
Salute
Covid, Campania: 3.377 nuovi positivi, un decesso. Tasso di positività balza al 18,23%
Pubblicato
4 anni fail
Da
RedazioneNAPOLI – Secondo i dati diramati dall’unità di crisi della Regione Campania sono 3.377 i neo positivi al Covid-19 su 18517 test esaminati oggi, 4 ottobre 2022, nelle ultime 24 ore sul territorio regionale.
Rispetto a ieri, secondo i dati del Bollettino della Regione Campania, risale il tasso di incidenza che ieri era pari al 14,55% ed oggi balza al 18,23%. Un decesso nell’ultima giornata. Negli ospedali resta invariato a sei il numero dei posti letto occupati nelle terapie intensive; in degenza sono invece 264 i posti letto occupati (+1 rispetto a ieri).
Ti potrebbe piacere

Campania, Fico vara la Giunta Regionale

Afragola, crolla il soffitto dell’istituto Carlo Alberto Dalla Chiesa: la denuncia dei genitori

Il Comune di Poggiomarino sciolto per infiltrazioni camorristiche: i particolari

Maltempo in Campania, prorogata l’allerta meteo gialla su tutta la Regione

Blitz antimafia, arrestato l’ex presidente della Provincia di Salerno Alfieri

Napoli, va in ospedale a trovare la figlia ma viene aggredito da un parcheggiatore abusivo
Afragola
Il tuo domani non può aspettare: perché decidere oggi è il più grande atto d’amore
Pubblicato
2 mesi fail
4 Giugno 2026Da
Redazione
In Campania, la cultura del “testamento biologico” fatica a decollare. Eppure, depositare una DAT non significa arrendersi, ma garantire a sé stessi e ai propri cari la dignità di una scelta consapevole. Ecco perché ignorare questa possibilità è un peso che, prima o poi, ricadrà su chi amiamo. C’è un momento, nel silenzio di una stanza di rianimazione o davanti a una diagnosi inaspettata, in cui il tempo sembra fermarsi. È l’istante in cui la vita di una persona non dipende più dai propri desideri, ma dalle decisioni di altri. In Italia, dal 2017, la legge 219 ci offre uno strumento fondamentale per evitare che quel momento si trasformi in un incubo burocratico e affettivo: la Disposizione Anticipata di Trattamento (DAT), comunemente nota come “testamento biologico”. Eppure, a Napoli e in tutta la sua provincia, il dato è allarmante: solo un adulto su venti ha ufficializzato la propria volontà. Significa che 19 famiglie su 20, in caso di necessità, si ritroveranno a dover indovinare le intenzioni di un caro, tra il dolore straziante della perdita imminente, i dubbi etici e, nei casi più complessi, le aule di un tribunale. Il pregiudizio più duro da abbattere è che la DAT sia una “firma per morire”. Niente di più lontano dalla realtà. Compilare una DAT significa, al contrario, rivendicare il diritto a vivere come si vuole. È l’affermazione suprema della propria identità: sei tu, oggi, nel pieno delle tue facoltà, a decidere quali terapie accettare, quali rifiutare, fino a che punto spingere l’accanimento terapeutico. Non lasci la scelta al caso, non la lasci alla burocrazia, non la lasci alla disperazione di un familiare che, davanti a un medico, non saprà cosa rispondere. Spesso si evita di parlare della DAT per una sorta di scaramanzia, o per la paura di evocare la fine. Ma il vero rischio non è parlare di morte; è lasciare ai propri figli, al proprio partner o ai propri genitori il fardello di dover decidere per noi. Quando non c’è una DAT, la legge prevede percorsi complessi. Spesso deve intervenire un giudice, e il peso della scelta ricade su chi, in quel momento, è già distrutto dal dolore. Proteggere i propri cari significa anche questo: togliere loro il dubbio atroce di “stare sbagliando”. La burocrazia, in questo caso, è un alleato semplice. Non serve un notaio né un avvocato. Basta scaricare il modulo dal sito del Ministero della Salute, mettere nero su bianco le proprie volontà — dalla rianimazione alla nutrizione artificiale — e nominare un “fiduciario”, ovvero la persona di cui ti fidi ciecamente per rappresentarti. A Napoli, come nei comuni di Pozzuoli, Torre del Greco o Castellammare, gli uffici dello Stato Civile sono pronti ad accogliere queste disposizioni. È un servizio gratuito, rapido, che richiede meno tempo di una pausa caffè. Tuttavia, quegli sportelli restano troppo spesso deserti. La DAT non toglie speranza; toglie solo il terrore di non essere capiti. È un atto di responsabilità verso la propria vita e un gesto di protezione verso chi cammina al nostro fianco. Questa sera, a cena, provate a parlarne. Non serve un tono drammatico: basta la consapevolezza che, in una vita fatta di tante incertezze, avere il controllo sul proprio corpo e sulla propria dignità è un diritto che nessuno dovrebbe ignorare. Perché, quando arriverà il momento in cui servirà, sarà troppo tardi per iniziare a parlare.
campania
Napoli, la mappa dei tumori quartiere per quartiere e la sfida dei nuovi tariffari LEA: perché serve una sanità su misura
Pubblicato
3 mesi fail
18 Maggio 2026
Per la prima volta a Napoli non si parla più di dati generali, ma si guarda dentro i singoli quartieri. L’Asl Napoli 1 Centro ha infatti pubblicato la mappa dettagliata del registro tumori relativa agli anni 2010-2022. Una svolta attesa da tempo: i numeri su quanti si ammalano e quanti purtroppo non ce la fanno sono stati finalmente “spacchettati” zona per zona. Il quadro che emerge fotografa una realtà chiara che mette in stretta correlazione la salute dei cittadini con i territori in cui vivono, e che oggi riapre con forza un dibattito cruciale: la sanità pubblica non può curare tutti allo stesso modo se i territori si ammalano in modo diverso.
Guardando i dati dell’ultimo triennio analizzato (2020-2022), emergono differenze profonde tra i vari distretti della città. Il tumore al polmone negli uomini è il dato che fa più discutere. Il picco più alto si registra a Miano, Secondigliano e San Pietro a Patierno (con un tasso d’incidenza record di 141.53), seguiti a ruota da Chiaiano, Piscinola, Marianella e Scampia (127.35). Ma l’allarme è altissimo anche nella zona che va dal centro storico fino alla periferia orientale, toccando l’area del Porto e di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. Il tumore alla mammella nelle donne si conferma il più diffuso in tutta la città, ma registra le frequenze più alte a Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno e nella zona di Stella e San Carlo all’Arena. Il tumore al colon-retto registra invece una forte presenza sia tra gli uomini che tra le donne, in particolare nei distretti di Miano, Secondigliano e del Centro Storico. Come dichiarato dal consigliere comunale Gennaro Esposito, che ha fortemente voluto la pubblicazione di questi dati, è impressionante il dato dei tumori al polmone nell’area portuale e industriale: nelle zone in cui da anni si denunciano criticità ambientali si registrano inevitabilmente i livelli più alti di cancro.
