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Economia e Finanza

Reddito di Cittadinanza, scadenze e possibili aumenti: le novità di febbraio

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Il 31 gennaio 2022 rappresenta una data chiave per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza che, entro quel termine, come lo scorso anno, dovranno presentare l’Isee aggiornato se non vogliono rischiare di perdere il sussidio. A renderlo noto è l’INPS.

I percettori del Reddito dovranno rinnovare la DSU e richiedere il nuovo Isee entro l’ultimo giorno di gennaio per non perdere la continuità nel pagamento della prestazione. Per coloro che non osserveranno la scadenza l’erogazione del sussidio, prevista per febbraio, verrà sospesa.

Per mettersi in regola è possibile rivolgersi ai Caf competenti o presentare il nuovo modello per via telematica. L’aggiornamento risulta necessario per verificare se il nucleo ha conservato o meno determinati valori economici che determineranno se può o meno mantenere il beneficio.

Se l’Isee risulterà simile a quello degli anni precedenti l’importo del Reddito resterà invariato. Se il valore, invece, è in discesa potrebbe scattare un aumento del sussidio. Al contrario, se l’Isee supera le soglie previste il bonus sarà revocato.

Va comunicata, inoltre, qualsiasi variazione della situazione lavorativa dei percettori entro il giorno precedente alla data di avvio. Tra le ulteriori novità, a carico dei percettori del Reddito, spicca l’obbligo di Green Pass per accedere ai centri per l’impiego. La certificazione richiesta è quella base, ottenibile attraverso un tampone antigenico o molecolare negativo.

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Attualità

Il Codacons ed il progetto “Inflazione: strategie per i consumatori” finanziato dal Ministero dello sviluppo economico

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ITALIA – Il Codacons ha avviato con Regione Lombardia ed altre Associazioni di consumatori lombarde riconosciute a livello regionale il progetto: “Inflazione: strategie per i consumatori”, finanziato del Ministero dello sviluppo economico.

Gli obiettivi che il Codacons si pone sono l’apertura sul territorio regionale di 44 sportelli per il consumatore da parte di tutte le associazioni lombarde, garantendo l’ubicazione di sportelli nel territorio di ciascuna delle 12 Province lombarde al fine di favorire il rapporto dei cittadini con le istituzioni.

Tali sportelli rappresenteranno sul territorio centri qualificati di assistenza per il cittadino consumatore e utente. Nell’ambito del progetto appena avviato, Codacons ha dedicato i nuovi sportelli ubicati in provincia di Milano.

Il Codacons, inoltre, intensificherà l’attività di creazione di contenuti anche attraverso riviste di settore e webinar nonché cercando di avvicinare i giovani a tali tematiche tramite i social network, favorendo l’osservazione della stampa locale che, con i suoi interventi, è premessa per un intervento ed un aiuto mirato sui settori più caldi per la popolazione.

Si tratta, insomma, di un progetto fondamentale per la cittadinanza che mira ad arrivare a tutti i cittadini, sia a quelli già interessati a tali problematiche sia quelli che vi si avvicinano per la prima volta.
“La consapevolezza di ciò che accade intorno a noi ci consente di mettere in pratica strategie e spunti per costruire un modello di vita più felice e pieno di soddisfazioni”, aggiunge il Presidente del Codacons, Avv. Marco Maria Donzelli “Speriamo in una ampia partecipazione di tutta la popolazione su una tematica così delicata. Chiediamo anche ai Comuni e alle comunità locali di portare alla luce le attività che la nostra Associazione, in collaborazione con Regione Lombardia, sta mettendo in atto”.

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Economia e Finanza

Italia seconda in Europa per tasse aereoportuali con il 22,8%. Peggio solo la Gran Bretagna con il 40,4%

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ITALIA – L’estate 2022 sarà ricordata come quella più costosa degli ultimi anni. Lo afferma il Codacons, che denuncia prezzi alle stelle per le vacanze italiane. Tra i costi di maggiore preoccupazione vi sono quelli relativi ai prezzi aerei.

Nell’ultimo mese – spiega il Codacons – i voli aereo per destinazioni dirette ai Paesi dell’Unione Europa hanno subito incrementi del +91% rispetto al 2021, mentre i voli intercontinentali sono rincarati del +35,7% e quelli nazionali del +15,2%.. Carissimi anche i traghetti, che rincarano del +19,4% rispetto allo stesso periodo del 2021.

