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Napoli, incredibile al ‘Cardarelli’: madre e figlia partoriscono a 24 ore di distanza

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Incredibile quanto accaduto a Napoli, presso l’ospedale Cardarelli, dove Mara e Paola hanno alla luce a 24 ore di distanza due bellissimi bambini: Futura e Giovanni. Fin qui nulla di strano, se non fosse che si tratta di una madre e una figlia.

Ecco le parole di Claudio Santangelo, primario dell’Ostetricia e Ginecologia del Cardarelli:

“Le signore Mara e Paola stanno bene, così come i loro meravigliosi bambini. Come reparto, abbiamo come priorità tutelare la salute e il benessere delle donne e dei nuovi nati; lo facciamo lavorando di continuo sui percorsi di sicurezza, e intervenendo sull’accoglienza e il supporto alle neomamme”.

Rincara la dose Antonio D’Amore, direttore generale del nosocomio napoletano:

“Faccio i migliori auguri alle neomamme e ringrazio le ostetriche, gli infermieri, gli OSS e i Medici per il lavoro che fanno nell’accompagnamento delle donne al parto. La nostra Azienda si caratterizza per la gestione di gravidanze ad elevato rischio ed a maggiore complessità; anche in quest’ambito il nostro ospedale è un punto di riferimento importante, rappresentando una risorsa di primo piano nella gestione delle emergenze. Il nostro obiettivo dev’essere promuovere una corretta diagnosi e gestione dei parti potenzialmente a rischio, così da limitare la necessità di intervenire in emergenza”.

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Blitz dei carabinieri, ritrovata scultura del Duomo di Milano sparita nel 1943

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Importante ritrovamento avvenuto a Vallefoglia, nelle Marche, dove è stata rinvenuta una gargolla del Duomo di Milano, una scultura in marmo a forma di drago alato, che faceva parte della guglia numero 6, ed è stata posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Milano.

In particolare, il fregio ornamentale del peso di 250 kg per un metro e mezzo di altezza, si era staccato dopo un bombardamento degli Alleati nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, che aveva danneggiato il Duomo.

Pertanto, il pezzo è stato trovato in possesso di un gallerista marchigiano, ora indagato per ricettazione ed esportazione illecita di bene culturale, poiché voleva venderlo ad una fiera d’antiquariato in Olanda.

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Autorità portuale di Napoli, nove anni dal blitz cadono le accuse per peculato, truffa e turbativa di gara

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Non c’è stato alcun accordo tra Autorità portuale e gruppi di imprenditori concessionari. Non ci sono stati condizionamenti di procedure amministrative e di appalti, né sono stati dimostrati degli abusi da parte dei vertici che gestiscono le banchine napoletane. Accuse crollate al termine del processo di primo grado, a distanza di nove anni dal blitz disposto dalla Procura di Napoli, a colpi di misure cautelari, sequestri e avvisi di garanzia. Eccolo il verdetto firmato due sere fa dai giudici del Tribunale di Napoli, in favore degli ex vertici dell’autorità portuale di Napoli. Parliamo di una ipotesi investigativa che non ha retto alla prova del dibattimento, non essendo emerse dal processo contatti irregolari tra presidenza e imprenditori. Assoluzione piena anche per Nicola Coccia, che ha dimostrato la correttezza della propria condotta a capo del Terminal di Napoli.

Nessun commento pubblico da parte dell’ammiraglio Dassatti, perfettamente in linea con il suo rispetto per le istituzioni. Preferisce che a parlare siano i magistrati, al termine del dibattimento, anche se chi gli è stato vicino in queste ore sottolinea la soddisfazione per essere uscito a testa alta da una vicenda che “nove anni fa devastò la sua vita professionale e la sua carriera militare”. Ad essere assolti anche Vincenzo Ambrosino Di Bruttopilo, Bruno Dardani, Barbara Gazzale, Pasquale Legora De Feo, al termine di un dibattimento nel corso del quale l’ente Autorità portuale si era anche costituita parte civile. “Tutto ha inizio da esposti di alcuni concessionari, in una sorta di battaglia condotta da blocchi imprenditoriali – potenzialmente concorrenti – nella gestione delle concessioni per la gestione delle banchine. Decisivo l’esame degli imputati, ma anche il deposito – nel corso del dibattimento – dei vari pronunciamenti amministrativi di Tar, Consiglio di Stato, Autorità garante che imponevano una revisione dei regolamenti, per abbattere eventuali posizioni dominanti.”

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Napoli. Procuratore Riello: “Il buonismo delle norme è criminogeno soprattutto sui minori”

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Una depenalizzazione camuffata “: il procuratore generale della corte d’appello di Napoli Luigi Riello nel suo intervento alla inaugurazione dell’anno giudiziario nello storico tribunale di Castel Capuano definisce così la legge Cartabia. E dalle prime battute si intuisce che due saranno gli argomenti del giorno: la riforma appena entrata in vigore e il tema delle intercettazioni.  “Non è certo una conquista di civiltà – prosegue Riello riferendosi alla Cartabia – rendere perseguibili  a querela di parte reati gravi come addirittura il sequestro di persona  e la gran parte delle fattispecie di furto aggravato.  Non è un segnale positivo  il sostanziale disinteresse dello Stato  che abbraccia la concezione civilistica del diritto  penale che non tiene conto della rottura del patto sociale che a sua volta si realizza  attraverso condotte gravi e violente “. Un duro affondo alla riforma appena entrata in vigore. 

“Io – sono sempre parole del Pg – credo che ricorrere a una legge spazzafascicoli o a una strisciante amnistia sia una strada più comoda e facile  che procedere ad una effettiva razionalizzazione del processo. Le nuove disposizioni hanno complicato  in modo incredibile gli adempimenti settimanali delle Procure della Repubblica nei confronti delle Procure Generali  in tema di avocazione. Grandi assenti in questa riforma continuano a essere le persone offese, le vittime del dovere, le loro famiglie e la loro dignità, il loro dolore e i loro diritti”. Fornito dal presidente della Corte d’Appello Eugenio Forgillo il quadro della situazione in cui versa la giustizia nel distretto di Napoli e l’andamento dei reati: calano omicidi e tentati omicidi di matrice mafiosa  ma si registra una impennata di furti e rapine, come pure di tentati omicidi finalizzati alla commissione di tali reati. E aumenta in maniera più che preoccupante il ruolo dei minori che delinquono: “Il buonismo normativo nei confronti dei minorenni che delinquono – prosegue Riello  – è contrario all’interesse del minore  ed è anzi criminogeno”.

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