I dati dell’Asl Napoli 1 aprono però una riflessione che va oltre la semplice denuncia ambientale e che investe direttamente la gestione economica della sanità. Proprio in un momento storico in cui si discute del delicato passaggio ai nuovi tariffari delle prestazioni sanitarie e ai nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), emerge un’osservazione scientifica ed economica di fondamentale importanza, che merita di essere posta all’attenzione degli addetti ai lavori. Se la mappa dei tumori ci dimostra che la salute non è uguale in ogni quartiere, ha ancora senso applicare un tariffario e dei LEA standardizzati e identici per tutta la nazione o anche solo per l’intera regione?
L’idea, nata dall’analisi di questi dati epidemiologici, è quella di introdurre un tariffario personalizzato e flessibile a seconda dei territori, calibrato sulle malattie più diffuse e più in vista in quella specifica area.
Un tariffario territoriale farebbe la differenza partendo da una prevenzione mirata e da rimborsi maggiorati: nei distretti sanitari dove il tumore al polmone o alla mammella registra picchi anomali, lo Stato e la Regione dovrebbero prevedere budget più alti, screening gratuiti più frequenti e tariffe di rimborso agevolate per la diagnostica di quella specifica patologia. Questo porterebbe a un’ottimizzazione delle risorse: invece di spalmare i fondi sanitari “a pioggia”, un tariffario flessibile permetterebbe di concentrare i LEA dove c’è reale bisogno. Se in un quartiere l’incidenza di una malattia è statisticamente irrilevante, le risorse per quella branca possono essere parzialmente dirottate per potenziare le esenzioni e le cure nei quartieri-focolaio. Infine, si garantirebbe una maggiore equità sociale: chi vive in zone penalizzate dall’inquinamento ambientale subisce un danno involontario, e un LEA personalizzato per il territorio rappresenterebbe una forma di tutela sanitaria, garantendo cure e diagnostica avanzata accessibili a chi è più esposto al rischio.
Il documento ufficiale dell’Asl, firmato dal direttore generale Gaetano Gubitosa e dal suo team, è una mappa del rischio che non si può più ignorare. Ma non basta più solo mappare il danno: bisogna cambiare il modo di finanziare la sanità. I nuovi tariffari nazionali rischiano di essere uno strumento cieco se non fotografano la realtà locale. La proposta di slegare i LEA dalla rigidità burocratica e ancorarli ai Registri Tumori locali è la vera sfida che gli esperti e i decisori politici devono raccogliere oggi, per fare in modo che il diritto alla salute torni a essere concreto, quartiere per quartiere.
campania
Sanità al bivio: la sfida dei tariffari regionali e il futuro della diagnostica.
Pubblicato
3 mesi fail
11 Maggio 2026
SALERNO, 9 Maggio 2026 – Nello scenario del Centro Congressi del Grand Hotel Salerno, si è consumato un dibattito che tocca le radici stesse della nostra tutela sanitaria. La seconda giornata del Forum Clinico Diagnostico SIPMeL si è trasformata in un grido d’allarme corale, focalizzandosi su quella che molti definiscono una “ferita aperta”: il confronto sui nuovi tariffari regionali.
La tavola rotonda ha visto confrontarsi menti brillanti e autorità del settore, tra cui il Dott. Antonio Antico (Presidente Nazionale SIPMeL), la Dott.ssa Anna Vero, il Dott. Arnolfo Petruzziello e il Dott. Luigi Cinquanta. L’intera sessione è stata coordinata sotto la supervisione scientifica dell’organizzatore Bruno Talento, affiancato dalla Dott.ssa Burgio e dal Dott. Grimaldi.
“Un sistema dove il diritto alla cura è ormai frammentato e incerto. Non possono esistere pazienti di serie A e di serie B.”
Il dibattito ha messo a nudo una realtà amara. I nuovi tariffari rimborsano cifre spesso irrisorie per esami vitali, creando una forbice economica che mette letteralmente in ginocchio i laboratori. Questi ultimi, costretti a sostenere costi fissi altissimi per mantenere standard di eccellenza, personale specializzato e tecnologie all’avanguardia, si trovano a competere in un mercato distorto.
Particolare preoccupazione è stata espressa per il ruolo crescente delle farmacie, che stanno progressivamente sostituendo i laboratori in molti servizi diagnostici. Tuttavia, il confronto appare impari: le farmacie operano con parametri strutturali e costi di gestione drasticamente inferiori rispetto ai laboratori clinici, i quali devono invece rispondere a normative e requisiti di qualità estremamente onerosi. Questa “diagnostica semplificata” rischia di premiare la capillarità a discapito della precisione garantita dai centri specialistici.
Il pericolo più grave, però, riguarda la prevenzione. A causa dei rimborsi insufficienti, i laboratori non riescono più a sostenere i costi degli esami di base, pilastro fondamentale per intercettare precocemente le patologie. La conseguenza è un paradosso economico e sociale: risparmiare oggi su un esame di prevenzione significa condannare il sistema a costi enormi domani. Una malattia non diagnosticata in tempo si trasforma inevitabilmente in una patologia cronica complessa o in un ricovero urgente, con un impatto devastante sia sulla vita del cittadino che sulle casse dello Stato.
Sono emersi temi critici come la necessità di economie di scala e il rischio concreto di chiusura per molti centri privati. La conseguenza immediata è la migrazione sanitaria, alimentata da parametri non uniformi tra le regioni: ogni territorio affronta problematiche diverse, ma il cittadino finisce per pagare il prezzo dell’incertezza.
Quale soluzione? Il tavolo tecnico ha indicato il modello Hub e Spoke come via d’uscita auspicabile, per ottimizzare le risorse senza sacrificare la qualità. Nonostante le ombre, un segnale di forte speranza è arrivato dalla platea: una straordinaria affluenza di giovani professionisti. Come sottolineato nelle conclusioni, questa nuova generazione è pronta a battersi per una sanità che sia finalmente equa, regolata da standard di qualità certi e accessibile a tutti, senza compromessi sul valore inestimabile della prevenzione.


