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CAIVANO: Drug-delivery nel Parco Verde. Carabinieri arrestano due persone

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I carabinieri della compagnia di Caivano insieme a quelli del reggimento Campania hanno arrestato 2 persone per detenzione di droga a fini di spaccio. Siamo nell’isolato B2/3 del Parco Verde e tutto ruota intorno ad un appartamento. A monitorarlo i carabinieri, appostati anche in abiti civili in punti strategici del rione.

Salvatore Spatuzzi, il padrone di casa, viene osservato mentre cede un cospicuo numero di dosi ad un’altra persona. Si tratta di Fabio Ponticelli, non un cliente ma il pusher incaricato di prelevare e smerciare in strada la droga. Una sorta di rapporto grossista/commerciante. Lo fa in strada, con lo scooter e il suo andirivieni non passa inosservato.

Il primo a finire in manette è proprio Ponticelli. I militari gli sono addosso in un attimo ma, nonostante il tentativo di fuga su due ruote, viene arrestato. Addosso 1 dose di crack e 30 euro in contante ritenuto provento illecito. Poi di corsa nell’appartamento di Spatuzzi. Neanche il tempo di bussare che l’uomo classe 79 è già in arresto. In casa 4 dosi di crack, 19 di cocaina e 260 euro in banconote di piccolo taglio. Sono entrambi in carcere, in attesa di giudizio.

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CAIVANO. Il campo “E. Faraone” diventerà una villa comunale. Chi si è battuto per esso deve delle spiegazioni.

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CAIVANO – Da queste parti qualcosa sta cambiando. Lo Stato, grazie anche alla determinazione della Premier Meloni, finalmente sta facendo sentire la sua presenza. E non mi si venga a dire che la politica si è mossa grazie al prete. Se fosse stato per lui, si sarebbe fermato tutto al Centro Delphinia, tante sono state dette di bugie su quel centro per altri interessi che via via vi racconteremo.

Il focus che voglio fare oggi è sul campo sportivo “E. Faraone” che grazie all’unica visione da me condivisa con l’Amministrazione Falco, finalmente verrà abbattuto per fare largo ad un parco lineare di libero accesso e fruibile da tutti i cittadini caivanesi.

Il fortino della camorra, il simbolo dell’egemonia criminale sul territorio, lo scettro del potere occulto sarà eliminato e con esso anche lo strumento con cui la criminalità organizzata ricattava la politica in città.

Chi finora si è battuto affinché quella struttura fosse riqualificata e consegnata nelle mani dei “proprietari” ha tanto da chiarire ai propri concittadini. A partire dal Presidente dell’USB Caivanese, per finire ai parenti e agli amici dei personaggi noti sul territorio il cui nome compare negli atti della magistratura e in alcune intercettazioni ambientali.

Lo Stadio “E. Faraone” è stato chiuso per più di quindici anni per volere di due clan camorristici e l’assoggettamento di alcuni personaggi politici di spicco, come spiegato dal sottoscritto anche davanti alle telecamere di RAI 2 (guarda qui).

Sul campo sportivo, all’indomani dell’omicidio del boss Pasquale Castaldo avvenuto nel lontano 2003, della conseguente decapitazione dello stesso clan “Farano” e del rinvenimento tra le due panchine dell’intero arsenale del clan, si aprì un contenzioso tra il clan di nuova egemonia: i Gaglione – che nel frattempo si erano già accaparrati la gestione dell’ex Delphinia, di altre strutture pubbliche e appalti di vario genere – e i “tradizionali” gestori del campo: i Padulo, nella persona del boss Eugenio, attualmente ancora detenuto.

I fatti escono fuori da alcune intercettazioni ambientali della casa circondariale di Carinola dove Eugenio Padulo era rinchiuso nel 2012 e dove riceveva puntualmente la visita dei due figli in compagnia del nipote, quest’ultimo attualmente molto attivo sul territorio in ambito politico.

Le conversazioni tra i parenti avevano come oggetto proprio la gestione del campo sportivo “E. Faraone” e di come i Padulo dovevano attrezzarsi affinché la loro egemonia venisse confermata dalla perenne gestione del bene pubblico da loro sempre amministrato, anche e soprattutto con la connivenza della società sportiva USB Caivanese di allora.

