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Lavoro

L’avvocatura con le spalle al muro

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NAPOLI – Sono due anni che gli avvocati vivono difficoltà di cui sembra non importare a nessuno, fatta eccezione per loro stessi e per quanti attendono sentenze che renda loro giustizia.

Causa emergenza “Covid 19”, l’intero sistema giudiziario ha subito una battuta d’arresto. Gli aiuti, per quanto insufficienti, hanno raggiunto solo pochi avvocati, molti altri,  nonostante, visti i decreti, ne avessero diritto, hanno preferito rinunciare piuttosto che impegolarsi in diatribe senza fine.

Dopo il momento di fermo, la macchina della giustizia, si è lentamente rimessa in moto. Alla lentezza, dovuta al numero ridotto, per motivi di sicurezza, di trattazione di cause per udienza, è coinciso il mancato adeguamento numerico degli operatori del settore: cancellieri e giudici. Pertanto il caos imperversa nei corridoi delle aule di giustizia. Non di rado, gli avvocati, si trovano di fronte a rinvii d’udienza, non riportate dagli appositi servizi telematici, quindi ad uscire di casa, alimentare il traffico, già sostenuto a certe ore del mattino, cercare un posto in garage costosi e spesso completi, per la beffa!

Rinvii a un anno e a volte più, nel frattempo c’è l’esborso per iscrivere a ruolo la causa, oltre le altre spese per spostamenti e parcheggi che non verranno mai considerate o rivalutate.

Si parla di tempi del giusto processo, gli avvocati sono tutti processati dal sistema inadeguato e di quanto termini tutto questo non si ha idea.

Beffa delle beffe a dicembre arriveranno, tutte in una volta, le rate, slittate per l’emergenza, da pagare alla Cassa forense, come si fosse non solo tornati alla normalità ma si fosse recuperato il perduto.

Gli avvocati tengono duro ma molti sono alle corde e chiedono con l’applomb che contraddistingue la categoria che “giustizia” sia un concetto che possa offrire garanzie anche a loro.

Lavoro

LAVORO. Il “nuovo” CNR peggiore del “vecchio”?

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Inizia nel peggiore dei modi il percorso del CNR, così come ipotizzato nella manovra di bilancio 2022! Altro che rilancio e riorganizzazione!

Il 18 novembre 2021, per il 98° compleanno del CNR, il Direttore Generale dell’Ente, Dott. G. Colpani, ha in 3 minuti comunicato alle OO. SS. che 400 precari non saranno stabilizzati. Evidentemente il DG ha ritenuto il completamento del processo di stabilizzazione del personale precario una incombenza da liquidare frettolosamente. Ha dopo appena mezz’ora chiuso il tavolo di confronto con le OO.SS. dichiarando che l’Ente utilizzerà solo poco più di 3 milioni (a fronte di una disponibilità di circa 33 Milioni) per il processo di stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari che attendono ormai da anni e che hanno superato almeno due procedure concorsuali.

Il nuovo corso guidato da M.C. Carrozza (Presidente) e da G. Colpani (Direttore Generale) si sta
assumendo la grave responsabilità di mandare a casa più di 400 tra ricercatori e tecnologi, in attesa da anni di assunzione a tempo indeterminato e idonei secondo i requisiti C1 o C2 del Dlgs.75/17 e s.m.i. (personale con un’età minima di servizio di almeno 7, 8 anni).

Il più grande Ente di ricerca pubblico del Paese, negando l’utilizzo per l’assunzione di detto personale dei 22,8 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto “Rilancio” dell’agosto 2020 (che il Consiglio di Amministrazione dell’Ente nella sua riunione odierna riallocherà alle spese per il personale), di fatto lascia senza lavoro quasi 400 lavoratrici e lavoratori che da anni e anni, senza alcuna tutela, contribuiscono al prestigio dell’Ente.

Le OO.SS. ritengono IMMORALE, ASSURDA, INCOMPRENSIBILE ED INACCETTABILE questa scelta dell’Amministrazione e dichiarano immediatamente la mobilitazione permanente e unitariamente PRESIDIANO ININTERROTTAMENTE il CNR fino a quando l’Ente non procederà all’assunzione di tutti gli aventi diritto.

Per questo motivo i Precari Uniti CNR hanno immediatamente pubblicato il seguente comunicato:

Il tempo delle chiacchiere e delle promesse è terminato! 280 ricercatori e tecnologi idonei in graduatorie di stabilizzazione ai sensi dell’Art.20 comma 2 del D.Lgs 75/2017 (Legge Madia) rischiano di veder interrotto il loro contratto di lavoro entro fine anno al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Le graduatorie delle procedure concorsuali espletate tre anni fa vedono infatti la loro naturale scadenza a metà dicembre e, in mancanza dell’assunzione a tempo indeterminato, 280 lavoratori della ricerca con competenze e professionalità consolidate ed esperienza pluriennale stanno rischiando di essere messi alla porta dopo aver contribuito, con partecipazione a progetti, pubblicazioni e brevetti, al prestigio dell’ente a livello nazionale e internazionale.

