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Afragola. L’ultimo saluto a Eduardo Palato

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AFRAGOLA – Una folla commossa nella basilica di Sant’Antonio ad Afragola (provincia di Napoli) congeda padre Eduardo Parlato, morto ieri morto ieri all’età di 78 anni dopo aver combattuto contro una lunga malattia.

Molti fedeli, amici e parenti hanno salutato per l’ultima volta il prete. Le esequie sono state presiedute dall’arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia, che ha avuto parole di profondo apprezzamento e affettuoso ricordo per il religioso scomparso, direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi partenopea.

Dal 1986 al 2001 padre Eduardo è stato parroco di Sant’Antonio ad Afragola e per buona parte di quegli anni ha ricoperto anche il ruolo di Guardiano della locale fraternità dei Frati minori. In curia si era fatto apprezzare per la cultura, la spiritualità e il profondo senso di umanità nei rapporti con il clero e con i dipendenti laici. 

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Chiesa

Papa Francesco: in arrivo la docu-serie su Netflix

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NAPOLI – Una serie. Quattro episodi. Le parole di Papa Francesco riempiranno d’amore le nostre dimore. Di cosa stiamo parlando? Della serie Netflix il sui protagonista sarà nulla di meno che il Pontefice di San Pietro.

La serie di Simona Ercolan,i con la consulenza editoriale di Antonio Spadaro, è prodotta da Stand By Me, partner di Asacha Media Group ed è ispirata al libro di Bergoglio dal titolo Sharing the wisdom of time (La saggezza del tempo).

Oltre gli interventi del pontefice, la docu-serie propone le testimonianze di tante donne e uomini over 70 provenienti da ogni parte del mondo per un totale di un anno di riprese e diciotto storie provenienti dai cinque continenti.

Tra gli interventi anche quelli di tra cui Martin Scorsese, Jane Goodall ed Estela Barnes de Carlotto

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Chiesa

Napoli. Arcivescovo Battaglia: “Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire”

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NAPOLI – “Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire. Vieni tra noi, perché nell’esperienza sinodale non ci lasciamo sopraffare dal disincanto, non annacquiamo la profezia, non finiamo per ridurre tutto a discussioni sterili”.

E’ così, con questa invocazione, che l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, ha terminato l’omelia pronunciata nel corso della cerimonia di apertura del XXXI Sinodo della Chiesa di Napoli. Non si è trattato di una pronuncia come le altre, stavolta era l’amarezza a padroneggiare sull’altare. Ha parlato della condizione della Chiesa al giorno d’oggi e di quella che potrebbe tristemente divenire.

“Qualcuno potrebbe stupirsi del fatto che ho scelto di indire il Sinodo proprio all’inizio del mio servizio episcopale, e farmi notare che molti pensano a questo strumento ecclesiale solo verso la fine del proprio ministero episcopale.

Tuttavia, ho preso questa decisione perché, dopo aver ascoltato tantissimi preti, religiosi e laici, ed essermi reso sempre più conto della necessità del superare l’individualismo per riscoprire la bellezza dell’essere comunità, desidero porre il mio stesso ministero di Vescovo al servizio di questo processo comunitario di cui il Sinodo è solo l’inizio”, ha detto ancora l’arcivescovo che si è si rivolto sia ai laici che ai religiosi.

E parlando, in particolar modo, ai presbiteri ha aggiunto: “Vedete, tocco con mano ogni giorno la bellezza del vostro operare ma raccolgo anche la stanchezza e la solitudine dell’isolamento che appesantisce il cammino. Vi prego: lasciamoci raggiungere dalla chiamata del Signore, dal suo invito al rinnovamento evangelico!

Abbandoniamo le logiche divisive, le fazioni partitiche, il sottobosco della mormorazione nascosta. Rifiutiamo nel segreto del cuore ogni ambizione umana, rifuggendo la tentazione di camminare isolati come battitori solitari e riscopriamo la bellezza di sentirci un unico corpo in cui la diversità è ricchezza, la differenza d’opinione è preservazione dall’assolutismo dell’io, in cui il dialogo rispettoso e la parresia evangelica disarmano la denigrazione, la triangolazione, il pettegolezzo.

Tutte cose che fanno male alla causa del Vangelo, che rendono meno credibile il volto della Chiesa ma che soprattutto feriscono il cuore di chi le pratica e di chi le subisce”.

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Papa Francesco vola in Iraq: “Porto la carezza della Chiesa”

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Papa Francesco questa mattina è partito con un volo covid-free, da Roma, per Baghdad, capitale dell’Iraq.

In quattro giorni di soggiorno in Iraq, saranno sette in totale i discorsi pronunciati da Bergoglio.

Il Papa vola in Iraq per un viaggio storico e apostolico che ha fortemente desiderato e che ora realizza sfidando pandemia e sicurezza.

Finalmente sarò tra voi. Desidero tanto incontrarvi, vedere i vostri volti, visitare la vostra terra, antica e straordinaria culla di civiltà“, ha detto in un videomessaggio al popolo iracheno a poche ore dalla partenza.

Una visita all’insegna della pace e della speranza. Un viaggio pastorale ma anche politico. “Vengo come pellegrino penitente per implorare dal Signore perdono e riconciliazione dopo anni di guerra e di terrorismo – sono le parole del Pontefice -, per chiedere a Dio la consolazione dei cuori e la guarigione delle ferite“.

Ai cristiani, che hanno sofferto in questa terra una dura persecuzione per mano dell’Isis il Papa dice che vuole portare loro “la carezza della Chiesa“.

In questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace. Insieme, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa. Da voi, millenni fa, Abramo incominciò il suo cammino. Oggi sta a noi continuarlo, con lo stesso spirito, percorrendo insieme le vie della pace!“.

E’ stato applicato uno speciale protocollo sanitario“, assicurano da Alitalia, la compagnia che lo porterà a Baghdad. Sul posto a preoccupare invece non è solo la pandemia ma anche la sicurezza e per questo sono state messe a punto rigide misure. A garantire l’incolumità del Papa e delle persone che lo accompagnano sono le forze di sicurezza irachene, di concerto con la Gendarmeria vaticana. Papa Francesco molto probabilmente si muoverà con un’auto blindata. C’è poi la pandemia e l’Iraq vive proprio in questi giorni il suo lockdown con la chiusura di tutti i luoghi pubblici, comprese le moschee. Centellinate le presenze agli eventi con il Papa; l’unico appuntamento con più persone, circa 10mila, si terrà nello stadio di Erbil, in Kurdistan, dove domenica 7 marzo il Papa celebrerà la Messa.

Una “visita storica”: con queste parole il governo iracheno annuncia l’arrivo di Papa Francesco. Il presidente della Repubblica Barham Salih ha affermato che “il viaggio di Papa Francesco in Mesopotamia sarà un messaggio di pace per gli iracheni di tutte le religioni e contribuirà ad affermare i nostri valori comuni di giustizia e dignità“.

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