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Inchieste

Napoli. Tribunale del riesame non crede ai pentiti e scarcera l’imprenditore

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Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza emessa dal Gip partenopeo che disponeva la carcerazione di Parente, imprenditore napoletano ritenuto vicino al clan Zagaria.

Il Riesame ha valutato  non  gravi gli indizi di colpevolezza.

In particolare sono state considerate generiche, e senza riscontri, le dichiarazioni accusatorie di diversi collaboratori di giustizia che hanno indicato Parente come uomo di Zagaria.

L’indagine è iniziata nell’agosto del 2017 dopo l’ennesimo sversamento abusivo di rifiuti urbani, scoperto in flagranza, in un terreno a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta.

Attualità

L’INCHIESTA. Stash dei The Kolors indagato per ricettazione: i dettagli

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Guai in vista per Stash, il cantante dei The Kolors, che è finito nel mirino della Procura, in quanto indagato per ricettazione nell’ambito del filone d’inchiesta scaturito dal caso di Sonia Caparezzi, condannata a 1 anno e 6 mesi per aver sottratto alla società Air Protech di Magenta, di cui era contabile, circa 3 milioni di euro. L’artista, sarebbe legato alla donna da un rapporto d’amicizia. In particolare, Stash, sarebbe finito nell’indagine per il noleggio di due automobili, una Ferrari e una Maserati, che sarebbe stato pagato da conti riconducibili alla società. Si attende la replica del cantante, anche se l’avvocato che lo rappresenta ha rigettato ogni accusa, facendo sapere che il suo assistito, sarebbe all’oscuro di tutto.

Inoltre, lo stesso legale, sostiene che Stash non fosse al corrente che le auto, fossero state pagate con i fondi sottratti alla società della quale la Caparezzi era contabile. Le indagini, erano partite da un banale controllo fiscale e si erano concluse nel novembre 2017.

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Attualità

Caso Ilva, arrestato l’avvocato Amara: i dettagli

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La Guardia di Finanza ha arrestato questa mattina l’avvocato Pietro Amara, nell’ambito dell’inchiesta sull’ex Ilva, nella quale è coinvolto anche l’ex procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo. Disposto per quest’ultimo, l’obbligo di fissa dimora a Bari. Gli episodi contestati, risalirebbero al periodo nel quale Capristo era procuratore a Taranto, e riguarderebbero anche l’ex Ilva. L’uomo, nel maggio 2020, è stato arrestato per tentata concussione, falso in atto pubblico e truffa aggravata, nell’ambito di un’altra inchiesta. Amara, è al centro anche di un’altra inchiesta portata avanti dalla Procura di Milano sul cosiddetto “falso complotto Eni”.

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Cronaca

Uccise la sorella perché tradiva il marito: in manette il figlio del boss

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Nel 1995, avrebbe ucciso la sorella Nunzia, poiché tradiva il marito con esponenti del proprio clan e di uno rivale. Questa l’accusa a carico di Alessandro Alleruzzo, 47 anni, appartenente ad uno storico clan mafioso del catanese legato a Cosa Nostra. La donna, scomparve di casa il 30 maggio 1995 e quel giorno il figlio, disse di averla vista uscire con suo zio Alessandro. Secondo un pentito, lo stesso Alleruzzo, gli avrebbe confidato di aver ucciso la sorella, per riscattare l’onore della famiglia.

Pertanto, la DDA di Catania, ha disposto intercettazioni nella cella del carcere di Asti, dove erano detenuti Messina e Salvatore Assinnata, che commentando le notizie dei giornali riguardanti le indagini affermavano: “… Alessandro è il mandante…eh…ammazzau…”(“Alessando è il mandante, l’ha uccisa”).

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