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Covid-19, Erri De Luca: “La responsabilità è di chi in questi due anni non hanno potenziato il servizio medico e la scuola”

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ROMA – In diretta su Canale 8, il celebre scrittore Erri De Luca è intervenuto in diretta argomentando la situazione epidemiologica. In relazione alla attribuzione delle responsabilità della crisi pandemica ai no vax, espressa dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, in occasione della sua ultima conferenza stampa ha spiegato:

Non sono d’accordo con Draghi quando attribuisce la responsabilità della gestione di questa epidemia alle persone che non si vogliono vaccinare e che sono una minoranza anche se consistente. Credo che la responsabilità spetti esattamente al signor Draghi e a quelli che in questi due anni non hanno potenziato né il servizio medico né la possibilità di fare scuola lo stesso allargando le aule, moltiplicando i luoghi di apprendimento e anche assumendo il personale adatto. Sulla scuola e la sanità – ha rincarato De Luca – bisognava investirci subito e in maniera massiccia, questo non è stato fatto e il Governo ha agito senza nessuna lungimiranza”.

Il conduttore gli ha poi domandato cosa avrebbe proposto, avendo avuto la possibilità di sedersi allo stesso tavolo col premier e incidere sulle sue decisioni: “Intanto moltiplicare il personale medico e i luoghi dove si interviene per controllare l’epidemia, permettendo che le altre terapie continuassero regolarmente, invece le altre terapie sono strozzate, rimandate, impedite dall’epidemia. L’epidemia non è un’emergenza – ha tuonato lo scrittore – lo è stata all’inizio, adesso è la pratica della gestione ordinaria e poi la strozzatura sta nella sanità. Se le strutture – ha concluso l’intellettuale – potessero ospitare i pazienti non ci sarebbe nessuna emergenza”.

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CAIVANO. Il silenzio dei furbi. L’Amministrazione Angelino preferisce il precariato della clientela alla stabilizzazione dei lavoratori

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CAIVANO – C’è un’arte antica in cui la politica di provincia eccelle sopra ogni altra: l’arte dell’omissione calcolata. Quell’amabile e mefistofelico silenzio amministrativo che non fa rumore, non lascia tracce scritte, ma produce esattamente l’effetto desiderato da chi comanda.

Per capire come funziona la “nuova era” a Caivano, basta leggere due documenti ufficiali rimasti colpevolmente nei cassetti del Municipio. Due carte che raccontano una storia di ordinaria ipocrisia, dove la trasparenza si ferma davanti agli interessi di bottega.

I FATTI: LE CARTE DELLA VERGOGNA

È la nota inviata il 6 luglio 2026 dalla Green Attitude s.r.l. (capogruppo dell’ATI che gestisce il servizio d’igiene urbana a Caivano) indirizzata al Responsabile del Settore Ambiente, ing. Francesco dell’Aversano, e al D.E.C., ing. Vincenzo Cenname. La ditta mette nero su bianco un elenco di 12 lavoratori (Altieri, Capuozo, Cioffi, Esposito, Granato, Mirabibella, Palumbo, Pellino, Pulcrano, Sirico, Acatullo, Mosca). Lavoratori precari, interinali, che hanno un “diritto di prelazione” per il passaggio di cantiere. La ditta, facendo seguito a una prima richiesta del 10 giugno, chiede formalmente al Comune l’autorizzazione a stabilizzarli e a dar seguito al piano di assorbimento del personale.  

È la diffida/sollecito del 29 luglio 2026 firmata congiuntamente dai sindacati di categoria (FP CGIL, FIT CISL, FIADEL e FILAS). I sindacati denunciano uno “stallo” imbarazzante e rivelano che il Comune non ha mai risposto alla richiesta della ditta dell’inizio di luglio. Chiedono un riscontro d’urgenza per evitare ripercussioni occupazionali e sciogliere ogni nodo interpretativo sull’articolo 37 del Capitolato Speciale d’Appalto.  

A oggi, il Comune di Caivano tace. Un silenzio di tomba. Un “no comment” burocratico che fa un chiasso infernale.

IL TRUCCO DEL CAPITOLATO E IL PUNTEGGIO IN GARA

Ma perché la ditta vuole stabilizzare questi lavoratori e perché il Comune glielo impedisce col suo silenzio?

