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Il padre di Joseph Capriati, condannato a 3 anni: aveva accoltellato il figlio durante una lite

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Pietro Capriati, 61 anni, padre del noto dj Joseph Capriati, è stato condannato a tre anni di carcere per tentato omicidio. L’uomo, aveva accoltellato durante una lite, proprio il figlio, riducendolo in fin di vita. In particolare, il 33enne Capriati, che solitamente vive a Barcellona, era tornato nella casa paterna a Caserta a causa della pandemia, poiché erano fermi tutti gli eventi. Stando alla ricostruzione fatta all’epoca dei fatti, il dj e il padre litigarono, con Joseph che colpì con un pugno il genitore, il quale prese un coltello da cucina ferendo il figlio al torace, perforandogli un polmone. Poi, per fortuna, fu salvato dai medici dell’ospedale di Caserta.

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Blitz nel napoletano, sorpreso con armi e droga in casa: 25enne in manette

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Blitz dei carabinieri della sezione operativa di Castello di Cisterna, che nel corso di una perquisizione domiciliare, hanno tratto in arresto Ciro Prestieri, 25enne di Pomigliano d’Arco, già noto alle forze dell’ordine.

In particolare, gli agenti hanno rinvenuto nella sua abitazione una confezione da 55 grammi di hashish, 47 dosi della stessa sostanza, 19 grammi di cocaina e una pianta di cannabis alta 40 cm. Inoltre, sono stati ritrovati anche 3 bilancini di precisione, 675 euro in contanti e 2 pistole.

Pertanto, l’uomo è finito in manette e associato al carcere di Poggioreale. Infine, le armi verranno analizzate da carabinieri specializzati, per verificare se siano state utilizzate in fatti di sangue o intimidazione.

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Incredibile a Roma: bimbi costretti dalla maestra a cantare l’inno giallorosso in classe

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Curioso quanto grave l’episodio avvenuto nella scuola elementare Caterina Usai a Roma, in zona Talenti. Infatti, gli alunni sarebbero stati costretti dalla maestra, a intonare l’inno della squadra in classe. Tra loro, vi erano alcuni piccoli tifosi giallorossi, così come laziali, i cui genitori hanno scatenato una polemica nei confronti della docente.

In particolare, un alunno biancoceleste sarebbe scoppiato in lacrime, mentre cantava il celebre inno di Antonello Venditti con tanto di karaoke, per far ripetere ai piccoli il testo.

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Vaiolo delle scimmie, isolato il virus nel Laboratorio di virologia dell’ospedale Sacco di Milano

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ITALIA – E’ stato isolato un caso di vaiolo delle scimmie nel Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Il virus, responsabile di una vera e propria epidemia in Europa, ha preso piede anche i Italia. Sull’argomento si è espressa la direttrice del laboratorio che ha illustrato i primi risultati delle indagini.

“Con quello che avevamo finora- spiega la dott. Gismondo– potevamo fare una diagnostica certa e anche rapida. Avendo isolato il virus, adesso possiamo cominciare – nel nostro laboratorio e in collaborazione con chi volesse condurre ricerche sul virus – a testare farmaci antivirali mirati proprio per questa patologia, che non sono ancora esistenti.

E dunque possiamo fare dei progressi nella terapia, ma non solo. Aver isolato il virus può servire per procedere a un controllo nella popolazione. Obiettivo: capire se la vecchia vaccinazione antivaiolosa copre ancora i nostri vaccinati tanti anni fa. E potremo anche valutare la copertura naturale che acquisiscono i nuovi malati”.

“Prima avevamo il Dna che si estrae dal materiale del paziente – ricorda l’esperta – L’isolamento del virus ci offre un’opportunità in più anche per conoscere caratteristiche del virus che non possono apparire esclusivamente con la genotipizzazione”.

Il genoma di questo virus, sottolinea Gismondo, “è molto ampio, è un Dna molto, molto lungo. Quando parliamo di genotipizzazione, non è che lo analizziamo tutto: analizziamo dei pezzetti che sappiamo essere caratteristici del virus. Ovviamente una cosa è, per usare una metafora, avere i capelli di una persona, una cosa è avere la persona intera se vogliamo studiarla”. PUBB

Quello che si sa già è che il virus rilevato in questo focolaio è affine al ceppo dell’Africa occidentale, quindi la versione più lieve, prosegue Gismondo. “I casi che abbiamo avuto noi in osservazione in Italia sono casi correlati al focolaio delle Canarie”.

Nel dettaglio, “un gruppo che è stato alle Canarie o qualche contatto contagiato da persone infette rientrate in Italia. Si parla di contatti molto stretti”. Dopo che il virus è stato isolato, cominceranno dunque una serie di studi. E collaborazioni, sulla cui importanza la virologa insiste molto.

“Noi oggi lavoriamo in collaborazione con l’ospedale Spallanzani di Roma, che è l’altro centro di riferimento italiano. Ci scambiamo idee, materiale, know how. E’ una collaborazione nata da poco, ma ci dà speranza di raggiungere risultati più in fretta e anche più proficui”. Altre pagine scientifiche, assicura l’esperta, sono dunque da scrivere.

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