Resta sintonizzato

Attualità

Fincantieri. Operai bloccano la Statale Sorrentina

Pubblicato

il

Un corteo di lavoratori Fincantieri di Castellammare di Stabia (Napoli), in sciopero per il futuro occupazionale, ha bloccato questa mattina la Strada statale Sorrentina (Ss 145) provocando disagio ai pendolari della Penisola.

Un sit-in durato circa un’ora ha chiuso la protesta organizzata per chiedere all’azienda di Trieste di partecipare ai tavoli istituzionali confermando gli impegni di investimento per adeguare la struttura alle necessità di mercato.

Sono state circa 250 le tute blu, in gran parte Fincantieri e qualche delegazione dell’indotto, che hanno manifestato contro il “piano strategico per il porto stabiese” presentato dall’Autorità portuale di Napoli al Comune di Castellammare di Stabia.

Un progetto che assorbirebbe la banchina oggi utilizzata da Fincantieri per la costruzione e il varo delle navi, allo scopo di dare maggiore spazio all’attracco di navi da crociera che andrebbero a incrementare il turismo.

Noi non siamo contrari all’incremento delle attività turistiche e crocieristiche. Abbiamo chiesto a Fincantieri di spostare la banchina alle spalle dello stabilimento, utilizzando l’investimento che aveva assicurato due anni fa, per garantire la produzione di navi vere. Non solo di tronconi, come sta accadendo adesso, destinati ad altri cantieri del Nord per l’allestimento, un’attività finora svolta dalle nostre maestranze. Rischiamo così un progressivo ridimensionamento occupazionale e la scomparsa del cantiere navale a Castellammare di Stabia. Chiediamo un tavolo istituzionale con tutti i soggetti che decidono sul cantiere: Azienda e istituzioni, affinché s’impegnino in tal senso” ha spiegato il rappresentante della Fiom, Vincenzo Vicedomini.

Continua a leggere
Pubblicità
Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Attualità

In memoria di Giancarlo Siani: assassinato dalla Camorra 37 anni fa

Pubblicato

il

Giancarlo Siani era un ragazzo che amava la vita, che come tutti i giovani aveva dei sogni, come quello di diventare giornalista. In tal senso, aveva mosso i primi passi nella sua Torre Annunziata, collaborando con un giornale locale, per poi passare a Il Mattino di Napoli.

In particolare, il suo interesse era rivolto alla Camorra e ai suoi rapporti con la politica, che si ripercuotevano anche sui cittadini onesti. Giancarlo Siani amava la verità, che ricercava con impegno e determinazione, senza abbassare la testa dinanzi a chi, all’epoca, comandava nel territorio vesuviano.

Pertanto, la sua lotta alla Camorra non passò inosservata, ma divenne scomoda e per questo, meritevole della morte. Era il 23 settembre 1985, quando il giornalista venne assassinato. Era appena rientrato a bordo della sua Mehari verde, ma non poteva di certo immaginare che due sicari, lo attendessero sotto casa sua per ucciderlo.

Giancarlo Siani morì a soli 26 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella sua comunità ma diventando uno degli esempi più fulgidi della lotta alla Camorra. Grazie anche ai suoi 651 articoli e le varie inchieste pubblicate su alcune riviste, quali ‘Il lavoro nel Sud’ e l’Osservatorio sulla Camorra’.

Tuttavia, a distanza di 37 anni da quella terribile sera, il suo impegno e la sua inesauribile ricerca della verità devono essere da monito per le nuove generazioni, per far sì che la sua lotta non vada perduta, non sia stata solo tempo perso. Perché personaggi come Giancarlo Siani rappresentano la speranza, la voglia di riscatto di un territorio messo in ginocchio dalla criminalità e perciò, è diventato oramai un rito liturgico quello di testimoniare, nei giorni prima del 23 settembre, con grandi parate di celebrazioni, l’anniversario della sua morte.

