
Inchieste
Shock in Austria, neurochirurgo fa trapanare il cranio di un paziente alla figlia 13enne durante un’operazione
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2 anni fail
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RedazioneHa dell’incredibile quanto avvenuto all’ospedale universitario di Graz, in Austria, dove un uomo di 33 anni giunto al Pronto Soccorso dopo un incidente avvenuto in una foresta, è stato subito portato in sala operatoria per un intervento chirurgico d’urgenza.
Durante l’intervento però, il neurochirurgo avrebbe lasciato che la figlia tredicenne partecipasse all’operazione facendo un foro nel cranio del paziente. Per fortuna l’operazione è riuscita, ma ciò nonostante il team chirurgico presente e il medico sono stati subito messi sotto torchio dall’ufficiale del Pubblico Ministero di Graz per chiarire la vicenda.
Pertanto, a seguito delle prime indagini di fine luglio, la presunta vittima ha scoperto dai media quanto gli era accaduto e ha poi informato la Polizia. Il chirurgo e un altro dipendente sono stati cacciati dall’ospedale e sono ora sotto indagine.
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Caivano
CAIVANO. Lottizzazione Sirico. 50 anni di silenzi sulla convenzione. Sindaco Angelino restituisca quel terreno ai caivanesi
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2 mesi fail
11 Giugno 2026
CAIVANO – C’è un luogo a Caivano, compreso tra le attuali via Donizetti e via Puccini, che racconta meglio di qualsiasi comizio, di qualsiasi manifesto elettorale e di qualsiasi conferenza stampa il modo in cui la politica locale ha spesso affrontato le questioni più scomode. Non è un luogo simbolico. Non è una metafora. È un’area reale, individuata da una convenzione urbanistica stipulata il 28 gennaio 1977 tra il Comune di Caivano e gli eredi Sirico, una convenzione che prevedeva la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, la cessione gratuita al Comune delle aree destinate a strade, piazze e verde pubblico e la contestuale esecuzione di tutti gli obblighi necessari affinché quella lottizzazione diventasse non soltanto un intervento edilizio privato ma anche un’opportunità per l’intera collettività.
Le carte raccontano che il comparto interessato comprendeva oltre duemila metri quadrati destinati a verde pubblico, oltre millesettecento metri quadrati destinati a strade e piazze e circa settemila metri quadrati destinati ai lotti edificatori. Sulla carta era previsto un equilibrio semplice e comprensibile. I privati avrebbero edificato. La città avrebbe ottenuto infrastrutture e spazi pubblici. Un principio che rappresenta il fondamento stesso delle convenzioni urbanistiche. Eppure proprio da quel momento inizia una vicenda che ancora oggi appare come uno dei più incredibili misteri amministrativi della storia recente di Caivano.
Già nel 1979, appena due anni dopo la stipula della convenzione, l’Ufficio Tecnico Comunale si trova costretto a constatare una realtà che dovrebbe far riflettere chiunque abbia avuto responsabilità amministrative negli ultimi cinquant’anni. Gli eredi Sirico chiedono il collaudo delle opere di urbanizzazione ma il sopralluogo effettuato dall’UTC accerta che delle opere previste risultano realizzati soltanto un tratto della rete fognaria e una parte dell’impianto di illuminazione. La conclusione del dirigente è netta. Nessuna categoria di lavori prevista dalla convenzione risulta ultimata e pertanto il collaudo non può essere eseguito.
A questo punto, in qualsiasi amministrazione dotata di memoria e determinazione, ci si aspetterebbe una reazione immediata. Diffide. Contestazioni. Azioni amministrative. Acquisizione delle aree dovute alla collettività. Invece la vicenda entra in una sorta di limbo burocratico che durerà decenni. Gli anni passano. I sindaci cambiano. Le giunte si succedono. I dirigenti si alternano. Le stagioni politiche si consumano una dopo l’altra. Ma la lottizzazione Sirico continua a riapparire ciclicamente negli atti comunali come un fantasma che nessuno riesce o vuole esorcizzare.