Qui casca l’asino. Il bando per la raccolta dei rifiuti a Caivano non è stato fatto su un foglio di formaggio al bar del paese: è stato redatto dalla CUC (Centrale Unica di Committenza) della Città Metropolitana di Roma. E in quel capitolato d’appalto c’era una regola chiarissima: la ditta che avesse garantito la stabilizzazione del personale precario del cantiere avrebbe ottenuto un punteggio superiore nell’offerta tecnica.

Tradotto per i non addetti ai lavori: l’ATI Green Attitude – Ecogin ha vinto (o si è piazzata in alto) ANCHE perché si è impegnata a stabilizzare quei padri di famiglia precari. Ha preso i punti in gara, ha firmato il contratto e ora dice al Comune: “Ehi, fatemi mantenere la promessa e stabilizzare questi 12 lavoratori”.

E il Comune cosa fa? Non risponde. Si volta dall’altra parte. Pone ostacoli interpretativi pretestuosi.

IL PERCHÉ DEL SILENZIO: LA RACKETTIERA DELLE AGENZIE INTERINALI

La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: perché un’Amministrazione comunale dovrebbe ostacolare la stabilizzazione di 12 lavoratori che non le costa un euro in più?

La risposta è d’una lucidità agghiacciante ed è racchiusa nelle logiche più bieche della politica clientelare.

D’estate la produzione di rifiuti aumenta, i dipendenti vanno in ferie, le strade soffrono. La ditta ha bisogno fisiologico di nuovo personale.

Se il Comune autorizza la stabilizzazione: quei 12 posti vengono coperti a tempo indeterminato da lavoratori storici, che si sono guadagnati il posto sul campo e che — coincidenza fatale — non devono favori politici a nessuno. Zero cambiali elettorali. Zero clienti da accontentare.

Se il Comune tace e blocca le stabilizzazioni: la ditta resta sottorganico e per coprire i turni estivi è costretta a ricorrere a nuove assunzioni precarie tramite agenzie interinali.

E chi gestisce, suggerisce, “segnala” e telefona alle agenzie interinali per fare i nomi di chi deve andare a spazzare le strade per tre mesi d’estate?

Ma le agenzie interinali — si sa da decenni in tutte le latitudini del sottogoverno locale — sono la mangiatoia perfetta per consiglieri comunali, assessori e sindaci in cerca di consenso. Il “favore” del contratto a termine per il cugino, il tesserato, l’elettore o il portatore di voti.

Ecco svelato il capolavoro: mantenere il cantiere nell’eterna precarietà per alimentare il mercato delle vacche della clientela politica.

Quei 12 lavoratori da stabilizzare hanno una sola grande colpa: non sono “clienti” dell’attuale classe dirigente. Non sono andati a baciare la pantofola a Palazzo prima delle elezioni. E dunque, per la logica di questa maggioranza, devono rimanere nel limbo del precariato, mentre la ditta viene spinta a forza tra le braccia del lavoro interinale a chiamata politica.

LA MASCHERA È CADUTA

Il Sindaco Angelino e la sua giunta ci ammorbonano un giorno sì e l’altro pure con i video su Facebook dedicati al “riscatto sociale”, alla “legalità” e alla “nuova era” di Caivano. Poi però, quando la legalità e la trasparenza bussano alla porta sotto forma di una nota sindacale e di una lettera d’impresa, la risposta è il silenzio codardo di chi preferisce il ricatto del precariato alla dignità del lavoro stabile.

Mentre l’Assessore e i dirigenti giocano a nascondino, 12 famiglie attendono un diritto riconosciuto da un bando pubblico di rilevanza metropolitana.  

Rispondete a quelle lettere, ingegneri e politici da videoclip. Spiegate alla città perché preferite le agenzie interinali con la spinta politica ai contratti stabili per chi lavora da anni. E se non avete il coraggio di farlo con un atto pubblico, abbiate almeno la decenza di spegnere la telecamera del cellulare: la vostra propaganda si è incastrata tra i cassonetti dell’immondizia

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Politica

Nomina per Gaetano Cimmino: il Ministro Valditara lo sceglie come Commissario Straordinario dello storico Istituto “SS. Trinità e Paradiso”

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VICO EQUENSE  – Arriva un prestigioso riconoscimento istituzionale per l’ing. Gaetano Cimmino, nominato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, quale nuovo Commissario Straordinario dell’Educandato Statale “SS. Trinità e Paradiso” di Vico Equense.  Nomina voluta fortemente dalla Sottosegretaria al Parlamento Pina Castiello.

