Il passaggio in Italia Viva di Michela Rostan ha destato scalpore all’intero mondo politico. C’è chi ha parlato di tradimento. Chi di coltellata alla sinistra dura e pura. Insomma, tanta confusione sotto il cielo quando si scaldano i cori del tifo senza storia. E troppo fumo negli occhi di chi vuol conoscere nel merito la bontà di una scelta impopolare ai più. Passiamo ai fatti. L’entrata nelle fila renziana da parte della giovane deputata, per chi conosce i fatti senza dar fiato alle trombe, non è un fulmine a ciel sereno. Qualche giorno sul suo profilo social Rostan scriveva: “Credo sia giusto spiegare come è andata. La verità mai come in questi casi è dovuta. Per due anni ho lavorato intensamente alla mia proposta di legge per il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale ai medici e al personale sanitario in servizio. È stata la mia prima proposta della legislatura, ed è stata la mia battaglia fino all’ultimo. Purtroppo oggi, in Commissione Affari sociali, il governo ha dato parere contrario al mio emendamento, e Pd e 5stelle hanno votato contro.

Nel corso di tutto questo tempo ho incontrato decine di operatori sanitari vittime di aggressioni anche brutali, rappresentanti nazionali e locali dei sindacati di categoria, i medici dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”, gli operatori del 118, associazioni di professionisti, titolari di strutture cliniche, esperti giuristi e le guardie giurate che operano nelle strutture ospedaliere. Molti di loro sono stati ascoltati in audizione nella Commissione della quale faccio parte. Tutti d’accordo con questa proposta. Insieme abbiamo preparato il testo di legge. Ecco perché è un voto che fa male. Che mostra il più totale disinteresse per i problemi di una categoria che quotidianamente si adopera per tutelare la nostra salute tra mille problemi logistici e organizzativi. Io ho fatto tutto quello che potevo: ho difeso la proposta fino a votare in dissenso da governo e maggioranza. Ora tocca agli altri prendersi la responsabilità delle loro scelte. La mia battaglia è stata limpida e decisa. La legge sulla violenza ai medici e al personale sanitario uscirà dalla Camera imperfetta, inefficace, insufficiente. C’è grande rammarico e grande amarezza. Ma ho l’orgoglio di aver difeso fino in fondo le cose in cui credo. Grazie a chi mi ha sostenuta.”

Più chiaro di così, si muore. Non ha senso rimanere in un partito, o peggio ancora in un governo, che non sostiene le battaglie di un proprio membro. Al netto della legittimità e dell’importanza della proposta. Un (sedicente) governo di sinistra che dice di difendere i più deboli come può bocciare la proposta di legge legata a tutelare ulteriormente i medici in Italia? Ma non è tutto. LeU nel governo è rappresentato da Roberto Speranza, attuale Ministro della Sanità. Avete capito bene. Una proposta interna al suo stesso partito legata al suo ramo di competenza. Eppure è stata bocciata. Insomma, il ragionamento è troppo semplice per non essere compreso. Dall’azione all’azione. Rostan è stata delegittimata sul piano politico dalla sua stessa componente. Ed obiettivamente sarebbe stato da stupidi ingoiare il boccone e rimanere in un campo ostile. Rostan è andata via in quanto non rappresentata. Né lei, né l’immenso lavoro svolto negli ultimi 2 anni insieme ai tanti operatori sanitari incontrati. Cos’avrebbe detto la giovane deputata ai tanti che gli hanno chiesto un cambio di marcia nella tutela del personale sanitario? Come avrebbe potuto spiegare agli elettori la sua presenza in un partito che non ascolta le sue istanze? Onestamente sarebbe stata un’impresa impossibile che avrebbe pagato sulla propria pelle. 

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