Nel 1999 il Comune emette un’ordinanza sindacale. Significa che il problema esiste ancora. Significa che dopo oltre vent’anni la questione non è stata risolta. Significa che gli obblighi previsti dalla convenzione non vengono considerati definitivamente adempiuti. Eppure anche quell’atto sembra perdersi nel labirinto della macchina amministrativa.
Nel 2000 si arriva addirittura a discutere della nomina di un collaudatore. Nel 2002 l’Amministrazione affida un incarico allo Studio Legale dell’avvocato Gherardo Marone, uno dei più autorevoli amministrativisti italiani, affinché individui la strada giuridica da seguire. Nel 2003 esplode il caso politico. I consiglieri comunali della “Margherita”, Salvatore Fusco, Vincenzo Espasiano, Carlo Ciccarelli, Pietro D’Angelo e Arcangelo Serrao depositano una serie di interrogazioni che ancora oggi impressionano per lucidità e precisione. Chiedono conto della sorte delle aree pubbliche. Chiedono conto del collaudo mai eseguito. Chiedono conto dei rilievi topografici mai effettuati. Chiedono conto dei fascicoli irreperibili. Chiedono conto di aree a verde che, secondo quanto emergeva dalle relazioni tecniche, risultavano interessate da sconfinamenti rispetto alle previsioni originarie della lottizzazione.
Ed è qui che la vicenda assume contorni quasi surreali. Perché mentre le opposizioni chiedono risposte, gli uffici comunali producono documenti che descrivono una situazione a dir poco inquietante. Si parla di archivi spostati più volte. Si parla di documentazione custodita in locali cantinati. Si parla di fascicoli non rinvenuti. Si parla di un ufficio che dichiara di non sapere perché non sia stato nominato il collaudatore. Si parla di un altro ufficio che afferma di non conoscere neppure l’esistenza di eventuali ricorsi contro atti fondamentali della vicenda. Sembra di assistere non all’amministrazione di una città ma alla ricostruzione archeologica di una civiltà scomparsa.
Poi arriva il parere dell’avvocato Gherardo Marone. Ed è qui che cade definitivamente qualsiasi alibi. Perché il consulente incaricato dal Comune non scrive che la vicenda è ormai prescritta. Non scrive che non si può fare nulla. Non scrive che il tempo ha cancellato ogni obbligo. Al contrario individua un percorso amministrativo preciso. Indica gli strumenti utilizzabili dall’ente. Richiama la possibilità di agire per ottenere il trasferimento delle aree previste dalla convenzione. Richiama l’interesse pubblico sotteso all’intera operazione urbanistica. In altre parole il Comune riceve una bussola e una direzione.
Ma proprio quando la vicenda sembra avvicinarsi a un punto di svolta, arriva la crisi politica che travolge l’Amministrazione guidata da Franca Falco. Sedici consiglieri comunali rassegnano contemporaneamente le proprie dimissioni determinando la fine anticipata della consiliatura. E proprio in quei mesi la lottizzazione Sirico è uno dei temi che attraversano il dibattito politico cittadino. Da allora il silenzio. Un silenzio lungo oltre vent’anni. Un silenzio assordante. Un silenzio che pesa come un macigno perché mentre la politica litigava, cadeva, si ricostruiva e tornava a cadere, la domanda fondamentale restava senza risposta.
Che fine hanno fatto i 2.104 metri quadrati di verde pubblico previsti dalla convenzione del 1977? È una domanda semplice. Talmente semplice da risultare imbarazzante. Perché non stiamo parlando di una teoria urbanistica. Non stiamo parlando di una discussione accademica. Stiamo parlando di un’area che le carte comunali destinavano alla collettività. Stiamo parlando di un bene che avrebbe dovuto rappresentare una restituzione alla città in cambio delle possibilità edificatorie concesse ai privati. Stiamo parlando di uno spazio che avrebbe dovuto appartenere ai cittadini di Caivano.

