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Cucina

[Il piatto della settimana] Un piatto antico e ‘povero’, ma ricco di soddisfazione

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Rieccoci con il consueto appuntamento, con la nostra rubrica, ‘Il piatto della settimana‘.

Siamo a Napoli e come da tradizione non poteva mancare questo piatto. Semplice, ma allo stesso tempo caratteristico e squisito.

Tra i veri sapori autentici di questa città, mentre girovagate per i vicoletti, c’è un profumino che attira sempre i più ‘intimi conoscitori’.

Arriva dalla cucina dei tipici Bassi napoletani: si tratta della pasta e fagioli napoletana.

Un piatto antico e semplice, ma completo. Pare che le vecchie generazioni di contadini, dopo una lunga giornata di lavoro nei campi, amassero cucinare e mangiare questo piatto proprio perché dava loro ristoro. In effetti quando si mangia questo piatto ci si sente sempre pieni e decisamente soddisfatti. Insomma è una vera iniezione di energia positiva e forse una cura ‘psicologica’ alla stanchezza.

La ricetta tradizionale delle nonne ha un segreto. I fagioli per essere più ‘saporiti’ venivano cotti sul fuoco del camino, possibilmente in un tegamino e senza essere ammollati nell’acqua.

Esistono varie versioni di questo piatto e ognuno sa come cucinarlo a modo suo. Sarebbe superfluo e inutile, quindi, minuzioseggiare sui dettagli culinari e sulla ricetta del piatto. Tutti i cuochi e le cuoche napoletane hanno intrinseche alcune ricette, tra queste c’è sicuramente la ‘pasta e fagioli’, perché fa parte della Storia culinaria di Napoli e sarà sempre un piatto alla portata di tutti.

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Campania

[Il piatto della Settimana] Tradizione e sacralità in questa pietanza

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Nella nostra rubrica ‘Il piatto della settimana’, stiamo per parlarvi di una prelibatezza, questa volta non molto ‘raffinata’ ma al contempo deliziosa, della cucina campana. Un piatto che ha una tradizione antica, annoverato anche da personaggi di alcuni secoli fa.

Nel 1837, un famoso scrittore, scrisse qualcosa in merito ad un piatto.

Nelle pagine di ‘Cucina teorico pratica’,  firmata IPPOLITO CAVALCANTI, c’è spazio per una pietanza che, all’apparenza non sembrerebbe ‘campana’, visto che noi amiamo mangiare la ‘sostanza’.

Si tratta, infatti, di un piatto semplice, ma allo stesso tempo appetitoso. La cosiddetta, fritta di Scammaro.

Per chi non lo sapesse, il termine deriva dalla parola scammare, che in dialetto napoletano significa “mangiar di magro”.

Infatti, questa succulenta frittata di spaghetti viene preparata spesso nel periodo della Quaresima, quando il Venerdì non bisogna infrangere il voto di astinenza dalle carni. Tradizione vuole che si mangi soprattutto nell’ultimo Venerdì, quello che precede Pasqua.

La preparazione è molto semplice e veloce: agli spaghetti passati in padella si aggiungono olive nere denocciolate, uva passa, acciughe sott’olio, capperi sotto sale, prezzemolo, peperoncino fresco, aglio, olio e sale.

Poiché si tratta di una frittata di pasta e non di uova, deve friggere a fuoco lento fino a raggiungere la doratura e la crosta croccante.

Dopodiché tutti a tavola, pronti a leccarsi i baffi.

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Attualità

Cibo. Ritirato dal mercato: gli esperti consigliano di non mangiare questo prodotto

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Il Ministero della Salute, attraverso una nota apparsa sul proprio sito, ha comunicato il richiamo per rischio microbiologico di un lotto (04/02/2021) di STRACCHINO Colli di san Fermo – Formaggio a Latte crudo, a marchio AZIENDA AGRICOLA E AGRITURISMO SANT’ANTONIO, prodotto da di Consoli Chiara, nello stabilimento GRONE in provincia di Bergamo, via Provinciale 28°( IT 03 1368 CE).

Il prodotto, che gli esperti consigliano di non consumare e di riportare al punto vendita, è stato segnalato per la “presenza di Listeria monocytogenes” rilevata in autocontrollo.

La formaggella a latte crudo non preimballato, è a peso variabile. L’infezione da listeria, anche detta listeriosi, è una tossinfezione alimentare che prende il nome proprio dal batterio che ne è la causa, il Listeria monocytogenes, il medesimo segnalato nel prodotto a marchio Selvaggio Sockeye affumicato. “. Esiste però anche un’altra forma, detta “sistemica”, che dall’intestino passa nel sangue e si diffonde nell’organismo, arrivando al sistema nervoso, “dando vita a encefaliti e meningiti e forme acute di sepsi”. In questo secondo caso, sottolineano i medici, tra l’assunzione del cibo contaminato e la manifestazione dei sintomi può trascorrere un periodo variabile tra uno e tre mesi.

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Attualità

[Il Piatto della Settimana] La leggenda degli gnocchi alla sorrentina

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Spesso la domenica è un giorno che la cucina napoletana riserva a dei piatti in particolare. Tra pasta al forno, lasagne e spaghetti ai frutti di mare, spuntano gli gnocchi.

Tra i principali comfort food, la storia di questo piatto ha radici antichissime. Gustoso, ricco ma semplice e tra i piatti più apprezzati della cucina mediterranea.

Fondamentale è la preparazione di questo piatto, soprattutto nella fase dell’impastare. Le antiche massaie pelavano le patate per poi farle bollire, tutto a mano, facendo scivolare ogni gnocco sui rebbi della forchetta per dare le inconfondibili righe.

Poi in un mondo che fa della “fretta” una delle condizioni principali della vita, a chi non va di prepararli, può anche comprarli già pronti, surgelati e magari fornire solo il ragù o il sugo.

Ma quante volte, mentre li mangiate, vi siete chiesti da dove arrivino e il perchè di questo nome così “bizzarro”?

Si tratta di un piatto antichissimo. Per quelli di patate, dobbiamo tornare al XVI secolo, quando iniziò l’importazione della patata in Europa dall’America. La versione alla sorrentina nasce con ingredienti della pizza, pomodori e mozzarella.

Si dice che i veri gnocchi di patate nacquero in Campania, tanto che esiste una leggenda a riguardo: un giorno un abate di campagna, molto goloso di gnocchi, ne fece indigestione, addirittura soffocandosi. Da qui arriverebbe il soprannome degli gnocchi, “strangulaprievite” (strangola-prete).

In realtà, seppur la leggenda sia affascinante, sembra che il soprannome arrivi da ancora più lontano, dall’antica grecia: in particolare dai termini “strongulos” e “preptos”, che dovrebbero significare un oggetto rotondo.

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