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POLITICA

Napoli, Maresca sul bilancio: “Disastro. Il patto per Napoli non esiste più”

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NAPOLI – L’ex candidato sindaco di Napoli, Catello Maresca si esprime sulla attuale situazione della città metropolitana argomentato la critica situazione comunale.

“Il bilancio certifica 4 miliardi ed 800 mila euro di debito e 250 milioni di deficit annuale -aggiunge Maresca – Praticamente un disastro. Partendo da qui, però, la nostra opposizione sarà responsabile ed intendiamo apportare il nostro contributo alla città.
E lo faremo con proposte serie e concrete.


Il patto per Napoli non esiste più e la campagna elettorale è finita.
A Roma non c’è la possibilità giuridica di una legge per Napoli e sta tramontando anche una ipotesi di legge salva enti che ristori sufficientemente la nostra città.
Servirebbero 15 miliardi di euro in legge finanziaria che purtroppo non ci sono.
Allora occorre un piano B.


La nostra proposta di riqualificazione finanziaria del Comune si articola in 3 punti precisi:
1) la richiesta di istituire un Fondo di Garanzia e Ristoro per gli enti virtuosi, a cui accedere in caso di riduzione autonoma del debito. Ad esempio 30 milioni per ogni 100 milioni di riduzione del deficit. Una forma di incentivo per gli enti virtuosi, obiettivo che dobbiamo puntare a raggiungere.


2) la ristrutturazione della macchina amministrativa attraverso la destinazione dei 400 nuovi assunti ai servizi essenziali e strategici della riscossione dei tributi e della gestione del patrimonio; nonché tramite l’immediata riqualificazione delle società partecipate, a partire dalla loro governance e dall’individuazione degli obiettivi programmatici.


3) il progetto di digitalizzazione della macchina amministrativa e la previsione di incentivi per il personale disponibile all’aggiornamento professionale.
Questo è un progetto serio, concreto e realizzabile – conclude – e siamo pronti a portarlo avanti insieme”.

Casavatore

CASAVATORE – La politica naviga a vista, senza nocchiero.

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CASAVATORE – Ormai lontana l’eco della campagna elettorale, scomparsi dai radar programmi e buoni propositi, resta il degrado di un territorio senza più scuole, senza spazi, con un commercio alla canna del gas, senza l’ombra di pianificazioni o programmazioni.

In tale continua emergenza, il disagio è evidente: è sufficiente guardarsi intorno per capire. Il dissenso si percepisce ovunque, anche sui social, ma non solo. La “cura” Maglione non sta dando i risultati sperati. Cambi di lampadine a parte e qualche pezza a colori a strade e marciapiedi ormai consunti, di concreto c’è ben poco.

Si va a rilento, si scopre solo ora, dopo oltre un anno e mezzo di presenza in Consiglio, che c’è carenza di personale e di risorse. Persino le “braccia” preziose del RDC vengono sfruttate in maniera inadeguata e insufficiente.

La politica si è ritirata in buon ordine, anche se ci si aspetterebbe molto di più, considerato il traffico nella Casa Comunale, con un solo partito di fatto rimasto sul territorio, il PD, dopo l’incesto politico e la successiva fusione tra Idea Democratica e M5S, “sacrificatosi” generosamente solo per guadagnare un capogruppo e la presidenza di una importante Commissione (non è mai esistito infatti alcun percorso comune tra i due).

Si registrano qualche timida iniziativa dei democratici su temi di attualità sociale, nessuna attenzione al referendum sulla giustizia ormai alle porte e definitiva condanna a morte dei gazebo, ormai un felice ricordo, che era l’unico vero momento di collegamento tra attivismo e cittadinanza, incassato il rifiuto di fatto del M5S a confrontarsi a mezzo social.

Politica che retrocede così da attiva a passiva in un colpo solo. Lontano il tempo del resoconto e del “fiato sul collo”, ormai il M5S locale, con l’abbandono di tutti gli attivisti storici, si è ridotto ai soli due componenti presenti in Giunta e Consiglio. Di attivismo politico neanche a parlarne. Zero proposte, zero soluzioni, zero incontri sul territorio. Non va certo meglio sui social: sulle pagine ufficiali il confronto latita, e i LIKE non raggiungono neanche il numero dei vantati “attivisti”, limitandosi ai soliti tre o quattro aficionados e tifosi. Difficile, allora, credere ancora alla favola del gruppo compatto e coeso. Del resto, la politica tradizionale, quella “in presenza”, quella con la quale si è sottoscritto un patto di sangue unilaterale con tendenza al suicidio, continua a collezionare figuracce.

