo o bocciarlo. La questione è politica. In altre parole la candidatura del figlio di Amente è una scelta a nome della maggioranza o è un’imposizione del primo cittadino sulla maggioranza che lo sostiene? Mistero della fede.  Finita qui? Neanche per sogno. Chi mastica un po’ di politica sa bene che una candidatura del genere può rappresentare una bomba ad orologeria. Soprattutto sul piano politico. Cosa accadrà nel caso in cui il buon Cosimo non riuscisse ad essere eletto? Non è assolutamente scontato che la mancata elezione del “figliol prodigo” potrà avere ripercussioni sulla tenuta della maggioranza. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia. Una storia che si arricchirà dell’ennesimo capitolo. Ai posteri l’ardua sentenza.

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