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Città

39 enne muore di Covid lasciando i suoi figli

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Aveva solo 39 anni Agnese Beatrici muore a Milano dopo aver contratto il Covid lasciando i suoi due figli un bambino di 2 anni e una bimba di 7 anni. Residente a Piancogno, nel Bresciano è risultata positiva dopo essere tornata a casa dopo una vacanza in famiglia

la 39enne era una No Vax convinta, non militante, e l’intera famiglia non era vaccinata. Questa definizione, però, è stata assolutamente rifiutata dai familiari, che hanno detto di “non dover spiegare perchè non si sia vaccinata ma che non era affatto una No Vax”. Si sono infettati anche il marito, il padre e la madre. Quest’ultima è ricoverata in gravi condizioni agli Spedali Civili di Brescia, ma pare che le sue condizioni siano in miglioramento.

La donna è risultata positiva dopo le vacanze con la famiglia ad essere positivi sono anche il marito e i genitori di lei che dopo due settimane la situazione è peggiorata. Domani le ceneri arriveranno a Piancogno e saranno tumulate direttamente al cimitero del paese.

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Cronaca

MELITO. Candidato M5S diffama a mezzo Facebook Nunzio Marrone. Denunciato in Procura per diffamazione.

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MELITO DI NAPOLI – Si fa sempre più incandescente la campagna elettorale nella città del melo al punto tale che volano serie azioni diffamatorie, forse anche dolose, nei confronti dei candidati a Sindaco o intere coalizioni, per non parlare dei tentativi di voti di scambio perpetrati da alcuni candidati che si spacciano per operatori comunali in ambito di elargizioni di favori istituzionali, come sbrigare pratiche per il reddito di cittadinanza fino all’otturazione delle buche con asfalto e tanto di camion spacciato per mezzo comunale.

Ovviamente queste due pratiche sono state subito denunciate dai due candidati a Sindaco Nunzio Marrone e Dominique Pellecchia e dove gli inquirenti stanno facendo luce sulla matrice e sulla veridicità delle volontà di mettere in atto alcune azioni politiche degne di un’altra era. Ma veniamo ai fatti attuali.

In questi giorni non è passato inosservato un commento fatto a mezzo Facebook di un candidato al Consiglio comunale per il Movimento 5 Stelle ai danni del candidato a Sindaco Nunzio Marrone che non solo era lesivo della sua onorabilità in quanto accusato di voto di scambio aggravato dal metodo politico mafioso ma che alla lettura del post, la voce ha cominciato anche a diffondersi rapidamente sul territorio.

Il commento in risposta ad un’altra utente Facebook recitava: Tag all’utente – …hai la verità in tasca? Allora indaga su tutta la camorra che si agita nelle palazzine per comprare i voti per Marrone”

Indubbiamente un gesto vile per portare vantaggio elettorale alla sua coalizione in maniera illecita e diffamatoria e un’affermazione priva di prove come lo dimostrano alcuni audio whatsapp di scuse intercorsi tra il candidato pentastellato e il leader del centrodestra con conseguente rimozione del commento.

Un commento lasciato li e poi rimosso dopo svariate ore atto solo a denigrare e diffamare l’operato politico di una fazione avversaria del quale, a tal riguardo, non si sono sentite o lette prese di distanze o condanne da parte della sua candidata a Sindaco Dominique Pellecchia a cui sicuramente gioverà questo tipo di comportamento da parte dei suoi.

Una dimostrazione delle conseguenze di questo pensiero instillato sui social dal candidato pentastellato è anche un articolo apparso su una testata giornalistica locale – più conosciuta per le querele di diffamazione che riceve il suo direttore che per le inchieste che crede di condurre – che lascia intendere che la legalità sia insita solo nelle file di Dominique Pellecchia e di Luciano Mottola che non hanno perso tempo a denunciare il voto di scambio politico mafioso sul territorio.

Così, nonostante le scuse private – che non bastano ndr – fatte in privato al candidato Sindaco Nunzio Marrone, lo stesso si è visto costretto a recarsi dai Carabinieri per denunciare il fatto e dimostrare alla città intera la sua estraneità ai fatti a lui accusati e la sua totale innocenza. E speriamo che quanto prima giustizia venga fatta.

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Arzano

ARZANO. Dopo 32 mesi, la Commissione Straordinaria lascia il “servizio” men che a metà.

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Alla Commissione straordinaria capeggiata dalla D’Orso, ci sono voluti 32 mesi per abbattere una piccola parte degli abusi della 167. Molti altri abusi sono ancora sotto gli occhi di tutti, a testimoniare che lo Stato non vuole vedere, quando sono coinvolti dipendenti comunali, vigili urbani, medici, avvocati, insomma il fior fiore della comunità.

