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E’ morto Josè Alberti, l’amico di Maradona: fu il primo interprete di Diego a Napoli

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E’ scomparso a 82 anni José Alberti. Ex calciatore e allenatore argentino, si era trasferito in Italia negli anni ’60 per giocare nelle giovanili della Juventus, poi venne a vivere a Napoli, dove mise su famiglia. Molte le squadre del territorio allenate.

A Riva Fiorita aprì il locale “La Cueva” negli anni ’80 e proprio in quel periodo venne contattato dallo staff di Diego Armando Maradona, che stava per trasferirsi a Napoli. Fu il primo interprete del Pibe, partecipando alla conferenza stampa di presentazione del 5 luglio ’84.

Recentemente Alberti aveva incontrato Papa Francesco, che aveva conosciuto quando giocava nelle giovanili del San Lorenzo de Almagro, la squadra del cuore di Bergoglio. Commovente il loro incontro al Vaticano.

I funerali di Josè Alberti sabato 27 luglio alle ore 11 nella Chiesa Bellavista a Posillipo.

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Calcio

Senza Conte è un Napoli senza bussola: il muro delle piccole fa paura. Solo tre punti in tre gare: la grinta non basta più.

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Tre punti su 9, pochi. Pochissimi. Come mai, lo raccontano i tre pareggi consecutivi. Simili e avvilenti, i due interni con il Verona ed il Parma, due delle ultime sette squadre della serie A. Più che decoroso quello con l’Inter a Milano. Conclusione: il Napoli resiste bene alla capolista che gli consente una gara accorta e attendista, pur confermando le risapute lacune in difesa. Dalla sfida scudetto di Milano esce persino meglio dell’Inter. Poi? Il calendario gli concede una opportunità: due avversarie di livello medio basso, ed il Napoli non vince. I conti sono impietosi per i campioni in carica, che si sono ricandidati per il titolo. Mancano sei punti su 9. È questo il tema: diventano invalicabili formazioni più modeste. Come il troppo debole Verona che inchioda con molto affanno e altrettanto onore il 2-2, fa altrettanto rinunciando ad attaccare il Parma. Se il suo allenatore si agita come un naufrago in mare aperto, se Carlos Cuesta ex centrocampista, spagnolo si pone come dodicesimo uomo in campo con urla che arrivano da Fuorigrotta al Vomero, il suo Parma con il trentenne Estevez ed il giovane Keita fanno ragionare il reparto centrale, con il portiere Rinaldi debuttante in serie A che para il possibile e il 22enne argentino Troilo si oppone allo scatenato Hojlund uscendo nel finale stremato, comunque determina anche lui un pari amaro come una sconfitta. Conte ha scontato la prima delle due giornate di squalifica in una gabbia di vetro con telecamera, spazio angusto che ha patito più di una cella di Alcatraz, un tormento per la sua emotiva direzione dal campo, ma non sarebbe cambiato nulla. I suoi cambi sono stati puntualmente trasmessi dal luogotenente Stellini. Inutile ripensare alla reazione che lo portò all’espulsione e allo scatto, non giustificabile per un allenatore del suo prestigio ma comprensibili per un uomo che trasmette tutto il suo furore alla squadra. Bisogna capire perché il Napoli si sia incagliato in classifica. Delle tre ipotesi almeno una è quella giusta. Il Napoli gioca tutto sui nervi, ha bisogno di intervalli lunghi per riprendere la grinta che gli consentì di vincere lo scudetto 2025.

Il Napoli paga oltre misura le assenze, con un filo di malizia l’ultimo tweet di complimenti del presidente lodava il Napoli senza trascurare che il Napoli aveva bloccato l’Inter nella sua Milano nonostante gli otto infortunati.

Il Napoli a metà campionato si accorge di non trarre profitto dal dispendioso mercato, definito come si ricorderà confuso e pasticciato. Questo è il momento di inserire i nuovi. Ma quali? I migliori sono stati l’irriducibile Mazzocchi poi sostituito nella vana speranza di inserire la frenesia di un Neres non ancora al massimo, subito ritirato infatti, ed il verde talento di Frattaminore, Antonio Vergara.

Per vincere partite come queste occorre costanza di lucidità offensiva, scatti negli spazi da creare e poi cercare, lampi di genio.