Attraverso mandatari, intermediari e personaggi politici molto in vista di quell’epoca i Padulo e il nipote del boss tentavano di arginare le prepotenze dei Gaglione ed è in questa lotta perenne che nessuna delle Amministrazioni che via via si sono succedute si è mai voluta prendere la responsabilità di porre fine a questo sopruso perpetrato ai danni della collettività.

Una sola Amministrazione ebbe il coraggio di bandire una gara pubblica per la gestione del bene e fu quella targata Pippo Papaccioli con l’allora Assessore allo Sport l’ex Sindaco Simone Monopoli. La gestione del Faraone fu affidata ad una ditta di Giugliano che dopo diversi mesi fu costretta a rinunciare all’appalto e chissà perché!

La diatriba tra i due clan, ancora attivi sul territorio, non si è mai assopita e lo scopo è sempre lo stesso, fare di tutto per accaparrarsi la gestione del campo sportivo. Più per l’aspetto economico, la guerra in atto è per l’aspetto simbolico che la struttura sportiva rappresenta tutt’ora sul territorio.

I politici, gli amici e parenti dei boss, e la stampa compiacente e connivente fino a ieri, giorno in cui si sono apposte le firme sui contratti che consentiranno l’avvio dei lavori di demolizione del campo sportivo, si sono battuti con le motivazioni più disparate affinché l’attuale Commissario Prefettizio Gianfranco Tomao desistesse dal portare a termine l’iter burocratico già ampiamente avviato dall’Amministrazione Falco.

Fortunatamente per i caivanesi, lo Stato a Caivano ha dato forti segnali di presenza e il Commissario Tomao, uomo di Prefettura, uomo di Stato e soprattutto dedito alla legalità, ha capito sin da subito che per restituire dignità ad un popolo da sempre assoggettato alla criminalità, bisogna abbattere altarini, simboli ed emblema che possano testimoniare la radicalità di un sistema criminale insito all’interno di una comunità

Quindi i miei complimenti vanno all’Amministrazione Falco per aver intercettato fondi utili ad un cambio di destinazione d’uso del campo sportivo e al Commissario Prefettizio Gianfranco Tomao per aver dato seguito ad una visione che pone fine una volte e per tutte ad un marchio impresso a fuoco sulla pelle della popolazione sportiva caivanese e spero che questo mio editoriale possa servire da monito al resto della cittadinanza gialloverde su quelle che possono essere le loro prossime scelte elettorali, partendo proprio dall’individuazione di chi si è battuto per il campo “E. Faraone” ed evitarli.

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CAIVANO. I blitz delle Forze dell’Ordine fanno emigrare lo spaccio al centro della città

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CAIVANO – Tre persone, una sola piazza di spaccio. Allestita in un condominio in via Cairoli. Ancora Caivano ma questa volta lontano dai palazzoni popolari verde sbiadito. Lontano dal parco Verde, sintomo che la pressione dei Carabinieri sta costringendo la criminalità a cambiare strategie.
I militari della compagnia locale, insieme a quelli del 10 reggimento campania hanno bloccato i tre in quella che può essere considerata una piazza di spaccio “verticale”.
La droga era stoccata in mono-porzioni, in una grondaia installata su un terrazzino.
Su strada uno dei tre riceveva l’ordine e lo passava ai due complici ai piani alti.
Questi la lanciavano di sotto, in attesa della richiesta successiva.

Tutti disoccupati e già noti alle forze dell’ordine, i tre pusher sono finiti in manette. Giovani e giovanissimi, hanno tra i 20 e i 32 anni.
Sequestrati 25 grammi di cocaina, 162 di crack e quasi mezzo chilo di hashish. E ancora due bilancini, materiale per il confezionamento e oltre 2mila euro in banconote di piccolo taglio.
Gli arrestati sono stati portati in carcere, in attesa di giudizio. Dovranno rispondere di detenzione di droga a fini di spaccio.

SBORDONE ENRICO NATO A GIUGLIANO IN CAMPANIA (NA) IL 31.07.2003

FALCO PIETRO NATO A S.M.C. VETERE (CE) 18.08.2001

MATTIELLO GENNARO NATO A NAPOLI (NA) IL 10.07.1991

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CAIVANO. Lo scarso livello culturale ha determinato il degrado e la necessità di aggrapparsi all’abito talare.

