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Cronaca

Racket ed estorsione a Secondigliano: condannati i Cesarano

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Nella mattinata di oggi, lunedì 12 aprile, la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad  un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Cesarano Andrea cl.’92, Sibilio Salvatore cl.’85 e Quindici Domenico cl.’95, ritenuti gravemente indiziati, in concorso tra loro, di più episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di avvantaggiare, consolidandone il prestigio ed il predominio sul territorio napoletano dell’organizzazione camorristica “Cesarano”.  

Cesarano Andrea è figlio del più noto Cesarano Giovanni, alias “Giannin O’ Biond”, esponente del clan Licciardi, di cui il gruppo “Cesarano”, operante nel Rione Kennedy (quartiere Secondigliano), condividendo la pianificazione di comuni strategie di gestione delle attività illecite, costituisce una delle molteplici articolazioni che lo compongono.

Le indagini svolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, tra novembre 2019 ed aprile 2020, hanno accertato la sistematicità dell’attività estorsiva del gruppo criminale, ricostruendo una serie di episodi posti in essere in danno di commercianti ed artigiani del quartiere di Secondigliano.

In particolare, in un caso, la vittima è stata costretta a versare la somma di 5.000 euro per continuare ad occupare un alloggio di edilizia popolare di proprietà del Comune di Napoli, di cui era legittimo assegnatario e, successivamente, a consegnare, in occasione delle festività natalizie, pasquali e di ferragosto, somme variabili di danaro per poter svolgere la sua attività di artigiano.

Cesarano, Sibilio e Quindici risultano attualmente già detenuti per altri episodi di estorsione, commessi sempre nel quartiere di Secondigliano, per i quali, nel luglio 2020, hanno riportato sentenza di condanna di primo grado.

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Cronaca

Dramma nel pomeriggio: uomo cade dal ponte tra Grumo Nevano e Frattamaggiore

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Dramma nel pomeriggio di oggi, giovedì 13 maggio, tra Frattamaggiore e Grumo Nevano.

Poco dopo le 17, come riporta NapoliToday, un uomo è caduto dal ponte che affaccia sulla linea ferroviaria tra Grumo Nevano e Frattamaggiore.

Il fatto è avvenuto poco dopo le 17. Immediati i soccorsi per l’uomo che è stato trasportato in ospedale.

Non sono note le sue condizioni di salute. Sul posto sono giunti i Carabinieri di Grumo Nevano, gli Agenti della PolFer, il 118 e i Vigili del Fuoco.

L’uomo è stato trasportato d’urgenza in ospedale ma le sue condizioni al momento non sono note.

Per permettere i rilievi dell’autorità giudiziaria, per alcune ore, è stato bloccato il traffico ferroviario.

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Cronaca

Overdose di vaccino: la studentessa super-vaccinata beve 7 litri d’acqua al giorno ma resta disidratata

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Si chiama Virginia, ha 23 anni, e le sono state inoculate sei dosi di vaccino anti-Covid Pfizer anzichè una.

E’ lei la studentessa all’Università di Pisa e laureata alla triennale in Psicologia clinica, attualmente in cura dal virologo Fabrizio Pregliasco, che ha ricevuto una vera e propria “overdose” di vaccino.

La ragazza beve sette litri di acqua al giorno ma continua ad essere disidratata: dovranno essere medici ed esperti a spiegare se sia una reazione dovuta alle troppe dosi di vaccino somministrate insieme. E c’è un paradosso: secondo gli esperti la dose eccessiva di farmaco potrebbe aver annullato la produzione di anticorpi. In altre parole, c’è il rischio che la 23enne debba rifare il vaccino: stavolta, si spera, con una sola dose.

Secondo il Corriere della Sera, Pregliasco, docente all’Università di Milano e direttore dell’Irccs sempre nel capoluogo lombardo, ha intenzione di seguire la studentessa.

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Cronaca

Luana D’Orazio: “Manomesso l’orditoio gemello”

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Il macchinario ‘gemello’ di quello in cui è stata risucchiata e stritolata Luana D’Orazio, la 22enne operaia pistoiese morta lo scorso 3 maggio in una ditta tessile di Montemurlo (Prato), aveva i sistemi di sicurezza manomessi.

Lo si è appreso da fonti della Procura di Prato dopo che è stato condotto l’accertamento tecnico da parte dei periti su un orditoio presente nell’azienda ‘Orditura Luana‘, identico a quello in cui è avvenuto l’infortunio mortale in cui è rimasta vittima la giovane.

Nella ditta sono stati sequestrati due orditoi, quello in cui lavorava Luana e quello a lei più vicino, su cui si sta svolgendo la perizia per la comparazione del funzionamento dei due macchinari.  

Finora le operazioni dei consulenti tecnici si sono concentrate sulla macchina ‘gemella’, che ieri è stata rimessa in funzione per analizzare le fasi della lavorazione. L’orditoio che ha stritolato Luana sarà esaminato nei prossimi giorni.

La perizia è considerata dalla Procura, diretta dal procuratore capo Giuseppe Nicolodi, fondamentale per ricostruire gli ultimi istanti di vita della ragazza e stabilire le responsabilità, soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle norme di sicurezza da parte della titolare della ditta. 

Secondo i primi rilievi tecnici, come riporta Adnkronos, sarebbe stata rimossa la ‘saracinesca’ di protezione, una specie di cancello che avrebbe impedito a Luana di avvicinarsi troppo. La saracinesca protettiva è un meccanismo destinato a prevenire gli infortuni sul lavoro. 

Oltre alla titolare dell’azienda Luana Coppini, è indagato anche l’addetto alla manutenzione del macchinario, Mario Cusimano. Nei loro confronti vengono ipotizzate le accuse di omicidio colposo e la rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. 

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