Impazza la discussione su Catello Maresca. Il famoso magistrato che permise l’arresto del boss Michele Zagaria. E che Fratelli d’Italia ha scelto come candidato governatore per il centrodestra. Negli ultimi giorni non si parla d’altro. O meglio. Se ne parla anche troppo senza cognizione di causa. Col serio rischio, peraltro concreto, di collezionare l’ennesima figuraccia. Perché al netto di tutto Maresca resta una figura di prestigio. Il problema resta l’utilizzo strumentale e senza senso che la politica, precisamente una parte di essa, ha fatto sul suo nome. Cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte. Sicuramente la posizione del partito di Giorgia Meloni ha frantumato in mille pezzi il centrodestra campano. Tanto per cambiare direbbe qualcuno. Basta leggere le reazioni a caldo. Un secondo dopo il fronte anti De Luca si scioglie come neve al sole. Forza Italia attraverso una nota del coordinatore regionale De Siano resta sulla sua posizione iniziale. Il candidato governatore resta Stefano Caldoro. Punto. E da qui non si scappa.

Il partito di Berlusconi non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro. Pure perché nel solco degli accordi romani la Campania tocca a Forza Italia. I patti sono patti e vanno rispettati. Contrariamente una rivisitazione della spartizione delle regioni provocherebbe un effetto (Puglia in primis) rischiando una guerra intestina al popolo azzurro senza precedenti. Regalando al Pd le altre regioni al voto. Capitolo Lega. In una recente intervista il coordinatore regionale Nicola Molteni boccia Caldoro senza troppi giri di parole. Da sempre il nome (neanche troppo velato) del Carroccio in Campania si chiama Aurelio Tommasetti. Già candidato alle ultime Europee nel partito di Salvini ed ex Rettore dell’Università di Salerno. Finita qui? Nemmeno per sogno. A margine di tutto ciò lo stesso Maresca da magistrato serio qual è dalle colonne di Juorno.it si tira fuori dalla corsa: “Il fatto che mi sia intestato questa battaglia (sulle problematiche che affliggono le carceri italiane, ndr) ha indotto molti a propormi per quasi tutti i posti dell’arco costituzionale. Da capo del Dap a presidente di Regione, forse mancano solo presidente della Repubblica e Pontefice. Ringrazio tutti, ma io sono e mi sento profondamente magistrato e forse prima ancora uomo antimafia. Un ruolo che svolgo in Tribunale, nelle Scuole, all’Università e tra la gente, nonostante qualcun altro abbia ritenuto che non fossi utile alla struttura creata da Giovanni Falcone”. Più chiaro di così si muore. Maresca non vuole essere tirato in ballo. Non vuole essere della partita. Non vuole scendere in politica.

Del resto la sua posizione (come dargli torto?) si rafforza dinanzi ad un centrodestra frantumato sul nome del governatore e senza tanti argomenti da offrire. Domanda spontanea. E’ stata l’assenza di un progetto politico unitario a convincere Maresca a ritirarsi? Ha sicuramente inciso nella sua decisione. Ma resta il dato di verità. In assenza di un’alternativa credibile l’attuale Procuratore Generale napoletano sarebbe stato il nome della vittoria a tutti i costi. A tal punto da incamerare pure De Magistris. E qui casca l’asino. Sarebbe stata la peggiore accozzaglia di sempre. Dalla destra alla sinistra radicale. Tutti insieme appassionatamente. Pensateci un attimo. Caldoro e De Magistris nella stessa coalizione con Forza Italia all’opposizione dello stesso De Magistris al Comune di Napoli. Avrebbero fatto ridere i polli. L’operazione è naufragata ancor prima di cominciare e allunga la vita a De Luca. Il governatore uscente con questi “chiari di luna” del popolo azzurro si avvia verso la riconferma. A questo si aggiunge obiettivamente una gestione della pandemia in Campania praticamente perfetta. L’ex sindaco di Salerno vuole il voto a luglio per capitalizzarla politicamente quanto prima e chiudere la partita, inutile girarci intorno. Del resto con un centrodestra in queste condizioni, De Luca dorme sogni tranquilli per altri 50 anni. Lo stesso Mastella, fiutato il fallimento annunciato, ha dichiarato di sostenere il governatore campano con una propria lista nonostante la moglie senatrice eletta nelle fila di Forza Italia. Ma anche la posizione del sindaco di Benevento ha un suo perché. Al netto delle sensazioni di pancia. Amministrativo prima ancora che politico e ne parleremo nei prossimi giorni. Oramai il dado è tratto.

De Luca sa bene che la gestione del Covid (i dati sui positivi sulla base dei tamponi effettuati testimoniano i risultati schiaccianti ottenuti dal governo regionale) sarà un elemento decisivo in campagna elettorale capace di spostare gli equilibri del voto. E su cui tutti gli attori in campo dovranno misurarsi. Niente di più, niente di meno. A pochi mesi dal voto e senza una proposta politica, il centrodestra rischia di essere spazzato via. Solo che in questa fase ci sta mettendo anche del suo. Con la logica del “tutti dentro” non si va lontano.

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