In questo periodo di totale stallo da parte di tutte le attività non ritenute di prima necessità oltre che un’emergenza economica facilmente prevedibile, in un Paese con un alto tasso di corruzione come l’Italia, si può verificare una vera e propria guerra fredda tra Stato e criminalità organizzata.

Come asserisce anche il magistrato antimafia Cafiero De Raho in una delle sue relazioni della Direzione Investigativa Antimafia, laddove lo Stato non faccia in tempo a mettere su tutte le misure adeguate di welfare e venire incontro ai bisogni delle famiglie meno abbienti si creerà un vuoto che sarà prontamente colmato dalle Politiche Sociali delle mafie. In quel modo si lascia che si crei sul territorio quel senso di sudditanza dei cittadini verso le criminalità organizzate.

Oggi sono tutti fermi, chi operava in regime sommerso e chi occupava un settore costretto a chiudere da DPCM. Chi ha avuto la fortuna di mettere da parte qualche risparmio ha potuto arginare la spesa alimentare che questo periodo ha imposto alle varie famiglie, ma chi in Italia riesce a mettere da parte fondi in maniera di venire incontro al fabbisogno del proprio territorio oltre lo Stato? La criminalità organizzata.

Le mafie in Italia, laddove non si provvedesse a qualsiasi misura di sostentamento da parte dello Stato, non solo saranno capaci di entrare nelle case degli italiani offrendo copertura economica ma allo stesso modo potranno anche intervenire nei capitali delle varie società, fino a raggiungere il loro reale obiettivo di acquisirle in toto.

A tal riguardo, sia attraverso i social che attraverso organi di stampa ignari o totalmente in malafede, stanno cominciando a comparire i primi messaggi di aiuti da parte di associazioni o organizzazioni vicine o costituite dalla malavita organizzata, dove si offre aiuto, lavoro e sostentamento economico. In questo modo la mafia locale riesce anche instaurare un primo approccio con il soggetto bisognoso, dove in un futuro prossimo non si esclude che possa rappresentare futura manovalanza, visto che a questi livelli anche l’offerta lavorativa delle mafie risulta essere più veloce ed efficace di quella messa in atto dalle varie parti statali.

Le mafie ai giorni nostri agiscono su vari livelli, non sono più da considerarsi solo gestori di mercati sommersi e illegali come spaccio, prostituzione, estorsione etc. Ma esse si sono evolute anche a livello superiore e il loro unico obiettivo oggi è quello di reinvestire il proprio utile in attività legali e a tal riguardo sono alla ricerca spasmodica anche dell’accettazione sociale attraverso i mass media e gli organi di informazione. Infatti non bisogna meravigliarsi, anche grazie al loro modo di mimetizzarsi nel tessuto sociale, come alcuni organi di informazione riescano a diventare veri e propri megafoni fino ad impacchettare – forse inconsapevolmente – veri e propri spot pubblicitari. Grazie a questo tipo di organizzazione la criminalità organizzata riesce ad operare su quello che gli inquirenti chiamano il secondo livello, ossia l’infiltrazione dei clan nel mondo dell’imprenditoria, del professionismo e della pubblica amministrazione.

Operando su questi livelli le mafie fanno in modo che i loro investimenti, quindi la provenienza dei loro fondi, si riesca sempre più a diffondere nel libero mercato fino a far perdere totalmente o a rendere sempre più difficile l’individuazione della provenienza dei fondi primari investiti.

Insomma, partendo anche da un piccolo gesto inconsapevole – come succede con una semplice caduta di una pietra che innesca una valanga – si può essere partecipi di un meccanismo del quale si ignora l’origine, l’identità e la gravità che esso rappresenta.

A maggior ragione, lo Stato deve fare in fretta. Deve mettere su, in men che non si dica, tutte le misure idonee, con una facile usabilità di adesione, per arginare tutte le crisi economiche che l’emergenza Covid-19 da qui a breve termine innescherà sull’intero territorio nazionale.

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