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CAIVANO – L’ultima città a nord di Napoli non è da riqualificare come ha affermato la Premier Meloni nella sua visita al Parco Verde. Caivano è da rifondare. Non è retorica e nemmeno una frase scontata o già trita e ritrita. Quando parlo di rifondare mi riferisco all’unico elemento che caratterizza e che dà il nome ad una comunità, ossia il popolo. Lo stato di degrado che vive oggi il paesello che ha cresciuto il piccolo Peppino De Filippo fino all’eta di sei anni si è sviluppato male ed è progredito peggio. Le scelte politiche e le visioni assenti dei suoi governanti sono sempre state determinate da uno scarso livello culturale diffuso sul territorio.

La politica è lo specchio della gente che vi abita e Caivano non è da meno. Se oggi, come pochi anni fa per la cosiddetta Terra dei Fuochi, si ritengono e si ritenevano più autorevoli le parole di un prete – con le sue lacune culturali – piuttosto quelle di un ricercatore, di uno scienziato o nel caso di oggi di intellettuali, sociologi e filosofi, allora il problema è largamente diffuso nell’intero tessuto sociale della comunità gialloverde.

Le conseguenze a questo diffuso scarso livello culturale dei cittadini che scelgono di restare in queste province di lamiera sono molteplici. La prima è il disamore verso la cura della res publica dei pochi professionisti dotti presenti sul territorio e un’altra conseguenza è lo sdoganamento dell’ignoranza e della scarsa attitudine allo studio all’interno delle istituzioni. Un campo dove è sempre meglio andare a ricercare bravura e competenza, le stesse che latitano da tempo immemore sul territorio gialloverde.

Ultima dimostrazione di quanto scritto finora è l’ambizione da sempre nutrita e mai nascosta dell’imprenditore Nino Navas che, pur essendo un imprenditore di successo ed avere pochi concorrenti data la sua competenza nel suo ramo, presenta enormi lacune culturali – come del resto tutti noi in ambiti diversi dalla propria professione – a partire da quello grammaticale.

Attenzione non sono avvezzo e non amo mai correggere l’uso della lingua italiana in discussioni social o a qualche collega che magari commette un errore grammaticale all’interno di un suo scritto, quello può capitare anche a me.

Ma quando ci si presenta alla città per avviare un percorso sociologico e politico sul territorio, con tanto di campagna promozionale social e cartacea corredata di elaborazione grafica ideata esclusivamente per l’evento, dove su di essa campeggia un errore grammaticale grosso quanto una casa, allora lì la tiratina d’orecchie è d’obbligo!

Premesso che la filiera per la produzione di una campagna promozionale del genere è abbastanza lunga e qui mi sovviene che si testimonia ancor di più quanto appena scritto e cioè che lo scarso livello culturale è abbastanza diffuso, questo il pericolo sociale maggiore, dato che a partire di chi ha elaborato il testo, in ordine di creazione si susseguono le varie figure, chi ha elaborato la grafica, chi ha approvato l’identity della campagna promozionale, chi ha preparato il materiale di prestampa e chi ha stampato il materiale cartaceo ed infine gli organi di stampa vicini al promotore che hanno diffuso sia la notizia dell’evento con tanto di locandina riportante l’errore grammaticale in bella mostra. Nessuno si è accorto di un così macroscopico errore.

Sto parlando dell’evento organizzato dall’Associazione di Nino Navas “Sveglia Caivano” che si terrà nell’Auditorium del Plesso scolastico L. Milani di Caivano il 19 Settembre prossimo dove sulla locandina si legge: “L’#AltraCaivano c’è, diamogli voce!!”.

Ora sono d’accordo che sapere che il doppio punto esclamativo in grammatica non esiste è da pignoli e sono anche d’accordo sul fatto di denominare Caivano una città e quindi un nome proprio di cosa, singolare femminile. Quindi proprio perché è femminile al predicato verbale va aggiunto il determinativo “LE” e non “GLI” quindi la frase esatta da promuovere doveva essere: “L’#AltraCaivano c’è, diamoLE voce!”.

Ecco perché sono dell’idea che bisogna stare molto attenti nel decidere a chi delegare il proprio futuro amministrativo ma soprattutto partire dal fare un mea culpa ed individuare il motivo del degrado caivanese principalmente nella scarsa cultura, nella scarsa informazione della vita pubblica di ogni singolo cittadino. Perché come dice l’ex deputato Alessandro Di Battista: “un cittadino informato è un cittadino sovrano”.

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