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Cronaca

Prende a calci il convoglio EAV a Sant’Anastasia: 16enne nei guai

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I Carabinieri della stazione di Sant’Anastasia hanno denunciato un 16enne del posto per danneggiamento aggravato.

Grazie alle immagini raccolte dalla videosorveglianza della stazione ferroviaria locale, i militari hanno accertato che il minore, lo scorso 3 marzo, aveva danneggiato con un calcio il finestrino di un convoglio EAV diretto a Napoli.

Dopo aver colpito il treno era scappato temendo di essere beccato.

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Campania

Truffa sul Litorale Domizio: si travestono da finanzieri e inscenano un posto di blocco

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Una nuova truffa è stata messa in atto sul Litorale Domizio: alcuni malviventi, travestiti da finanzieri, bloccano le auto dei passanti e li rapinano.

A denunciare l’accaduto è Gianni Simioli che ha pubblicato sul suo profilo Facebook la segnalazione di un utente.

Ciao Gianni buongiorno, ho appena ricevuto una rapina sulla Domiziana direzione Napoli. Ero con un mio dipendente a bordo del furgone quando due persone a bordo di un Alfa Romeo 156 color verde scuro si affiancano mostrano un finto tesserino (spacciandosi per finanzieri) e ci fanno segno di accostare” ha spiegato la vittima.

Continuando “Al che esce una persona alta, apparentemente pulita con una mascherina con un simbolo che riportava a quello della Finanza e ci chiede i documenti. Ingenuamente glieli mostriamo e ci incomincia a dire che stavano alla ricerca di due rumeni a bordo di un furgone che stavano cambiando banconote false ad un distributore di benzina locale. Ci incomincia a fare altre domande del tipo cosa tenevamo all’interno del furgone e gliele mostriamo sempre con la massima trasparenza facendogli vedere i ddt e la fattura“.

L’uomo ha poi spiegato di aver chiesto il tesserino al truffatore ma che alla sua richiesta il malvivente ha risposto con una minaccia : “se vuoi ti mostro anche la pistola”.

Il finto finanziere gli ha così sottratto 470 Euro ma per fortuna, come ha sottolineato il malcapitato, sia lui che il ragazzo che lavora con lui sono rimasti illesi: “I 470€ li avrò anche persi ma per fortuna io e Alessandro siamo rimasti illesi, solo un grande spavento“.

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Cronaca

Papà morto in difesa della figlia per un parcheggio: identificati i 5 aggressori

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I carabinieri hanno identificato cinque persone che avrebbero preso parte all’omicidio di Maurizio Cerrato, il 61enne ucciso con una coltellata davanti alla figlia nel piazzale di un parcheggio di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, la sera del 19 aprile.

La ragazza, sentita due volte dagli inquirenti, ha descritto quello che sembra un vero e proprio agguato: il gruppo sarebbe arrivato dopo una prima discussione, nata per un parcheggio, e avrebbe accoltellato il padre al petto.

La Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha stretto il cerchio intorno ai sospettati e in queste ore sta ricostruendo le responsabilità individuali.

Maria Adriana, la figlia di Cerrato, ha ricostruito quei minuti di follia che hanno portato alla morte del padre. La donna ha raccontato a Fanpage.it che tutto era nato da un parcheggio: aveva lasciato la sua automobile in un tratto di strada pubblica abitualmente utilizzato da un’altra famiglia, spostando la sedia che solitamente veniva utilizzata per “riservarsi” il posto auto. Si era ritrovata con uno pneumatico squarciato e c’era stata una prima discussione. Poco dopo, mentre stava cambiando la ruota col padre, nel piazzale del garage pochi metri più avanti, i due sarebbero stati raggiunti da cinque persone, tra cui quelle con cui avevano litigato in precedenza, e ci sarebbe stata l’aggressione mortale.

La ragazza ha accompagnato il padre all’ospedale di Castellammare di Stabia, ma l’uomo è deceduto prima di arrivare al Pronto Soccorso.

Da Google si nota che quel parcheggio era “riservato” con il sistema delle sedie da almeno 12 anni: la prima fotografia che le mostra risale al 2008, ma ci sono in tutte le fotografie contenute nella cronologia, fino all’ultima, scattata nel 2020. Cerrato, completamente estraneo a qualsiasi dinamica di malavita, lavorava come custode nel Parco Archeologico di Pompei.

Maurizio e Maria Adriana sono due vittime, vittime dell’indifferenza, di tutti coloro che dinanzi alle innumerevoli ingiustizie si gira dall’altro lato, sono vittime di una società fatta di omertà e paura, di indifferenza e silenzi.

Maurizio Cerrato verrà commemorato questa sera, mercoledì 21 aprile, durante una manifestazione della sezione locale dell’associazione antimafia Libera Luigi Staiano e Raffaele Pastore“, che si terrà in diretta Facebook.

L’evento era già in programma perché oggi ricade il 39esimo anniversario della morte di Luigi Cafiero, ventenne ucciso dalla camorra il 21 aprile 1982 davanti alla fidanzata per un errore di persona.

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Cronaca

Il fratello di Totò Riina esce dal carcere e va ai domiciliari: è malato

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Gaetano Riina, fratello minore del boss Totò Riina, esce dal carcere e va ai domiciliari a causa della sua malattia.

A decidere di scarcerare Riina il tribunale di sorveglianza di Torino, che ha disposto la detenzione domiciliare su istanza dei suoi avvocati. Il fratello del boss di Cosa Nostra ha 88 anni e da tempo ha gravi problemi di salute.

Nel settembre scorso l’ultima richiesta di farlo uscire dal carcere (negli anni più volte i suoi avvocati hanno chiesto la scarcerazione) gli era stata negata.

Fino ad oggi Gaetano Riina, conosciuto come “Zù Tano”, stava scontando la sua condanna nel carcere torinese delle Vallette in regime di alta sorveglianza, con un fine pena fissato nel 2023. In carcere si è anche ammalato di Covid.

Ora che la richiesta dei suoi legali (in questo procedimento è stato assistito da Vincenzo Coluccio e della collega del foro di Roma Maria Teresa Brucale, dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”) è stata accolta Gaetano Riina verrà portato in una località della Sicilia per la detenzione domiciliare.

All’udienza che si è svolta ieri gli avvocati avevano puntato proprio sulle sue precarie condizioni di salute.

La pena che il fratello del boss di Cosa Nostra sta scontando gli è stata inflitta dalla Corte d’appello di Napoli per avere partecipato a un’associazione di stampo mafioso.

Arrestato nel 2011, ai carabinieri risultava che Gaetano Riina stesse lavorando alla riorganizzazione di Cosa Nostra a Corleone. Anni dopo si è aggiunta l’accusa di avere stretto un accordo con il clan camorristico dei Casalesi per un traffico illecito di prodotti ortofrutticoli.

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