Continua a leggere

Attualità

Caso Pogba, il fratello Mathias dal carcere: “Ha pianificato di farmi rinchiudere, è malsano”

Pubblicato

il

Assume contorni sempre più grotteschi, la vicenda che vede coinvolti il calciatore della Juventus Paul Pogba e suo fratello Mathias.

In particolare, quest’ultimo, è stato arrestato la scorsa domenica per estorsione in banda organizzata e associazione per delinquere, in merito all’ormai famoso episodio dello scorso 19 marzo, quando il fratello del centrocampista sarebbe stato rapito e intimato nel consegnare ben 13 milioni di euro, dietro la minaccia di una pistola.

Tuttavia, nonostante l’accusa, Mathias si è dichiarato “totalmente estraneo ai fatti”, rincarando poi la dose su Twitter. Infatti, ha fatto discutere questo Tweet, nel quale egli dichiara:

“Qualcuno sta utilizzando le storie di vittime reali per farsi passare per vittima. Qualcuno disposto a calpestare tutto e tutti, la propria famiglia, la propria immagine e il proprio successo, solo per il proprio piacere. Se volete davvero capire, provate per un attimo a mettervi nei miei panni e considerate che tutto ciò che dico è vero. Prendetevi il tempo di ascoltare tutto ciò che ho da dire, allora potrete capire con quale persona profondamente malsana avete a che fare”.

Chiaro il riferimento al fratello Paul, che accusa addirittura di tirannia:

“Esistono situazioni simili a quelle di Adebayor, ma anche situazioni opposte, in cui le famiglie sono vittime di calciatori tirannici. Parlo non per i soldi, ma per fermare l’ingiustizia. Per fermare l’assunzione di persone cattive a eroi. Parlo e poi fate di me quello che volete, visto che ero già condannato quando mio fratello ha deciso di farlo. Questo perché, come avete visto tutti, anche se non avessi parlato, lui aveva già deciso e pianificato di farmi rinchiudere, facendomi passare per il cattivo. Cosa che ora molti devono credere, grazie alla sua storia preparata e alla sua comunicazione in ombra”. E come tutti sanno, la giustizia non è uguale per ricchi e poveri, per famosi e sconosciuti. Quindi sì, lo denuncio esponendo la sua ingiustizia al mondo prima di non poterlo più fare, perché la sua ipocrisia è pubblica”.

Inoltre, Mathias spiega il motivo per cui ha deciso di non parlare fin dal principio, preferendo di pubblicare un video misterioso sui social:

“Tutti si sono chiesti perché non facessi direttamente le mie rivelazioni, pensando che volessi ricattare mio fratello, ma quello che volevo era che si assumesse la responsabilità di se stesso e riparasse alle sue ingiustizie. Non fatevi ingannare e, soprattutto, prestate attenzione alla storia. Queste dichiarazioni sono di mia spontanea volontà. Questa volta parlerò dei file. Il mio racconto sarà lungo, perché non avrò molte possibilità di esprimermi. Prima di arrivare ai video con le rivelazioni, troverete altre due affermazioni di fila”.

Continua a leggere

Attualità

Mafia e voto di scambio: arrestato Salvatore Ferrigno, candidato del centrodestra

Pubblicato

il

Sono passate appena 24 ore dall’arresto per corruzione di Barbara Mirabella, candidata alle Regionali per FdI, che nella mattinata odierna i carabinieri di Palermo hanno tratto in arresto Salvatore Ferrigno, 62enne candidato al Parlamento regionale siciliano alle prossime elezioni, nei Popolari Autonomisti di Raffaele Lombardo, lista della coalizione sostenitrice dell’ex presidente del Senato Renato Schifani.

In particolare, l’uomo è accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Inoltre, insieme a lui sono finiti in manette anche il boss Giuseppe Lo Duca e Piera Lo Iacono, la quale sarebbe stata l’intermediaria tra il politico e la Mafia.

Continua a leggere

Popolari

Copyright © 2020 Minformo - Testata giornalistica reg. 20/2016 Tribunale Napoli Nord - Direttore Responsabile Mario Abenante