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Controlli anti-Covid ad Arzano: sequestrati 139mila dispositivi sanitari non a norma

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GUARDIA DI FINANZA NAPOLI: CONTROLLI ANTI COVID-19. SEQUESTRATI 139.000 DISPOSITIVI SANITARI NON A NORMA. 8.000 ERANO DESTINATI A BAMBINI

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito dei servizi di controllo sull’osservanza delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica, ha sequestrato, in un esercizio commerciale di Arzano gestito da un cittadino di origine cinese, oltre 139.000 mascherine sprovviste del marchio CE, pronte per essere messe in vendita.

In particolare, i finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano hanno individuato, all’interno di un grosso rivenditore di Arzano oltre 139.000 dispositivi di protezione individuale, tra mascherine “spacciate” per chirurgiche e KN95, anche con filtro.

Tutti i prodotti erano privi di documentazione attestante le caratteristiche protettive e delle autorizzazioni e certificazioni per l’importazione.

Ben 8.000 di questi erano destinati a bambini.

Posti sotto sequestro anche 200 pseudo visiere protettive e 15 tra termometri e pistole termoscanner ad infrarossi, sprovvisti di certificazione di conformità e alla normativa europea di settore, nonché dei relativi controlli di qualità sul prodotto al fine di consentire affidabilità e certezza nella corretta misurazione della temperatura.

La vendita dei prodotti, al dettaglio, avrebbe potuto fruttare al venditore circa 120.000 euro.

L’attività di servizio testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza di Napoli nel contrasto agli illeciti nel settore della sicurezza dei prodotti, finalizzato alla tutela dell’economia legale e della salute dei consumatori.

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ARZANO. Dopo 32 mesi, la Commissione Straordinaria lascia il “servizio” men che a metà.

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Alla Commissione straordinaria capeggiata dalla D’Orso, ci sono voluti 32 mesi per abbattere una piccola parte degli abusi della 167. Molti altri abusi sono ancora sotto gli occhi di tutti, a testimoniare che lo Stato non vuole vedere, quando sono coinvolti dipendenti comunali, vigili urbani, medici, avvocati, insomma il fior fiore della comunità.

Nel 2018, l’ex Sindaca ottenne un finanziamento per il Parco urbano di via Cardarelli, nell’ambito di finanziamenti regionali tesi a dare segnali forti contro l’illegalità, scoperchiando una triste realtà. Voleva incidere nel quartiere diventato fortino della camorra attraverso la “liberazione” degli spazi comunali e la predisposizione di percorsi attrezzati nel verde per adulti e bambini.

La scuola, cuore centrale del quartiere, doveva diventare raggiungibile da tutte le strade laterali  pedonali previste a raggiera nella originaria progettazione dell’area, la quale disegnava ampi percorsi a verde pubblico attrezzato tra ognuno dei blocchi di villette e condomini di edilizia residenziale e cooperativa. I porticati della 167, la Scuola, la Città dei ragazzi (oggi sede della UILDM e della Protezione civile), l’Isola ecologica, il Distretto sanitario dovevano diventare luoghi aperti con ampi spazi di aggregazione finalizzati ad eliminare la ghettizzazione e la separatezza dei fabbricati IACP dal contesto. Il progetto del Parco urbano sarebbe dovuto diventare la conclusione dell’iter di riappropriazione degli spazi comunali recitanti con cancelli, muri di cemento, pareti di fil di ferro dai notabili della città, da quelli che comprando le villette a schiera di via Cardarelli, di via Colombo e di via Silone, hanno deciso di appropriarsi di demanio comunale nel colpevole e collusivo silenzio delle amministrazioni dell’epoca.

Tutte le cooperative di villette a schiera hanno perpetrato tali abusi, allargando più del triplo i giardini personali, piazzando cancelli per chiudere i varchi diretti verso la scuola e quel grande campo, oggi incolto, che c’è davanti, trasformando un quartiere modello di integrazione pubblico/privato in una serie di bunker anonimi, brutti e facili da presidiare per la camorra.

La Prefetta D’Orso – su tali basi – è stata costretta a dare un segnale anticamorra, anche per le continue sollecitazioni delle associazioni e di parte della stampa, decidendo di abbattere solo il deposito abusivo delle palazzine IACP, ignorando la villona e la villetta spuntate sotto ai portici del palazzo popolare, ma anche tutte le requisizioni private di giardini e strade comunali fatte dalla classe dirigente del paese.

