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Economia e Finanza

Lamorgese: “grave situazione finanziaria di Napoli all’attenzione del Governo”

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NAPOLI – “Il debito totale dell’Ente ammonta a 3 miliardi di euro. Napoli rappresenta un polo di straordinaria importanza per il nostro Paese”. Lo ha detto la ministra dell’interno Lamorgese durante il question time presso la Camera dei Deputati nel pomeriggio di mercoledì.

Luciana Lamorgese ha parlato della delicata situazione finanziaria del Comune di Napoli, affrontando la questione del piano straordinario per l’ente di Palazzo San Giacomo. Quest’ultimo è volto proprio al risanamento del debito storico da 5 miliardi, all’efficiente espletamento dei servizi a favore dei cittadini e al rilancio produttivo e culturale della città, rispondendo ad un’interrogazione della parlamentare di Liberi e Uguali Rina De Lorenzo

Il Comune di Napoli – spiega la ministra -ha approvato il Piano di riequlibrio finanziario pluriennale nel 2013, più volte rimodulato successivamente e attualmente è all’attenzione delle sezioni riunite in composizione speciale della Corte dei Conti. Secondo quanto comunicato dallo stesso Comune, il debito finanziario totale dell’Ente, costituito da 750 posizioni aperte, di cui poco più di 700 con Cassa Depositi e Prestiti e compreso quello residuo, ammonta a 3 miliardi di euro, comprese le anticipazioni di liquidità e genera annualmente una rata, per quote capitali e interessi, di 230 milioni di euro.

A questo si aggiunga che, per effetto di ulteriori passività, il Comune di Napoli è gravato da altri 175 milioni di euro annui, che sommati alla rata del debito finanziario, portano il peso della posizione debitoria ad un onere complessivo di poco più di 400 milioni di euro su base annua.

La grave situazione finanziaria del Comune di Napoli è all’attenzione del governo e ogni valutazione e iniziativa, anche normativa, verrà effettuata con il necessario coinvolgimento dell’Amministrazione comunale.

Ciò nella piena consapevolezza che Napoli rappresenta un polo di straordinaria importanza per il nostro Paese, il cui valore strategico si evidenzia nell’attuale fase di rilancio connessa all’attuazione del Pnrr e al ruolo in cui in tale contesto sarà chiamato il Mezzogiorno d’Italia“, ha concluso la Ministra dell’Interno” – conclude Lamorgese.

Economia e Finanza

Cresce l’inflazione. Cosa succede in Italia e perché non può essere utilizzato l’IPCA

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ITALIA – Si parla spesso e mal volentieri in questo periodo della c.d. inflazione, cioè l’aumento medio del prezzo dei beni e dei servizi in un determinato periodo temporale. Se, tuttavia, il prezzo in questione non subisce un aumento sporadico ma continuativo ed annuale allora di parla di “aumento del costo della vita”.

Si tratta di concetti di natura teorico-economica, con i quali, tuttavia, noi cittadini ci interfacciano quotidianamente. Negli ultimi mesi la crisi pandemica, l’aumento del costo dell’energia (causato solo in parte dall’invasione in Ucraina della Russia) e le difficoltà scaturenti dalle interruzioni della catena di approvvigionamento di alcuni beni tra cui i semiconduttori e i prodotti metallici hanno conseguito all’aumento esponenziale dei prezzi di molti beni di uso comune e massiccio.

Con l’invasione russa dell’Ucraina, poi, l’aumento dei prezzi dell’energia è diventato ancor più problematico. La Russia, infatti, è tra i maggiori esportatori di petrolio e gas, soprattutto in Europa.

Le conseguenze di questo insieme di cause è visibile già dal primo trimestre del 2022 in cui le bollette dell’elettricità sono aumentate del 55%, quelle del gas del 41,8%. Si tratta di cifre destinate a salire.

Un aumento dei prezzi non è di per sé negativo, ma diventa problematico se ad esso, tra le altre misure di supporto, non corrisponde un aumento dei salari. E’ il caso del nostro Paese.

In Italia esiste un meccanismo proposto dai sindacati nella contrattazione collettiva con i rappresentanti delle realtà produttive per tener conto dell’aumento dell’inflazione. Si tratta dell’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato), che ogni tre anni viene usato per aggiustare i salari previsti dai contratti collettivi del lavoro.

L’IPCA ha però un grosso problema: in questo meccanismo di aggiustamento non sono comprese le oscillazioni dei prezzi legate all’import di prodotti energetici, che sono tra le cause principali dell’aumento dei prezzi degli ultimi mesi.

Esisterebbe già, insomma, un meccanismo per tenere conto di aumenti dell’inflazione eccezionali come quello attuale, tuttavia non è automatico ed esclude tutti i lavoratori a cui non si applica un contratto collettivo (come gli autonomi, i lavoratori della ”gig economy” e tutte le persone con contratti atipici).

La conclusione sembrerebbe dunque unica: trovare nuovi e più efficaci strumenti per affrontare le incognite che gli eventi inaspettati degli ultimi due anni hanno sollevato.

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Economia e Finanza

Caro carburante, quali sono i fattori che ne determinano il prezzo

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ITALIA – I prezzi del carburante stanno salendo esponenzialmente causando non poche problematiche a vari settori imprenditoriali, nonché ai singoli cittadini. La questione che molti si pongono è: il caro benzina è dovuto esclusivamente alla crisi ucraina? Si tratta di una domanda più che lecita che necessita di un approfondimento.