Contro avversari chiusi altrimenti manca la profondità. Degli acquisti poteva dare quanto promette e non dà Lang. Degli acquisti mancano ancora Beukema, Lucca apparso alla fine, Gutierrez. Per fortuna è arrivato non certo gratis Hojlund. Come dire: un po’ gli infortuni, davvero troppi. Un po’ gli investimenti, con esiti finora impalpabili. I conti in classifica non tornano.

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Calcio

Napoli-Qarabag, Conte in conferenza stampa: “Azeri squadra rivelazione”

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“Il Qarabag è un po’ la squadra rivelazione di questa Champions. Noi, però, arriviamo alla partita di domani con lo spirito giusto. Ma ci vorrà da parte nostra tanta energia per ottenere il risultato”.

Antonio Conte è soddisfatto per ciò che la sua squadra ha mostrato in campionato contro l’Atalanta, ma conosce bene le insidie della sfide a livello internazionale.
“Dalla sfida con l’Atalanta – dice il tecnico azzurro – ci portiamo dietro la positività della prestazione e del risultato. Questo ci dà energia positiva e morale. Sappiamo che sarà una partita importante. Domani è uno step che ha un grande rilievo nel cammino di Champions e ci arriviamo nella maniera giusta, sapendo che domani dovremo dare tutto quello che abbiamo”.

Conte dà poi qualche indicazione sulla tattica che il Napoli utilizzerà nella gara con gli azeri. “La svolta della difesa a tre sicuramente è figlia dell’emergenza non tanto in quel reparto ma a centrocampo, dove ne avevamo disponibili solo due. Bisognerà continuare a fare di necessità virtù, cercando di presentare sempre una squadra organizzata che sa in campo che cosa deve fare”. “Sui moduli tattici – aggiunge – in ogni caso ci devi lavorare per mettere i giocatori nelle condizioni di affrontare le partite nel modo migliore sia nella fase di possesso che di non possesso”.

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Dopo il centro sportivo, si allontana anche lo stadio del Napoli: il Comune ribadisce il no a Poggioreale

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Se la guida tecnica del Napoli, ossia Antonio Conte, vive un momento di difficoltà ed è sotto osservazione, va detto che non se la passa meglio Aurelio De Laurentiis, soprattutto i suoi piani di investimento immobiliare. In settimana i piani del presidente del Napoli hanno subito un duro uno-due: prima il centro sportivo, con la proroga di un anno a Castel Volturno (del nuovo centro sportivo ancora non c’è l’ombra) e ieri con il Comune di Napoli che ha ribadito il proprio no alla realizzazione dello stadio a Poggioreale. No che non preclude definitivamente alla costruzione dell’impianto ma che certo rappresenta un ostacolo non indifferente. Insomma centro sportivo e stadio – ossia i due principali obiettivi di De Laurentiis per il biennio 2024-2026- stanno ancora là, dormienti, in embrione.

La fumata bianca non è arrivata. Si è chiusa con l’ennesimo nulla di fatto la conferenza dei servizi nell’ambito della Zes (Zona economica speciale) convocata per esaminare il progetto del Napoli per la costruzione di un nuovo stadio nell’area del mercato Caramanico a Poggioreale. Anzi per dirla tutta, il piano sembra allontanarsi. Il Comune ha ribadito il “no” alla proposta così come formulata e ha chiesto e ottenuto che “fosse verbalizzata e che le prossime convocazioni riportassero l’indicazione corretta della tipologia della conferenza come preliminare”, evidenziando che “la conclusione della riunione non può avere valore di autorizzazione unica dell’intervento”. Quindi non basterà a dare il via ai lavori nonostante la Zes. 

Il club appare del tutto disinteressato alla ristrutturazione del Maradona (che comunque avverrà con i soldi pubblici).

Il Napoli andrà avanti con il suo progetto a Poggioreale in attesa delle nuove conferenze della Zes, ma è consapevole delle difficoltà attuali. Se dovesse arrivare un no definitivo, non è escluso che il club possa tornare su soluzioni già prese in considerazioni in passato, ovvero pensare nuovamente alla provincia. Non è un mistero che ci siano state nei mesi scorsi diverse interlocuzioni con l’amministrazione comunale di Afragola. La zona della stazione ferroviaria, progettata dall’architetta Zaha Hadid, è in via di espansione ed è ben collegata, presupposti ritenuti interessanti dal club per la nuova casa del Napoli.

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