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Giustizia

Sant’Antimo, uccise genero e nuora in un raptus di gelosia: Caiazzo condannato all’ergastolo

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Ergastolo e isolamento diurno. È questo il verdetto nei confronti di Raffaele Caiazzo, 45 anni, ritenuto responsabile di un duplice omicidio consumato all’ombra del proprio nucleo familiare. In sintesi, Caiazzo è stato considerato colpevole del delitto di Luigi Cammisa, marito della figlia; poi di Maria Brigida Pesacane, moglie del figlio. 

Due delitti a pochi minuti di distanza, messi a segno il 4 giugno di un anno fa, in quel di Sant’Antimo. Secondo la ricostruzione condotta dagli inquirenti, a scatenare la volontà omicida un istinto morboso di gelosia maturato dall’uomo nei confronti della donna. 

In aula, i parenti delle due vittime erano costituite parte civile, grazie al lavoro degli avvocati Manuela Palombi e Marco Mugione; a costituirsi parte civile anche Fondazione Polis, rappresentata da Gianmario Siani e Celeste Giliberti.

Un processo scandito da momenti di tensione, come quando – alcuni mesi fa – l’uomo venne additato come «il diavolo» per il duplice omicidio consumato. 


(fonte: ilmattino.it)

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Giustizia

Mercogliano, 21enne morto in una rissa a Capodanno: domiciliari per gli imputati

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Le polemiche potrebbero riaccendersi per la decisione della Corte d’Assise di Avellino, presieduta da Gian Piero Scarlato, di concedere i domiciliari a Nico Iannuzzi e Luca Sciarrillo, imputati per il ferimento e l’omicidio di Roberto Bembo, il 21enne di Mercogliano rimasto vittima della rissa esplosa la mattina di Capodanno dell’anno scorso nel parcheggio di un bar di Mercogliano.

Il presidente della Corte, Gian Piero Scarlato, che sta giudicando in primo grado gli imputati, ha deciso di attenuare la misura cautelare e ripristinare i domiciliari a Iannuzzi e Sciarrillo, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico: una decisione con cui ha dunque sciolto la riserva sulla richiesta presentata dai difensori Gaetano Aufiero e Stefano Vozzella.
L’attenuazione della misura cautelare è legata alla considerazione che, nei sei mesi già trascorsi ai domiciliari, i due imputati non hanno violato alcuna prescrizione.

Dopo aver trascorso sette mesi in carcere, il 28 luglio 2023 il Gip del Tribunale di Avellino, Fabrizio Ciccone, dispose il trasferimento agli arresti domiciliari.

La decisione provocò anche clamorose proteste da parte soprattutto degli amici di Roberto: uno striscione con la scritta “Vergogna” venne collocato da ignoti all’ingresso principale del Tribunale di Avellino.
Su ricorso della Procura e delle parti civili prima il Tribunale del Riesame, il 9 novembre dello stesso anno, poi la Corte di Cassazione, il 6 febbraio dell’anno in corso, avevano deciso di ripristinare la misura originaria e gli imputati sono tornati in carcere.

Nell’ultima udienza del processo, Iannuzzi, ascoltato come teste, aveva fornito la sua ricostruzione dei fatti affermando di aver tirato fuori il coltellino-souvenir con il quale colpì diverse volte Bembo per difendersi mentre, a terra e quasi privo di senso, veniva picchiato. La prossima udienza del processo è fissata il 25 settembre.

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Giustizia

Strage di Toiano, per i boss di Pozzuoli e Quarto nuova condanna all’ergastolo

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Nuovo “fine pena mai” per i quattro boss di Pozzuoli e Quarto Gennaro Longobardi, Gaetano Beneduce, Salvatore Cerrone detto “o biondo” e Nicola Palumbo “faccia abbuffata”. È la sentenza emessa dalla V sezione della Corte d’assise d’appello di Napoli – presidente Ginevra Abbamondi con a latere Amalia Taddeo – per il duplice omicidio di Domenico Sebastiano detto “Mimì cap e mort” e Raffaele Bellofiore “Lelluccio ‘o biondo” ammazzati nel giugno del 1997 nel Rione Toiano di Pozzuoli.

I quattro erano stati già condannati all’ergastolo in primo e secondo grado, sentenze poi annullate dalla Cassazione che aveva rinviato il giudizio in Appello. Fondamentali per il processo bis questa volta sono state le testimonianze dei nuovi pentiti del clan Polverino presentate dalla Procura generale. In particolare quelle di Giuseppe Ruggiero, detto “Geppino Ceppa ‘e fung”, e Giuseppe Simioli: il primo ha raccontato di aver partecipato ai preparativi per il raid e accompagnato il furgone che trasportava i killer che, egli stesso, avrebbe poi atteso all’esterno del rione e accompagnato a Marano. Azione condotta insieme al fratello Castrese.

Un supporto dato in virtù degli accordi tra i Polverino e il clan Longobardi-Beneduce che aveva i due boss, all’epoca, latitanti proprio a Marano. La strage di Toiano arrivò al termine della faida tra il clan Bellofiore-Sebastiano e i boss Longobardi e Beneduce. Quel giorno un furgone bianco, scortato da altre vetture, entrò nel rione per poi parcheggiare davanti ai giardinetti pubblici: dal retro uscirono quattro killer armati di fucili a canne mozze che inseguirono e ammazzarono, tra la gente, Bellofiore e Sebastiano.

Duplice omicidio che segnò lo spartiacque con la vecchia camorra, segnando la nascita nel clan Longobardi-Beneduce che dopo oltre vent’anni, attraverso diramazioni e una galassia di gruppi, è ancora attivo a Pozzuoli e Quarto.


(fonte: ilmattino.it)

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Attualità

Abuso di ufficio, stop ad oltre 100 processi nel Tribunale di Avellino

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Andranno in frantumi gli oltre cento processi per abuso di ufficio pendenti davanti al Tribunale di Avellino.

È l’effetto della riforma Nordio approvata in Parlamento nel Circondario giudiziario del capoluogo irpino che cancella definitivamente procedimenti prevalentemente a carico di amministratori e dirigenti della pubblica amministrazione; senza riqualificazione del reato in turbativa d’asta, peculato per distrazione o falso ideologico.

La Procura, con a capo Domenico Airoma, nella prospettiva dell’abrogazione del reato così come definito nell’articolo 323 del Codice penale, sin dall’inizio dell’anno aveva limitato l’apertura di fascicoli legati a presunti abusi in atti di ufficio. Alla base della decisione di cancellare et riformulare il reato, le statistiche che dimostrerebbero la debacle processuale dell’abuso di ufficio: nel 2021 su 4.745 procedimenti avviati sono stati archiviati 4.121 con soltanto 18 casi arrivati in dibattimento; 9 condanne davanti al Gup e 35 patteggiamenti; nel 2022 le archiviazioni sono state 3.536 su 3.928 procedimenti aperti.


(fonte: Ansa)

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