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Gianni Agnelli, 20 anni dalla morte dell’Avvocato: icona del nostro tempo

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Gianni Agnelli è stato sicuramente uno dei personaggi più influenti del nostro tempo, una figura storica del Novecento, il miglior biglietto da visita per il nostro Paese nel mondo. Tuttavia, l’Avvocato è stato molto di più: è stato un uomo carismatico e pratico, icona di stile ed eleganza, invidiato da molti e imitato da tutti.

Pertanto, la sua vita è stata costellata da numerosi lutti: la prematura scomparsa del padre Edoardo, morto in un incidente con l’idroplano; quella del nonno, suo vero mentore; quella del figlio Edoardo e del nipote Giovannino, il primo per suicidio e il secondo per malattia. Ciò nonostante egli ha saputo sempre rialzarsi, grazie all’innata personalità e ad un fascino senza tempo, confermato dalle numerose conquiste sia in campo lavorativo che personale.

In sostanza, l’Avvocato era un uomo mondano e affamato di vita, che allo stesso tempo non è mai venuto meno all’impegno di presidente della Fiat e della Juventus, considerati come ‘affari di famiglia’.

Inoltre, egli era amato dai suoi dipendenti, poiché fautore della rinascita dell’azienda nel Dopoguerra; era amato dai suoi calciatori, in particolar modo Alessandro Del Piero, da lui stesso soprannominato ‘Pinturicchio’, per la bellezza dei suoi gol; era amato dai suoi concittadini, che ogni qualvolta lo vedevano arrivare con il suo elicottero si sentivano al sicuro, solo perché c’era lui.

Oggi, si celebra il 20esimo anniversario della sua morte, e viene naturale pensare a quella infinita calca di persone che gremirono le strade che portavano alla chiesa, o che hanno voluto rendergli l’ultimo saluto nella camera ardente istituita per l’occasione nello stabilimento Fiat di Torino. Sembrava quasi di assistere ad un pellegrinaggio di fedeli, perché il 23 gennaio 2003 non morì un semplice uomo, ma il ‘Signore di tutti.

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Ucraina, il russo Medvedev attacca il ministro Crosetto: “Un raro eccentrico”

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Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dimitri Medvedev, ha attaccato su Telegram il ministro della Difesa Guido Crosetto. Ecco le sue dichiarazioni:

“Non ci sono molti sciocchi nelle strutture di potere europee, ma il ministro della Difesa italiano ha definito la fornitura di veicoli blindati e di altre armi all’Ucraina, un modo per evitare la Terza Guerra Mondiale. Un raro eccentrico. Se dovesse scoppiare una terza guerra mondiale, non salveranno i carri armati e nemmeno i jet da combattimento. Sicuramente tutto sarà in macerie”.

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Blitz dei carabinieri, ritrovata scultura del Duomo di Milano sparita nel 1943

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Importante ritrovamento avvenuto a Vallefoglia, nelle Marche, dove è stata rinvenuta una gargolla del Duomo di Milano, una scultura in marmo a forma di drago alato, che faceva parte della guglia numero 6, ed è stata posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Milano.

In particolare, il fregio ornamentale del peso di 250 kg per un metro e mezzo di altezza, si era staccato dopo un bombardamento degli Alleati nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, che aveva danneggiato il Duomo.

Pertanto, il pezzo è stato trovato in possesso di un gallerista marchigiano, ora indagato per ricettazione ed esportazione illecita di bene culturale, poiché voleva venderlo ad una fiera d’antiquariato in Olanda.

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Autorità portuale di Napoli, nove anni dal blitz cadono le accuse per peculato, truffa e turbativa di gara

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Non c’è stato alcun accordo tra Autorità portuale e gruppi di imprenditori concessionari. Non ci sono stati condizionamenti di procedure amministrative e di appalti, né sono stati dimostrati degli abusi da parte dei vertici che gestiscono le banchine napoletane. Accuse crollate al termine del processo di primo grado, a distanza di nove anni dal blitz disposto dalla Procura di Napoli, a colpi di misure cautelari, sequestri e avvisi di garanzia. Eccolo il verdetto firmato due sere fa dai giudici del Tribunale di Napoli, in favore degli ex vertici dell’autorità portuale di Napoli. Parliamo di una ipotesi investigativa che non ha retto alla prova del dibattimento, non essendo emerse dal processo contatti irregolari tra presidenza e imprenditori. Assoluzione piena anche per Nicola Coccia, che ha dimostrato la correttezza della propria condotta a capo del Terminal di Napoli.

Nessun commento pubblico da parte dell’ammiraglio Dassatti, perfettamente in linea con il suo rispetto per le istituzioni. Preferisce che a parlare siano i magistrati, al termine del dibattimento, anche se chi gli è stato vicino in queste ore sottolinea la soddisfazione per essere uscito a testa alta da una vicenda che “nove anni fa devastò la sua vita professionale e la sua carriera militare”. Ad essere assolti anche Vincenzo Ambrosino Di Bruttopilo, Bruno Dardani, Barbara Gazzale, Pasquale Legora De Feo, al termine di un dibattimento nel corso del quale l’ente Autorità portuale si era anche costituita parte civile. “Tutto ha inizio da esposti di alcuni concessionari, in una sorta di battaglia condotta da blocchi imprenditoriali – potenzialmente concorrenti – nella gestione delle concessioni per la gestione delle banchine. Decisivo l’esame degli imputati, ma anche il deposito – nel corso del dibattimento – dei vari pronunciamenti amministrativi di Tar, Consiglio di Stato, Autorità garante che imponevano una revisione dei regolamenti, per abbattere eventuali posizioni dominanti.”

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