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POLITICA

Insediato il nuovo Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania

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NAPOLI – Oggi, 18 novembre 2021, si è insediato il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Campania per il triennio 2021-2024 che ha eletto presidente Ottavio Lucarelli, vicepresidente Mimmo Falco, segretario Titti Improta, tesoriere Salvatore Campitiello. Si è insediato anche il Collegio dei revisori dei conti che ha eletto presidente Francesco Marolda, vice presidente Francesco Ferraro, segretario Concita De Luca.


Assegnate le deleghe: a Ottavio Lucarelli la formazione professionale gratuita, a Mimmo Falco i rapporti con le Istituzioni, a Titti Improta la commissione pari opportunità (vice presidente Concita De Luca) e l’Osservatorio sulle televisioni, a Marisa La Penna il Dipartimento “salute” (vice presidenti Enrico Scapaticci e Alessandra Malanga), a Enzo Colimoro l’accesso alla professione e la Scuola di giornalismo del Suor Orsola Benincasa, ad Alessandra Malanga gli Uffici stampa (vice presidente Pasquale de Simone), a Massimiliano Musto la digitalizzazione, a Gerardo Ausiello (che si riserva di decidere) rapporti con il sindacato regionale, ad Alfonso Pirozzi i rapporti con Inpgi e altri enti previdenziali, a Ugo Clemente la commissione giuridica, a Eduardo Scotti i rapporti con Istituzioni culturali e Fondazioni, a Francesco Bellofatto la commissione cultura, a Mario Zaccaria i rapporti con la stampa sportiva, a Ciro Pellegrino e Pietro Di Marco il Dipartimento Giornali web, a Gianni Colucci la delega per il Circolo della stampa di Avellino.

Romolo Acampora, Adriano Cisternino, Lino Zaccaria e Salvatore De Napoli si occuperanno dei corsi gratuiti di preparazione all’esame professionale.

Alla cerimonia hanno partecipato Alessandro Sansoni, confermato consigliere nazionale, e Francesco Canessa, decano dei giornalisti professionisti della Campania.

Buon lavoro a tutti

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POLITICA

130 anni de Il Mattino, Manfredi incontra Gualtieri all’incontro ‘Governare una capitale’

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NAPOLI – Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, è intervenuto all’incontro sul tema ‘Governare una capitale’ insieme al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nell’ambito della manifestazione per i 130 anni del quotidiano Il Mattino nel teatrino di Corte di Palazzo Reale.

In relazione al tema dell’autonomia Manfredi ha sottolineato ”Non sono contrario all’autonomia ma deve essere un’autonomia che garantisca uguaglianza di diritti in tutte le parti d’Italia. Un processo di autonomia è assolutamente legittimo ma dobbiamo mettere davanti a tutto l’interesse delle persone perché veniamo da anni in cui i divari sono aumentati e non diminuiti”. “Nel Paese – ha aggiunto – ci sono grandi divari economici, di servizi e sociali e lo Stato, essendo unitario, dovrebbe in teoria garantire uguali diritti costituzionali a tutti i cittadini e dunque qualsiasi processo di autonomia che venga messo in campo deve essere capace di ridurre questi divari e non aumentarli. Andrebbe in primo luogo definito in modo chiaro quali sono i livelli essenziali dei servizi, quali sono i diritti dei cittadini e cosa deve garantire il Governo centrale. Noi dobbiamo fare la nostra parte: avere un’amministrazione efficiente, dobbiamo essere in grado di intercettare i progetti europei e nazionali, dobbiamo spendere bene le risorse pubbliche e poi dobbiamo insistere sui tavoli politici nazionali affinché  gli investimenti fatti dal Governo centrale siano fatti per garantire una riduzione dei divari non solo nell’interesse dei cittadini napoletani, ma del Paese perché l’Italia cresce solo se cresce il Sud e dunque bisogna mettere le Regioni nelle condizioni di essere competitive”.

Per amministrare le grandi città – ha aggiunto il Sindaco – servono dei poteri e modelli organizzativi diversi e la sfida del governo delle grandi città e aree metropolitane, tra le più grandi d’Europa, è la sfida più complessa per un tema semplice. Il sindaco di una città come Napoli deve passare, da un lato, da quella che è la quotidianità dei bisogni dei cittadini, dall’altro deve anche gestire  una città che rappresenta una parte importante del paese, con una proiezione internazionale. Questo con i poteri che hanno i sindaci è molto difficile da fare“.

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Casavatore

CASAVATORE – La politica naviga a vista, senza nocchiero.

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CASAVATORE – Ormai lontana l’eco della campagna elettorale, scomparsi dai radar programmi e buoni propositi, resta il degrado di un territorio senza più scuole, senza spazi, con un commercio alla canna del gas, senza l’ombra di pianificazioni o programmazioni.

In tale continua emergenza, il disagio è evidente: è sufficiente guardarsi intorno per capire. Il dissenso si percepisce ovunque, anche sui social, ma non solo. La “cura” Maglione non sta dando i risultati sperati. Cambi di lampadine a parte e qualche pezza a colori a strade e marciapiedi ormai consunti, di concreto c’è ben poco.