Dopo la vergognosa farsa della TARI sulle pertinenze, con la commedia in due atti il cui finale è ancora tutto da scrivere in attesa dell’esito dei ricorsi, ci si chiede che fine abbia fatto l’opposizione, ormai rappresentata solo da qualche gruppo di cittadini e comitati.

Tiene ancora banco la questione cimitero, anche se in realtà sarebbe il caso di evitare che il paese, già ridotto a dormitorio, in cimitero vi si trasformasse definitivamente.

Comunicazione ancora non pervenuta: accantonato anche il periodico “PUBBLICO” dopo un esordio non proprio entusiasmante , bloccato nel traffico il più volte nominato “manager della comunicazione”, si ha come l’impressione di vivere in perenne attesa: tra nomine pasticciate, proroghe, e ordinanze emesse e poi ritirate, si avverte tutto il dramma di un paese ormai lasciato a sé stesso. E forse all’incompetenza.

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Politica

Guerra Russia-Ucraina, Di Mai presenta il “Piano Italia” al Consiglio Europeo

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ITALIA – Il Ministero degli Esteri Luigi di Maio presenta al Consiglio d’Europa il “Piano Italia” presso la Reggia di Venaria, alle porte di Torino. Trattasi di una possibile via d’azione per la restaurazione dei rapporti tra Ucraina e Russia ormai in conflitto da mesi.

“Costituiamo un gruppo internazionale per facilitare il dialogo tra Russia e Ucraina e arrivare prima al cessate il fuoco e poi alla pace” afferma Di Maio. “La presidenza italiana è stata segnata dalla drammatica aggressione russa all’Ucraina, un attacco ai nostri principi e valori, gravido di ripercussioni umanitarie, di sicurezza ed economiche”

è infatti concluso il semestre di presidenza italiana e Di Maio ha quindi passato le consegne all’omologo irlandese Simon Coveney, che ha quindi assunto l’incarico. Nel tirare le conclusioni finali non poteva mancare il passaggio sulla Russia, estromessa dall’organizzazione dopo l’aggressione all’Ucraina: “Si è trattato di un esercizio complesso che ha richiesto la gestione della sospensione prima e poi dell’esclusione della Federazione russa dal Consiglio d’Europa. In questo percorso istituzionale e politico senza precedenti siamo stati guidati dalla consapevolezza della sfida e dal vostro sostegno nell’interesse condiviso a muoversi uniti su una scelta di grande importanza strategica in difesa della credibilità dell’organizzazione e dei suoi principi e valori”, ha detto.

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POLITICA

De Luca alla Carfagna: “E’ bene essere vigili, occorre molta sobrietà”

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Nella consueta conferenza stampa del venerdì, il governatore Vincenzo De Luca ha anche parlato della polemica a distanza tra lui e il Ministro Carfagna. 

Stiamo impegnati in una battaglia sugli investimenti per il Sud. È stato firmato un contratto istituzionale nell’area vesuviana, importante con finanziamenti molto significativi. C’è un solo punto di criticità, la scelta di Invitalia come soggetto attuatore, non vorrei che questo determinasse una dilazione dei tempi. È bene essere molto vigili, evitare che le politiche per il Mezzogiorno diventino politiche di botteghe di partito, occorre molta sobrietà e siccome ci avviciniamo a scadenze elettorali, molta attenzione a non utilizzare ruoli e interventi di governo in funzione di iniziative partitiche. Abbiamo alcuni capitoli che rimangono aperti come il riparto dei fondi sviluppo e coesione. Queste risorse prevedono l’80% al Sud e il 20 al centro-nord. Quindi dobbiamo accelerare i tempi anche perché l’utilizzo di questi fondi è più flessibile di quelli europei. Dobbiamo definire anche il riparto del fondo sanitario dove la regione Campania è penalizzata per 220 milioni di euro l’anno perché il Ministero non ha definito i criteri. Abbiamo problemi anche per il nuovo piano di sviluppo rurale, con la modifica dei criteri che rischia di penalizzare il Mezzogiorno d’Italia. Voglio solo richiamare quello che ha detto il ministro dell’economia e cioè che il divario Nord-Sud nel periodo covid è cresciuto, sia come pil che come occupati. C’è molto lavorare e da fare poca propaganda“.

De Luca dopo aver parlato del vaiolo delle scimmie dedica anche un capitolo ai trasporti in Regione

Abbiamo consegnato centinaia di autobus nuovi dei mille che abbiamo acquistato come regione Campania, 125 treni nuovi (oltre 40 già consegnati), abbiamo da spendere oltre 8 miliardi per un totale di 15 comprendendo investimenti di ferrovie dello Stato“.

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