Dopo aver avuto rassicurazioni sulla volontà del completamento delle stabilizzazioni sia in occasione del CdA del 22 settembre che durante il tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali lo scorso 11 ottobre, improvvisamente i Vertici dell’ente hanno mostrato un cambio di passo, mettendo in dubbio l’esaurimento delle graduatorie.

Questa risposta non solo è irricevibile, ma indegna di un’amministrazione la cui Presidente Maria Chiara Carrozza ha più volte dichiarato, sia in sedi ufficiali, sia incontrando lo stesso personale precario in varie sedi del CNR, quanto la condizione precaria sia poco dignitosa e che i lavoratori della ricerca debbano ambire a un riscatto sociale e professionale.

Non è bastato evidenziare che il personale precario non abbia mai gravato, in anni di lavoro e sacrifici, sulle casse dell’ente, dal momento che è sempre stato rinnovato su fondi progettuali. Non è bastato mostrare che la produttività degli ultimi anni dei ricercatori e tecnologi precari dell’ente sia pressoché in linea con quella del personale strutturato. Sembra che nemmeno sia sufficiente, per questa amministrazione, avere la piena disponibilità delle risorse economiche, oltre ai 9,6 milioni di euro, di cui 3,3 vincolati, del DM n. 614 del 19/05/2021, anche i 22,8 milioni del Decreto Rilancia Italia (che devono essere necessariamente spesi per l’assunzione di personale), per assumere chi finora ha solo dato e mai ricevuto niente in cambio.

Per questi motivi, dal 18 novembre, per il personale precario, con il supporto delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, riprende la fase di mobilitazione. Qualsiasi proposta che si allontani dall’assunzione dei 400 precari dell’ente, considerando le graduatorie in scadenza e le altre tipologie di precari al di fuori delle graduatorie (comma 1 non prioritari), che aspettano da tre anni il completamento delle procedure di stabilizzazione, sarà rispedita al mittente. La mobilitazione non terminerà fino a che non vi sarà l’assunzione dell’ultimo avente diritto secondo Legge Madia, perché i lavoratori della ricerca non sono usa e getta“.

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Lavoro

Whirpool, figlia di un operaio licenziato si laurea con tesi sulla causa

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NAPOLI – Valentina Petricciuolo, neolaureata in Giurisprudenza, discute la tesi a poche ore dalla missiva con cui suo padre ed altri colleghi erano stati licenziati. La tesi “Diritto del lavoro e globalizzazione” è stata scritta proprio nei mesi più difficili della vicenda ed in cui il padre, Francesco, ha militato per riottenere il suo lavoro.

Poche ore prima della cerimonia alla porta di casa aveva bussato l’ufficiale giudiziario per notificare al padre la lettere di fine rapporto lavorativo inviata dalla multinazionale americana.

La dedica in prima pagina è rivolto a suo padre ed ai suoi compagni di lavoro: «A mio padre e ai lavoratori della Whirlpool di Napoli».

Poi, un’analisi puntuale degli effetti della globalizzazione e delle delocalizzazioni industriali, su tutte la vicenda che ha vissuto con la sua famiglia negli ultimi 900 giorni durante i quali lo stabilimento napoletano dove suo padre ha lavorato per trent’anni e dove aveva lavorato il nonno materno ha smesso di produrre lavatrici dopo sessant’anni.

«Quando iniziò l’Università le dissi: non metterci molto tempo, perché non so fino a quando riuscirò a pagarti gli studi» dice commosso Francesco, il papà di Valentina. «La cosa straordinaria è proprio questa: la lettera di licenziamento a me e due giorni dopo la laurea», conclude.

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Lavoro

Incidente sul lavoro: morto un 23enne a Torre Annunziata. proclamato lutto cittadino

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TORRE ANNUNZIATA – Dolore a Torre Annunziata (Napoli) dove ieri sera è morto in ospedale un operaio di 23 anni precipitato da un’impalcatura.

La vittima è Mario Papa, addetto con regolare contratto di lavoro presso un’azienda specializzata nella produzione di materiale sportivo.

Il giovane, stando ad una prima ricostruzione effettuata dagli agenti di polizia municipale, sarebbe precipitato ieri pomeriggio da un’altezza di circa 4 metri.

Soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale del Mare, Papa è stato operato d’urgenza. Nulla è stato utile ad evitare il decesso. Il lavoratore è morto nella serata di ieri.

Sul caso è stata aperta un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, mentre la salma è a disposizione dell’autorità per eseguire l’autopsia.

A commentare l’accaduto il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, che ha annunciato come nel giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino: ”È una tragedia immane – afferma il primo cittadino – La notizia della sua morte ci ha sconvolti e lasciati sgomenti. Il primo pensiero è rivolto ai familiari, ai quali esprimiamo il nostro cordoglio, abbracciandoli idealmente in questi momenti tanto drammatici quanto dolorosi, consapevoli del fatto che nessun gesto o parola potrà in alcun modo lenire la loro sofferenza’‘.

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