Si va a rilento, si scopre solo ora, dopo oltre un anno e mezzo di presenza in Consiglio, che c’è carenza di personale e di risorse. Persino le “braccia” preziose del RDC vengono sfruttate in maniera inadeguata e insufficiente.

La politica si è ritirata in buon ordine, anche se ci si aspetterebbe molto di più, considerato il traffico nella Casa Comunale, con un solo partito di fatto rimasto sul territorio, il PD, dopo l’incesto politico e la successiva fusione tra Idea Democratica e M5S, “sacrificatosi” generosamente solo per guadagnare un capogruppo e la presidenza di una importante Commissione (non è mai esistito infatti alcun percorso comune tra i due).

Si registrano qualche timida iniziativa dei democratici su temi di attualità sociale, nessuna attenzione al referendum sulla giustizia ormai alle porte e definitiva condanna a morte dei gazebo, ormai un felice ricordo, che era l’unico vero momento di collegamento tra attivismo e cittadinanza, incassato il rifiuto di fatto del M5S a confrontarsi a mezzo social.

Politica che retrocede così da attiva a passiva in un colpo solo. Lontano il tempo del resoconto e del “fiato sul collo”, ormai il M5S locale, con l’abbandono di tutti gli attivisti storici, si è ridotto ai soli due componenti presenti in Giunta e Consiglio. Di attivismo politico neanche a parlarne. Zero proposte, zero soluzioni, zero incontri sul territorio. Non va certo meglio sui social: sulle pagine ufficiali il confronto latita, e i LIKE non raggiungono neanche il numero dei vantati “attivisti”, limitandosi ai soliti tre o quattro aficionados e tifosi. Difficile, allora, credere ancora alla favola del gruppo compatto e coeso. Del resto, la politica tradizionale, quella “in presenza”, quella con la quale si è sottoscritto un patto di sangue unilaterale con tendenza al suicidio, continua a collezionare figuracce.

Dopo la vergognosa farsa della TARI sulle pertinenze, con la commedia in due atti il cui finale è ancora tutto da scrivere in attesa dell’esito dei ricorsi, ci si chiede che fine abbia fatto l’opposizione, ormai rappresentata solo da qualche gruppo di cittadini e comitati.

Tiene ancora banco la questione cimitero, anche se in realtà sarebbe il caso di evitare che il paese, già ridotto a dormitorio, in cimitero vi si trasformasse definitivamente.

Comunicazione ancora non pervenuta: accantonato anche il periodico “PUBBLICO” dopo un esordio non proprio entusiasmante , bloccato nel traffico il più volte nominato “manager della comunicazione”, si ha come l’impressione di vivere in perenne attesa: tra nomine pasticciate, proroghe, e ordinanze emesse e poi ritirate, si avverte tutto il dramma di un paese ormai lasciato a sé stesso. E forse all’incompetenza.

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POLITICA

De Luca alla Carfagna: “E’ bene essere vigili, occorre molta sobrietà”

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Nella consueta conferenza stampa del venerdì, il governatore Vincenzo De Luca ha anche parlato della polemica a distanza tra lui e il Ministro Carfagna. 

Stiamo impegnati in una battaglia sugli investimenti per il Sud. È stato firmato un contratto istituzionale nell’area vesuviana, importante con finanziamenti molto significativi. C’è un solo punto di criticità, la scelta di Invitalia come soggetto attuatore, non vorrei che questo determinasse una dilazione dei tempi. È bene essere molto vigili, evitare che le politiche per il Mezzogiorno diventino politiche di botteghe di partito, occorre molta sobrietà e siccome ci avviciniamo a scadenze elettorali, molta attenzione a non utilizzare ruoli e interventi di governo in funzione di iniziative partitiche. Abbiamo alcuni capitoli che rimangono aperti come il riparto dei fondi sviluppo e coesione. Queste risorse prevedono l’80% al Sud e il 20 al centro-nord. Quindi dobbiamo accelerare i tempi anche perché l’utilizzo di questi fondi è più flessibile di quelli europei. Dobbiamo definire anche il riparto del fondo sanitario dove la regione Campania è penalizzata per 220 milioni di euro l’anno perché il Ministero non ha definito i criteri. Abbiamo problemi anche per il nuovo piano di sviluppo rurale, con la modifica dei criteri che rischia di penalizzare il Mezzogiorno d’Italia. Voglio solo richiamare quello che ha detto il ministro dell’economia e cioè che il divario Nord-Sud nel periodo covid è cresciuto, sia come pil che come occupati. C’è molto lavorare e da fare poca propaganda“.

De Luca dopo aver parlato del vaiolo delle scimmie dedica anche un capitolo ai trasporti in Regione

Abbiamo consegnato centinaia di autobus nuovi dei mille che abbiamo acquistato come regione Campania, 125 treni nuovi (oltre 40 già consegnati), abbiamo da spendere oltre 8 miliardi per un totale di 15 comprendendo investimenti di ferrovie dello Stato“.

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