Ed infatti, a leggere gli atti, si scopre che il prestito ottenuto per la demolizione riguardava solo quella piccola porzione di abuso.

Minformo, però, ha fatto bene il suo lavoro di giornalismo libero e d’inchiesta e, con l’articolo “Ad Arzano la camorra resta indisturbata” (leggi qui) ha scatenato un putiferio, mettendo in luce quanto sia inutile l’anticamorra di facciata proclamata da chi cerca solo visibilità se non viene seguita dai fatti.

Gole profonde riferiscono che il Prefetto in persona, in una fredda telefonata, abbia richiamato la D’Orso ad una maggiore incisività – dopo 32 mesi – e così è stato esteso l’abbattimento alla villona, esplicitamente richiamata nell’articolo, mentre sul resto sarebbe stato calato il solito silenzio, a partire dalla villetta sotto i porticati, che spicca con le sue tende parasole.

Sarebbero gli stessi dipendenti dell’ufficio tecnico e del comando di polizia municipale a celare la quantità e l’enormità degli abusi compiuti nell’area: di seguito se ne posta un ampio reportage fotografico, relativo a muri, cancelli, coperture abusive che negli anni hanno trasformato quell’area nel fortino della camorra arzanese, con la speranza che i due attuali comandanti dei vigili urbani sappiano portare a conclusione il ripristino della legalità.

A quando gli altri abbattimenti?

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Le “sindache” di Arzano scelgono la Chiesa

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ARZANO – Le “sindache” di Arzano scelgono la chiesa. Questa in corso ad Arzano è la campagna elettorale più strana di sempre.

Ieri, una testata giornalistica, che organizza dirette su Facebook, ne ha lanciato una per venerdì con i 4 candidati a sindaco arzanesi.

Le due concorrenti sindache qualche ora dopo, non solo smentiscono la partecipazione al programma, ma addirittura accusano di fake il direttore responsabile. La candidata del PD dichiara di aver espresso l’indisponibilità a partecipare, unitamente alla candidata di Arzano Alternativa.

A stretto giro, quest’ultima, prende le distanze dalla notizia che dichiara essere una fake.

Cosa da pazzi, direbbe qualcuno con un po’ di buonsenso!

Forse le due signore candidate allo scranno più alto di piazza Cimmino sono state prese dal panico e temono una figuraccia?

Certo è che ogni volta che Cinzia Aruta parla in diretta Facebook non ne esce bene, anzi!

L’ultima intervista l’ha fatta precipitare nei sondaggi, perchè sembra inciampare persino su poche frasi fatte, attorcigliando confusamente le poche idee elettorali che dovrebbe avere ben chiare. L’altra è certamente più spigliata, ma ai puristi della lingua italiana tremano le vene ai polsi quando parla.

Comunque sia, le due candidate arzanesi nel mentre rifiutano un invito, ne accettano un altro più sicuro, più protetto, quello della “convention” ecclesiale.

Già, perchè dai litigi, dai pettegolezzi e dalle gelosie tra gli abituali animatori delle parrocchie è nata l’inconsueta iniziativa delle chiese arzanesi, che prende forma come “comunicato della comunità ecclesiale” che “ascolta la voce dei 4 candidati a sindaco“.

Forse la chiesa rassicura, forse non ci saranno domande ma monologhi letti dal pulpito, tuttavia resta  immotivato e imperscrutabile il mistero del diniego delle sindache.

Intanto, molti dubbi attanagliano i cittadini arzanesi di fede, i quali si chiedono se Monsignor Battaglia sa che la Chiesa di Cristo Redentore si trasformerà nel pulpito di quella politica che non è riuscita a presentare liste senza “indesiderabili”.

Si chiedono, come mai la chiesa scende in campo in questo modo?

Storicamente legata a Gennaro De Mare e alla sua lista, i cui candidati si aggirano quotidianamente tra scranni, incensieri e portacandele, la chiesa in questo modo polarizzerà ancora di più le divisioni interne.

Era proprio il caso di gettare odio tra i fedeli di opposto credo politico, chiamandoli tutti a raccolta?