Sicuramente il conflitto bellico tra Russia ed Ucraina contribuisce significativamente all’aumento dei prezzi, ma ci sono anche altre ragioni non direttamente collegate alla crisi altrettanto, se non più, determinanti. Vediamo quali.

Il prezzo del petrolio è regolato anche dalla quantità che i paesi produttori membri dell’Opec (’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), decidono di estrarre, mentre alla formazione del prezzo che vediamo nei distributori concorrono anche i costi logistici, il guadagno dei rivenditori e soprattutto le accise.

Dunque, il prezzo che osserviamo ai distributori, consta di diversi fattori che possono sintetizzarsi nei seguenti:

  • prezzo del carburante a livello internazionale (c.d. Platts, in altri termini il valore della materia prima);
  • guadagno dell’industria petrolifera (cd. margine lordo);
  • accise ed IVA (ossia la tassazione sulla materia).

Analizziamo cosa sono nello specifico tali elementi.

Il Platts è la piattaforma in cui la domanda e l’offerta di carburanti a livello internazionale si incontrano determinando il valore di ogni prodotto petrolifero. L’istituzione privata Platts (colosso monopolista da cui deriva il nome del prezzo all’ingrosso) rileva tutti i prezzi dei prodotti energetici.

Il margine lordo dell’industria petrolifera, invece, determina il guadagno della parte incaricata di distribuire e vendere i prodotti (distributori e benzinai). Questa fetta è di certo quella che influisce meno rispetto alle altre voci.

In ultimo, ma non per importanza, la tassazione. Quest’ultima è composta a sua volta da accise (tasse indirette) ed IVA (tassa diretta). Si tratta di un fattore che pesa molto sl prezzo complessivo e che finisce direttamente nelle casse pubbliche. Spesse volte, la tassazione sul carburante viene utilizzato come mezzo di maggiore efficienza per il rapido reperimento di fondi pubblici. Oltre alle le imposte di produzione e di vendita, una parte non trascurabile delle accise è stata introdotta per finanziare necessità derivanti da conflitti bellici, calamità naturali, programmi di sviluppo ecc. Per quanto riguarda, invece, l’IVA questa viene calcolata non solo sui prezzi di produzione e vendita ma anche sulle accise. Si tratta , in altre parole, di una tassa sulle tasse.

Accise ed IVA rappresentano più della metà del prezzo alla pompa. Vediamo dunque a cosa si deve tale ingerenza.

Le accise erano principalmente formate da imposte di scopo. Tuttavia, negli anni sono state aggiunte alle accise sui carburanti alcune tasse per il finanziamento di alcuni interventi causati da cause maggiori. Parliamo, solo per citarne alcuni, del disastro del Vajont del 1963, dell’’alluvione di Firenze del 1966, del terremoto del Belice del 1968, del terremoto del Friuli del 1976 e di quello dell’Irpinia del 1980. L’ultimo intervento sulle accise è stato introdotto con il “Decreto Fare” del 2014, i questo caso però si è trattato di un aumento temporaneo a contrario degli altri che sono invece in vigore tutt’oggi.

Oggi è improprio definirle imposte di scopo in quanto dal 1995 le accise sono state riunite in un’unica imposta sui carburanti. Concludiamo dunque l’analisi con alcuni numeri volti a facilitare la comprensione di quanto sopra riportato:

Prezzo del carubrante:

  • 0,872 € – prezzo industriale;
  • 0,728 € – accise;
  • 0,353 € – IVA.
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Economia e Finanza

Versailles, Draghi: “la nostra economia non è in recessione, continua a crescere ma c’è stato un rallentamento”

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VERSAILLES – Mario Draghi è arrivato a Versailles. Proprio oggi e domani i leader europei stanno occupandosi di fare il punto sulla critica situazione russa. Il presidente del Consiglio, ancor prima di unirsi ai suoi omologhi europei, ha incontrato il presidente Emmanuel Macron.

I presidenti hanno discorso sulle condizioni del conflitto e dell’impatto della guerra sulle economie del vecchio continente: “Poco fa ho avuto un lungo incontro con il presidente Macron e abbiamo discusso della guerra e delle conseguenze per l’Europa. Italia e Francia sono allineate con il resto dell’Ue, sia nella risposta delle sanzioni, sia nel sostegno ai nostri Paesi per l’impatto che queste sanzioni necessariamente comporteranno. Abbiamo chiesto tutti insieme al presidente Putin di cessare le ostilità e in particolare i bombardamenti sui civili, continueremo a farlo”.

E ancora: “La risposta a questo dramma non può che essere europea, come europea è stata la risposta alla Russia. Anche per quanto riguarda il sostegno dell’economia europea e il sostegno dell’economia italiana, dovrà essere una risposta comune. L’economia europea cresce ancora, ma c’è stato un rallentamento. Non soltanto nel campo energetico, ma anche in quello agroalimentare, delle materie prime per quanto riguarda l’acciaio, la carta, la ceramica e così via…”

Parlando dello stato di salute dell’economia italiana, Draghi ha specificato, menzionando quanto riferito anche stamattina in Consiglio dei ministri: “La nostra economia non è in recessione, continua a crescere ma c’è stato un rallentamento. Quello che ho detto anche in Consiglio dei ministri è che noi dobbiamo affrontare queste mancanze di materie prime, queste strozzature nell’offerta, subito e in tutti i settori sostenendo famiglie e imprese, ma anche diversificando le fonti di approvvigionamento”

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