La nomina è stata ufficializzata con il Decreto Ministeriale n. 161 del 6 agosto 2026. L’ing. Cimmino succede all’avv. Catello Di Capua e assume la guida della storica istituzione con il compito di gestirne l’amministrazione, tutelarne gli interessi finanziari e patrimoniali e salvaguardare la comunità scolastica e culturale del territorio nelle more della liquidazione dell’ente.  

Un percorso politico coerente e la svolta con la Lega

La nomina di Gaetano Cimmino non giunge per caso, ma rappresenta il coronamento di una chiara visione politica e di un intenso lavoro sul territorio.

Nel suo percorso politico, Cimmino era stato in passato vicino alla Segreteria provinciale di Forza Italia guidata da Annarita Patriarca — la stessa struttura in cui mosse i primi passi anche l’attuale Sindaco di Afragola, Gennaro Giustino restandoci fino alla nomina di candidato a Sindaco del campo largo di Afragola. Tuttavia, quel sodalizio è andato nel tempo a stridere con le sue competenze professionali e con un senso politico orientato al pragmatismo e al merito. Per queste ragioni, Cimmino ha scelto di lasciare Forza Italia e approdare sotto l’ala protettiva della Sottosegretaria Pina Castiello e della Lega.

All’interno del partito del Carroccio in Campania, Cimmino ha finalmente trovato la sua dimensione ideale. Attivo e determinante nelle passate competizioni regionali e amministrative — sia come grande elettore di Michela Rostan, sia con il forte contributo dato ad Afragola attraverso la candidatura a Sindaco di Alessandra Iroso —, ha saputo costruire e consolidare una forte rete sul territorio.

Autentica macchina di consensi e dal 2005 fedelissimo di Roberto Conte — altro noto ras delle preferenze —, Cimmino si è rivelato determinante nell’ispirare e raccogliere, tra Castellammare di Stabia, Gragnano, i Monti Lattari e la Penisola Sorrentina, ben 1.800 preferenze a sostegno della candidata Michela Rostan e del consigliere uscente Gennaro Cinque

La vittoria della filiera politica del merito

Questo importante risultato dimostra come la politica del fare e del lavoro quotidiano sappia premiare chi dimostra valore sul campo. È la vittoria di una squadra politica coesa, influente e vicina alle esigenze del territorio: una filiera virtuosa che parte dal Segretario Regionale della Lega Gianpiero Zinzi, passa per la Sottosegretaria Pina Castiello e per il Senatore Claudio Durigon, fino ad arrivare ai vertici del Ministero guidato da Giuseppe Valditara.  

Solo attraverso una filiera istituzionale e politica di questo spessore si possono raggiungere traguardi di rilievo e mettere competenze tecniche di primo livello al servizio di enti e istituzioni complesse del territorio campano.

I dettagli dell’incarico ministeriale

Il decreto firmato dal Ministro Valditara affida all’ing. Gaetano Cimmino la piena gestione dell’amministrazione dell’Istituto. Tra i suoi compiti principali figurano la tutela e la riorganizzazione del patrimonio dell’Ente e l’obbligo di rendicontazione quadrimestrale all’Amministrazione periferica sull’andamento della gestione. L’incarico avrà la durata massima di un anno o fino al completamento dell’iter di liquidazione

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CAIVANO. SPINA, l’Aula bypassata e il re dei social: come Angelino confonde il Comune con un account Facebook

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CAIVANO – C’è un virus contagioso che si aggira per le stanze del Comune di Caivano, ed è la sindrome del “Faccio tutto io e se non vi sta bene mettetemi un like”.

Prendete l’ultimo, sfavillante proclama della maggioranza. I megafoni di palazzo – nelle vesti delle liste Bene Comune e Caivano Conta – sono usciti in grande spolvero sui social per annunciarci che “è stato approvato l’indirizzo alla progettazione del Progetto S.P.I.N.A.”. Un acronimo altisonante – Sistema di Penetrazione, Integrazione e Nuova Accessibilità – che nella testa dei comunicatori del Sindaco Antonio Angelino deve suonare come la NASA, ma che nel mondo reale, per ora, è solo un pezzo di carta.

Ora, sgombriamo subito il campo da equivoci: la necessità di un’arteria che decongestioni quel girone dantesco che è Corso Umberto I e che ricucia il quadrante orientale della città è sacrosanta. Lo dice persino il Partito Democratico locale – che pur di esistere senza avere manco un consigliere comunale in aula, s’infila nel dibattito dispensando consigli da “stampella esterna”. L’idea di fondo, del resto, non è un’illuminazione divina di Angelino, ma una visione urbanistica che giace nei cassetti da vent’anni.