E le norme anticovid che fanno entrare pochi fedeli per volta durante le celebrazioni, come saranno rispettate?

Il Comandante della Polizia Locale vigilerà?

Sicuramente, questa è la campagna elettorale più strana di sempre!

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Passerelle ad ARZANO: il turno di Di Maio

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ARZANO – Mentre il Sindaco di Casoria annuncia un finanziamento di 700.000 (settecentomila) € per realizzare una nuova struttura polifunzionale, Arzano perde il tanto sbandierato “tesoretto” per il Palarea promesso a dicembre 2020 dal ministro allo sport cinquestelle Spadafora, ex staffista del ministro Luigi Di Maio.

Ciò nonostante ci sono ancora smemorati che, in campagna elettorale, gridano di poter contare sui livelli provinciali, regionali e nazionali dei maggiori partiti politici, pronti a dare una mano agli arzanesi.

Dimenticano che come Spadafora, ognuno passa e va; passato il Santo … passata la festa!

Anche alla festa della coalizione di centrosinistra di domenica mattina ha partecipato un ministro cinquestelle, l’on. Luigi Di Maio.

Ad accogliere il ministro Di Maio c’era qualche centinaio di persone impegnate a fare selfie e dirette Facebook: piuttosto magro come risultato, se si considera che è stato scelto un luogo di passaggio come il fondo di via Napoli, piuttosto che la centralissima  piazza Raffaele Cimmino.

Ormai, i 5 stelle sono dilaniati dalle contrapposizioni interne che si riflettono anche ad Arzano, dove i vecchi fondatori del meetup hanno preso le distanze dall’alleanza con Gennaro De Mare, dal PD e dalla sua candidata a sindaco.

Un ulteriore elemento di grave frizione tra i 18 candidati e i fondatori del meetup sarebbe stata la candidatura di Fabio Gallo, il quale più che impegnato per il successo del Movimento, sembrerebbe alla ricerca di una legittimazione all’interno del PD metropolitano e regionale, vista anche la candidatura del cognato  Giuseppe Sanfilippo alla 7^ Municipalità e la sua presenza in più di una iniziativa piddina.

Consigliere nel consiglio comunale del 2017 sciolto per infiltrazione camorristica, Fabio Gallo sembrerebbe aver spaccato il Movimento per la sua attività di avvocato, per aver stretto un patto di ferro con Gennaro De Mare e per la sua discesa in campo, che ai fondatori del Movimento è sembrata del tutto inopportuna.

Durante la festa, la candidata a sindaco del PD si è limitata a gridare convulsamente slogan privi di contenuti. Molti si aspettavano un ragionamento sullo stato deficitario del comune, sui mille bisogni di Arzano, sulle cose più urgenti da fare così da far impegnare il ministro almeno su qualche tema (ad esempio il problema dei trasporti o l’urgenza di assumere giovani al Comune). Purtroppo, si è limitata ad affermare a più riprese che la coalizione c’è, che il Movimento 5 Stelle e il PD la sostengono e che bisogna vincere, perché i ragazzi non devono più abbandonare Arzano, senza mostrare la benché più pallida idea di cosa e come fare e di cosa chiedere ai politici che partecipano alla festa.

Di Maio, nel suo intervento, è parso sotto tono ed incapace di aggregare gli elettori intorno ad una visione di città; tutto sommato, la sua venuta è stata controproducente visto che i negativi commenti di piazza fanno riferimento solo ai “beneficiati” del reddito di cittadinanza, di cui Arzano detiene il primato nell’area a nord di Napoli. Lo stesso ministro se ne è reso conto e, secondo alcuni bene informati, avrebbe dichiarato che prenderà provvedimenti dopo i risultati elettorali.

Insomma, è una vecchia storia e bene ha fatto un candidato a sindaco a puntualizzare che “I diritti di ciascuno non devono essere condizionati dalle “conoscenze” dell’amico di turno. Deve finire il tempo degli amici degli amici.”

Ormai, in un paese allo sbando, si chiede il voto per il figlio, la sorella, il nipote, persino per la cugina che abita altrove, solo con la speranza di ricevere un favore dagli amici e dagli amici degli amici, ben sapendo che non avranno alcuna possibilità di sedere in Consiglio comunale.

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