AFRAGOLA, maggio 2026. Se la politica fosse un genere letterario, quella a cui stiamo assistendo in questi giorni sarebbe una pessima commedia dell’arte, dove le maschere faticano a nascondere la vacuità dei contenuti. Da cronista libero e indipendente, sento il dovere di scattare una fotografia nitida — per quanto desolante — dei due schieramenti che si contendono la guida della città. Da un lato la moderazione tecnica di Alessandra Iroso, dall’altro il “one man show” muscolare di Gennaro Giustino.
La filiera contro l’isolamento
L’evento di Alessandra Iroso ha mostrato plasticamente cosa significhi avere una “filiera”. Sul palco, insieme alla candidata del centrodestra, c’era il peso specifico delle istituzioni: dalla Sottosegretaria Pina Castiello ai vertici regionali e nazionali di Fratelli d’Italia e Noi Moderati, fino al Senatore Franco Silvetri di Forza Italia. Iroso, con il suo stile pacato e mite, ha parlato di welfare e sicurezza preventiva, dimostrando di conoscere i gangli vitali della macchina comunale che ha diretto per anni. La sua agenda dei primi 120 giorni non è un libro dei sogni, ma il cronoprogramma di chi sa esattamente cosa giace dimenticato nei cassetti dei settori.
Dall’altra parte, il comizio di Gennaro Giustino è stato l’apoteosi del solipsismo politico. Un uomo solo al comando, senza strutture sovracomunali, che ha trasformato i suoi 40 minuti di intervento in un festival del fango. Giustino gioca a fare il “bullo di periferia”, lanciando accuse di “sciatteria” e complotti a destra e a manca, puntando il dito contro un “Sistema” (Castiello-Nespoli) che, ad oggi, esiste solo nella sua narrazione elettorale e nelle farneticazioni dei suoi sostenitori.
Il cortocircuito della memoria e i falsi miti
Il “metodo Giustino” sbanda paurosamente non appena si scende nel dettaglio dei fatti. Due, in particolare, i grossolani errori che ne minano la credibilità: L’offesa al commercio locale: Sostenere che ad Afragola manchino locali per i giovani è una bugia smentita dalla realtà di eccellenze come Gourmet ex Fimiani, MisVago,Nero Fumo, AD Bar e Bar MOB solo per citarne alcuni. Un insulto gratuito a quegli operatori che, paradossalmente, sono in parte anche suoi elettori.
L’autogol sul Cimitero: Attaccare la passata amministrazione per i crolli e il presunto mercato nero dei loculi è un esercizio di masochismo politico, visto che tra le fila dei suoi candidati siede proprio l’ex Assessore al Cimitero, Aniello Silvestro. Un corto circuito dettato dalla brama di potere che offusca la logica.
La verità degli atti: smontare il teorema “Igiene Urbana”
Il punto più basso della retorica di Giustino è l’attacco frontale alla professionalità di Alessandra Iroso sulla gara per il servizio di igiene urbana. Qui, il fango di Giustino si scontra con la dura realtà dei documenti e del diritto amministrativo.
Perché la mia lettura è diversa da quella del “Campo Largo”? Perché si basa sugli atti, non sulle allusioni: Il sindacato di legittimità: La Commissione presieduta dalla Iroso aveva valutato i mezzi offerti come equivalenti a quelli richiesti. Anche se il Consiglio di Stato ha poi ritenuto tale valutazione troppo elastica, si tratta di una questione di interpretazione tecnica (limiti interni alla giurisdizione), non di un abuso di potere o di un’invasione della sfera amministrativa.
L’obbligo di firma: Dopo l’annullamento del TAR, il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività della sentenza. In quel momento, l’aggiudicazione è tornata pienamente efficace. Firmare il contratto e riconoscere l’anticipazione (prevista dal Codice dei Contratti) non è stato un favore, ma un atto dovuto da parte di una dirigente che applica la legge.
Il caso polizze: Le fideiussioni risultavano regolarmente verificate tramite codice a barre. Se poi sono risultate false, l’ente (e chi lo rappresenta) è la vittima del raggiro, non il complice. L’impresa ha infatti dovuto prestare nuove garanzie.
Conclusioni: tra diritto e arena
Giustino attacca il “Sistema” perché non ha nulla da dire sulla persona e sulla competenza della Iroso. Ma un amministratore deve essere giudicato per la sua capacità di far funzionare l’ente, non per i sospetti alimentati da chi è abituato a fare opposizione e fatica a immaginarsi al governo.
Come confermato anche dai recenti orientamenti della Procura Generale presso la Suprema Corte, il controllo sul giudice amministrativo non può sconfinare nel merito delle scelte discrezionali. Se Giustino cerca il “colpevole” in un percorso amministrativo complesso e ancora sub iudice in Cassazione, non fa altro che confermare la sua natura di gladiatore da arena, amante del sangue ma privo di visione. Afragola merita i fatti, non i sospetti. Merita soluzioni, non fango.
L’elettore ha davanti due strade: quella di chi propone una città basata sui contenuti e sulla conoscenza della macchina (Iroso), e quella di chi cerca di conquistare il Palazzo abbattendone le mura a testate, rischiando però di travolgere anche i propri alleati. I fatti restano, le grida passano. E i fatti, oggi, dicono che la “scossa” di Giustino rischia di essere solo un corto circuito di livore e disinformazione.