I prezzi dei biglietti aumentano così come le tasse sugli stessi a tal punto che (come a volte succede) le imposte potrebbero essere superiori al costo del volo. Le tasse aereoportuali incidono per circa il 40% del prezzo finale del biglietto aereo. Quando si acquista un ticket di viaggio aereo, infatti, che si tratti di un volo domestico o internazionale, si paga una somma finale ben definita, ma questa è composta da innumerevoli imposte che variano in base al tipo di volo aereo, alla destinazione e al periodo dell’anno in cui si viaggia.

Secondo i dati Eurostat, l’Italia è il secondo Paese europeo per imposizione fiscale sui voli aerei compresi i biglietti aerei economici: 22,82 euro per ogni passeggero che si imbarca. Il primo posto di questa poco lodevole classifica va meritevolmente alla Gran Bretagna con il 40,4% di tassazione.

Seppur l’Italia non detenga il primato, si tratta di un numero che necessita un analisi attenta. E’ bene ricordare, infatti, che la maggior parte dei Paesi, non ha alcuna tassa sui biglietti o ce l’ha in misura ridottissima, non in grado di incidere sul costo del biglietto. Ad esempio: la Lettonia si limita ad un insignificante 0,01 euro, ma anche Paesi come la Spagna si accontenta di 2,57 euro mentre la Francia di un 15,41.

Quelle delle tasse sui biglietti aerei è una specie di piccola riserva di caccia per il fisco, che la utilizza ogni volta che lo Stato ha bisogno di nuovi introiti. Ad esempio: proprio quest’anno, a gennaio, la tassa d’imbarco sui voli nazionali è stata aumentata a 5 euro, dai 2 precedenti. L’introito dovrebbe servire per l’ennesimo salvataggio dell’Alitalia.

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Economia e Finanza

Pressione fiscale in Italia: il confronto con gli altri Paesi europei

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ITALIA – La pressione fiscale è il rapporto tra i tributi ed il reddito imponibile dei contribuenti. E’ un indicatore economico rappresentato in termini percentuali. Misura la quota del reddito prelevato dallo Stato o dagli enti locali tramite imposte, tasse, tributi allo scopo di finanziare la spesa pubblica.

La pressione fiscale, dunque, è la diretta conseguenza dell’imposizione fiscale operata dallo Stato ai fini della erogazione di alcuni servizi pubblici. Secondo i dati ISTAT, la distribuzione delle imposte sul reddito delle persone fisiche (in altre parole il c.d. IRPEF) è così conformata: 20,2% in pensioni ed assistenza sociale; 19,7% in sanità; 11,3% in istruzione; 10,6% in interessi sul debito pubblico; 9,4% in servizi della Pubblica Amministrazione; 8,9% in difesa e ordine pubblico; 6,1% in economia e lavoro; 4,8% in trasporti; 2,6% in contributo bilancio UE; 2,4% in protezione dell’ambiente; 2,2% in cultura e sport; 1,3% abitazioni ed assesto del territorio.

Analizzando i dati di Eurostat, possiamo affermare che la pressione fiscale italiana è al di sopra della media europea: si tratta di una percentuale equivalente a ben il 43,5% su un valore medio del 40,2%. Il Bel Paese guadagna il settimo posto in una classifica tutt’altro che lodevole. Peggio di noi fanno solo la Francia, paese in cui la pressione fiscale è al 48,4%, in aumento dall’anno precedente (48,3%), il Belgio (47,2%, in aumento dal 47%); la Danimarca (45,9%, in calo rispetto dal 46,8%); la Svezia (44,4%, in calo dal 44,7%); l’Austria (42,8%, in aumento da 42,4%); la Finlandia (42,4%, in calo da 43,1%).

Per quanto riguarda la tassazione delle pensioni in Europa, secondo l’Ufficio statistico dell’UE (Eurostat), nel 2016 (dati più aggiornati) l’Italia ha speso il 16,1 per cento del suo PIL in spesa pensionistica (oltre 270 miliardi di euro). Dopo il Bel Paese troviamo la Francia (15,1 per cento). Paesi come Spagna (12,1 per cento) e Germania (11,8 per cento), invece spendono meno in rapporto al PIL. Nel 2016 la media Ue (a 28 Paesi) era del 12,6 per cento e quella dell’area euro (a 19 Paesi) del 13,3 per cento.

Non sorprende, dunque, la crescente presenza di pensionati italiani all’estero. Una fuga italiana, ma che negli ultimi anni ha interessato anche altri over 65 provenienti da Francia, Germania e Inghilterra. Un transito che interessa il raggiungimento di mete quali il Portogallo e le isole Canarie. In anni recenti, tuttavia, complice anche la nuova normativa del governo, la Grecia è entrata di diritto nel novero dei paradisi fiscali pensionati con una tassazione pensionistica di appena il 7% per coloro che vogliano trasferirsi per oltre 10 anni nel paese ellennico.

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