AFRAGOLA. Il primo atto del Giustino-show: numeri al lotto, adulatori di corte e caccia ai giornalisti

AFRAGOLA. Minacce ai consiglieri d’opposizione: scattano le indagini d’ufficio della Polizia di Stato

Napoli, crisi nella Municipalità VI: De Magistris assessore scatena lo scontro

CAIVANO. Mentre le famiglie attendono risposte, caro Assessore Precchia, le lezioni di giornalismo le rispediamo al mittente

CAIVANO. Censura in Assise, gogna sui social: la doppia morale della maggioranza

SANT’ANTONIO ABATE. Rilasciata sanatoria al papà del Sindaco in pieno conflitto di interessi

CAIVANO. Processo estorsioni camorra-politica. Inflitte mezzo secolo di condanne in secondo grado

CAIVANO. Processo ingerenze criminali. Oggi terza udienza. La Palmiero ribadisce i nomi dei politici graditi al clan

CAIVANO. Alla Scuola Capogrosso si discrimina. Ad un bambino soltanto viene negata la possibilità di introdurre la torta in classe

Afragola, la processione dimezzata: Sant’Antonio tradito da chi dovrebbe celebrarlo
Popolari
POLITICA5 mesi faCAIVANO. Processo estorsioni camorra-politica. Inflitte mezzo secolo di condanne in secondo grado
campania3 mesi faDichiarazione dell’on. Giuseppe Barra sulla mozione per il collegamento Napoli Afragola AV–Caivano
Caivano3 mesi faCAIVANO, Il Luna Park delle illusioni: quando la propaganda si schianta contro la realtà
Caivano9 mesi faCAIVANO. Antonio Angelino al posto di smentire la sua ineleggibilità preferisce confondere le idee all’elettorato
Afragola2 mesi faAFRAGOLA. La più votata costretta a difendersi dal fuoco amico
Afragola2 mesi faAFRAGOLA. L’ombra delle schede balleriene e del voto di scambio. Quando il denaro sostituisce la democrazia.
Afragola2 mesi faAFRAGOLA. Il mercato delle vacche prima del verdetto: volano già gli stracci sulle poltrone
Cardito3 mesi faCARDITO ha scelto. Ma ha scelto di restare sospesa.



