Nel 2018, l’ex Sindaca ottenne un finanziamento per il Parco urbano di via Cardarelli, nell’ambito di finanziamenti regionali tesi a dare segnali forti contro l’illegalità, scoperchiando una triste realtà. Voleva incidere nel quartiere diventato fortino della camorra attraverso la “liberazione” degli spazi comunali e la predisposizione di percorsi attrezzati nel verde per adulti e bambini.

La scuola, cuore centrale del quartiere, doveva diventare raggiungibile da tutte le strade laterali  pedonali previste a raggiera nella originaria progettazione dell’area, la quale disegnava ampi percorsi a verde pubblico attrezzato tra ognuno dei blocchi di villette e condomini di edilizia residenziale e cooperativa. I porticati della 167, la Scuola, la Città dei ragazzi (oggi sede della UILDM e della Protezione civile), l’Isola ecologica, il Distretto sanitario dovevano diventare luoghi aperti con ampi spazi di aggregazione finalizzati ad eliminare la ghettizzazione e la separatezza dei fabbricati IACP dal contesto. Il progetto del Parco urbano sarebbe dovuto diventare la conclusione dell’iter di riappropriazione degli spazi comunali recitanti con cancelli, muri di cemento, pareti di fil di ferro dai notabili della città, da quelli che comprando le villette a schiera di via Cardarelli, di via Colombo e di via Silone, hanno deciso di appropriarsi di demanio comunale nel colpevole e collusivo silenzio delle amministrazioni dell’epoca.

Tutte le cooperative di villette a schiera hanno perpetrato tali abusi, allargando più del triplo i giardini personali, piazzando cancelli per chiudere i varchi diretti verso la scuola e quel grande campo, oggi incolto, che c’è davanti, trasformando un quartiere modello di integrazione pubblico/privato in una serie di bunker anonimi, brutti e facili da presidiare per la camorra.

La Prefetta D’Orso – su tali basi – è stata costretta a dare un segnale anticamorra, anche per le continue sollecitazioni delle associazioni e di parte della stampa, decidendo di abbattere solo il deposito abusivo delle palazzine IACP, ignorando la villona e la villetta spuntate sotto ai portici del palazzo popolare, ma anche tutte le requisizioni private di giardini e strade comunali fatte dalla classe dirigente del paese.

Ed infatti, a leggere gli atti, si scopre che il prestito ottenuto per la demolizione riguardava solo quella piccola porzione di abuso.

Minformo, però, ha fatto bene il suo lavoro di giornalismo libero e d’inchiesta e, con l’articolo “Ad Arzano la camorra resta indisturbata” (leggi qui) ha scatenato un putiferio, mettendo in luce quanto sia inutile l’anticamorra di facciata proclamata da chi cerca solo visibilità se non viene seguita dai fatti.

Gole profonde riferiscono che il Prefetto in persona, in una fredda telefonata, abbia richiamato la D’Orso ad una maggiore incisività – dopo 32 mesi – e così è stato esteso l’abbattimento alla villona, esplicitamente richiamata nell’articolo, mentre sul resto sarebbe stato calato il solito silenzio, a partire dalla villetta sotto i porticati, che spicca con le sue tende parasole.

Sarebbero gli stessi dipendenti dell’ufficio tecnico e del comando di polizia municipale a celare la quantità e l’enormità degli abusi compiuti nell’area: di seguito se ne posta un ampio reportage fotografico, relativo a muri, cancelli, coperture abusive che negli anni hanno trasformato quell’area nel fortino della camorra arzanese, con la speranza che i due attuali comandanti dei vigili urbani sappiano portare a conclusione il ripristino della legalità.

A quando gli altri abbattimenti?

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Campania

Mino D’Alterio un imprenditore scomparso improvvisamente

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La città piange un altro dei suoi figli: è morto, a causa di un malore improvviso, l’imprenditore Mino D’Alterio. A ottobre avrebbe compiuto 60 anni. Imprenditore nel campo dell’energia, molto noto in città, era un uomo apprezzato e voluto bene da tutti.

Marito esemplare, padre di tre figli, Mino era un uomo che amava il suo lavoro, la sua città, Giugliano, e soprattutto la sua famiglia per la quale aveva sempre fatto e continuava a fare sacrifici. Viveva in centro città, a Via Aniello Palumbo, e Giugliano era nel suo cuore così come è sempre stato per tutta la sua famiglia, ormai da generazioni.

Ed è a tutta la sua famiglia che anche la redazione de Il Meridiano News si stringe in questo momento di profondo dolore.

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