Area verde interessata dalla Convenzione del 1977
A tutto questo si aggiunge un ulteriore, recente interrogativo che agita l’area in questione: negli ultimi mesi, proprio la prima villetta situata in via Donizetti ha provveduto ad allargare un passaggio carrabile che dà su questo terreno — zona che, lo ricordiamo, risulta chiusa al traffico e recintata. Quel varco, inspiegabilmente già aperto seppur in misure più ridotte, è stato dunque ampliato. Viene da chiedersi, con tutti i legittimi dubbi e le prudenze del caso, quale sia la natura di questi interventi: per quale motivo sono stati effettuati tali lavori e, soprattutto, si tratta di opere regolarmente autorizzate dagli uffici competenti? Un tassello che si somma alle troppe zone d’ombra che da quasi cinquant’anni avvolgono questo comparto urbano.

Il varco come appariva fino al 2024
E qui arriviamo all’attualità. Sindaco Antonio Angelino, la domanda oggi non riguarda ciò che fecero o non fecero le amministrazioni degli anni Settanta, degli anni Ottanta, degli anni Novanta o dei primi anni Duemila. La domanda riguarda ciò che intende fare l’Amministrazione che oggi governa la città. Perché nessuno pretende che lei risponda delle omissioni, delle inerzie o degli errori di chi l’ha preceduta. Ma è impossibile ignorare una vicenda che attraversa quasi mezzo secolo di storia amministrativa e che ancora oggi attende una conclusione.
Se quelle aree spettano alla collettività, la collettività deve riottenerle. Se esistono atti da adottare, vadano adottati. Se esistono verifiche catastali da completare, vengano completate. Se esistono procedure amministrative da riattivare, vengano riattivate. Se esistono diritti pubblici da affermare, vengano affermati.
E se davvero quei terreni torneranno nella piena disponibilità della comunità, allora sarebbe bello che proprio lì sorgesse una villetta comunale. Non un monumento alla politica. Non una targa celebrativa. Ma un luogo vivo. Un luogo per i bambini. Un luogo per le famiglie. Un luogo che trasformi una vicenda di carte impolverate in una storia di restituzione civile.
Perché una città non si misura dalla quantità di delibere che approva ma dalla capacità di trasformare i diritti scritti sulla carta in realtà concreta. E la lottizzazione Sirico rappresenta forse la più antica e simbolica delle promesse che Caivano attende ancora di vedere mantenute.
Caivano
CAIVANO. Igiene Urbana. Società riconducibili a persone indagate per voto di scambio politico-mafioso vicine ai partiti di governo.
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8 mesi fail
4 Dicembre 2025
CAIVANO – Quando il 19 settembre 2025, in piena campagna elettorale, mentre gli attuali Amministratori dormivano e sognavano la poltrona, la CUC della Città Metropolitana di Roma Capitale assegnava l’appalto per il servizio di igiene urbana di Caivano all’ATI formata da Green Attitude ed Ecogin srl, un appalto da oltre trentatré milioni di euro in cinque anni, non avevo alcun motivo per dubitare della regolarità dell’iter. La cifra era importante, ma la procedura sembrava standard. Tuttavia, il servizio televisivo di Report che aveva da poco acceso i riflettori sugli affidamenti diretti concessi dal governo nell’ambito del “risanamento” del territorio di Caivano, e i legami emersi con persone considerate vicine agli ambienti della Premier Giorgia Meloni, mi hanno spinto a osservare anche questa aggiudicazione con un’attenzione diversa. Quello che inizialmente era soltanto un sospetto — la possibilità che, ancora una volta, si fosse privilegiata una rete di conoscenze orbitante attorno a figure vicine all’esecutivo — ha iniziato a prendere forma man mano che approfondivo gli atti e i rapporti tra le imprese coinvolte.