Il punto, però, non è cosa c’è scritto su quel foglio. Il punto drammatico, politico e democratico, è dove e come è stato approvato.

I post della maggioranza strombazzano orgogliosi: “Abbiamo approvato”.

Abbiamo chi? Dove? In quale sede istituzionale?

Risposta: In Giunta. Quattro o cinque persone chiuse in una stanza, al riparo da sguardi indiscreti, senza uno straccio di dibattito pubblico, senza un verbale di confronto con la città.

Il Primo Cittadino e i suoi fedelissimi continuano a sciacquarsi la bocca con le parole “trasparenza”, “partecipazione” e “riscatto della comunità”. Poi, però, quando si tratta di calare quelle parole nella realtà, la trasparenza diventa opacità e la partecipazione si riduce al tasto “condividi” su Facebook.

Un progetto di questa portata — un’opera infrastrutturale destinata a condizionare lo sviluppo, la viabilità e il P.U.C. di Caivano per i prossimi vent’anni — ha un luogo naturale, obbligatorio e democratico dove deve essere sviscerato: l’Aula del Consiglio Comunale.

In un paese normale, il Sindaco si presenta in Consiglio, carte alla mano, illustra la visione, accetta il confronto con le opposizioni, risponde alle domande dei cittadini e fa votare l’indirizzo all’asssemblea elettiva. Perché si fa così? Per due motivi: primo, perché l’Aula rappresenta tutti i cittadini di Caivano, non solo gli amici di merenda della Giunta; secondo, perché la democrazia non è un fastidio burocratico da saltare, ma il cuore della vita civile.

E allora perché Angelino fugge dall’Aula come il diavolo dall’acqua santa? La risposta è d’una banalità disarmante: paura del confronto.

Ogni volta che il Sindaco ha dovuto varcare la soglia del Consiglio Comunale, ne è uscito politicamente malconcio, con le ossa rotte e la retorica a pezzi di fronte alle contestazioni di merito. E allora ha applicato la regola d’oro dei deboli: l’Aula la evito, i problemi li nascondo e mi rifugio nei videoclip. Perché in Consiglio Comunale ci sono le opposizioni che chiedono conto dei numeri, dei fondi e delle scadenze; su Facebook, invece, ci sono solo i follower adoranti e i troll pronti ad applaudire a comando.

È il principio dell’arroganza dei numeri che si sposa con la vigliaccheria politica. “Tanto in aula avremmo i numeri per farlo passare, quindi perché perdere tempo a discuterne con la città?”. Un ragionamento da caserma, non da istituzione.

Ma c’è di più. Questa bulimia di annunci a effetto sulle infrastrutture del 2045 arriva con una tempistica fin troppo sospetta. Serve a gettare la solita manciata di fumo negli occhi per coprire le vergogne del presente:

1. Il dramma dei disabili messi alla porta: Serve a coprire il silenzio imbarazzante dell’Assessore alle Politiche Sociali che, messa alle strette dalla Consulta per la disabilità sulla clamorosa esclusione dei ragazzi dai centri estivi, ha risposto in perfetto “politichese” prendendo tempo e rinviando tutto a settembre. Un processo plenario a babbo morto, quando l’estate sarà finita e le famiglie saranno state lasciate sole. La Consulta chiedeva soluzioni immediate; la Giunta risponde con le chiacchiere d’autunno.

2. La fuga dalle proposte concrete: Serve a silenziare le proposte dell’opposizione (come la pedonalizzazione di via Cimmino a Casolla lanciata dal campo largo con Giovanni Vitale), spostando l’attenzione su maxi-progetti di carta per non parlare della viabilità reale che cade a pezzi oggi pomeriggio.

Cari cittadini di Caivano, la parabola di questa Amministrazione è ormai chiarissima: predicano la democrazia partecipata e praticano l’oligarchia da pianerottolo.

Pretendere che il Progetto S.P.I.N.A. passi dal Consiglio Comunale non è una pignoleria formale: è la linea di confine tra chi governa una città con dignità e chi la usa come un set cinematografico per la propria propaganda. Se il Sindaco Angelino è così sicuro della bontà dei suoi progetti, lasci gli smartphone nello spogliatoio, apra le porte del Consiglio Comunale e venga a fare i conti con la città.

Fino ad allora, i suoi non sono “passi avanti per il futuro di Caivano”: sono solo le solite, patetiche figure di chi ha scambiato la gestione della cosa pubblica per una diretta Instagram.

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