I collegamenti con la rete industriale vicina alla Lega di Salvini
La prima connessione che ha attirato la mia attenzione riguarda la Ecogin Srl. Dai documenti societari emerge che, il 7 febbraio 2024, la società ha ceduto alcuni rami d’azienda alla Del Prete Srl, un’azienda storica del settore ambientale con oltre quarant’anni di attività in raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti. A una prima lettura poteva sembrare una normale operazione industriale, ma incrociando diverse gare d’appalto ho trovato una costante: Del Prete Srl compariva spesso come “ausiliaria” di Ecogin srl — per esempio nell’appalto del 2024-2025 per il servizio di igiene urbana del Comune di Teano, dove Ecogin risultava mandante e Del Prete srl ausiliaria — oppure come parte della stessa cordata in altre gare. Nel 2023, in un appalto per la gestione dei rifiuti in un comune della provincia di Fermo, un RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa) includeva Win Ecology, Ecogin srl e, ancora una volta, l’ausiliaria Del Prete srl. In un’altra gara ancora, del 2025 a Sant’Anastasia, Ecogin srl aveva presentato un contratto di avvalimento con Del Prete srl, ritenuto però non valido dalla commissione. Questi elementi, messi insieme, indicano un legame operativo costante tra le due realtà.
Del Prete srl, però, non è soltanto una società attiva nel settore ambientale. La sua compagine familiare porta con sé una storia che la cronaca giudiziaria ha ben documentato. L’amministratrice attuale, Maria Galdieri, è una donna di 85 anni originaria di Cardito (NA). Il figlio, Raffaele Del Prete, già amministratore tra il 2011 e il 2012 della Del Prete srl, è una figura che secondo numerosi articoli di stampa è finita al centro dell’inchiesta “Touchdown”, dove gli inquirenti ricostruiscono un presunto episodio di voto di scambio politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali del 2016. Secondo quelle ricostruzioni, Raffaele Del Prete, già condannato per turbativa d’asta in un altro processo, avrebbe pagato membri del clan Di Silvio per ottenere un pacchetto di voti a favore di Matteo Adinolfi, allora candidato al Consiglio Comunale e capolista della lista “Noi con Salvini” riconducibile alla Lega di Salvini, profondamente radicato nel territorio pontino e poi diventato europarlamentare. È doveroso ricordare che il processo è tuttora in corso e che vale la presunzione di innocenza: l’ultima udienza si è tenuta a fine novembre 2025. Tuttavia, anche solo la presenza di un tale contesto attorno a un soggetto così vicino — per rapporti societari e operativi — a una delle imprese aggiudicatarie di Caivano è un elemento che non può essere ignorato.
Il collegamento con Fratelli d’Italia
Le mie ricerche genealogiche e territoriali hanno poi evidenziato che la famiglia Del Prete, pur avendo origini napoletane, è da tempo radicata nell’area pontina. Ci sono rapporti di parentela che, secondo diverse indiscrezioni e riscontri amministrativi, collegherebbero il nucleo familiare a Pasquale Del Prete detto Lino assessore del Comune di Cisterna di Latina, assessore, guarda caso, con delega all’igiene urbana. Una coincidenza particolarmente delicata, considerato che quello stesso assessore è stato al centro di polemiche interne a Fratelli d’Italia — partito a cui era tesserato — fino ad arrivare a una presa di distanza ufficiale del deputato Trancassini poiché l’assessore avrebbe accettato la delega proveniente da un Sindaco di centrosinistra. A ciò si aggiunge che il figlio dell’assessore, Nicola, amministratore dell’azienda paterna, è stato indagato in un procedimento che riguarda reati fiscali e di riciclaggio. Anche in questo caso mi limito a riportare ciò che risulta dagli atti e dai resoconti stampa, nel pieno rispetto delle garanzie processuali.
L’altro collegamento che rafforza la tesi
Il quadro si completa tornando all’altra società dell’ATI vincitrice dell’appalto di Caivano: Green Attitude. In più procedure pubbliche, ho trovato raggruppamenti temporanei in cui Green Attitude operava accanto a Del Prete Waste Recycling Srl, un’altra azienda riconducibile al circuito imprenditoriale di Raffaele Del Prete. È un’ulteriore conferma che tra Green Attitude e l’universo societario dei Del Prete esiste una cooperazione stabile e ricorrente.
La riflessione pubblica
Mettendo insieme tutti questi elementi, mi sono trovato davanti a una storia che richiede una riflessione pubblica profonda: un appalto multimilionario, assegnato in un territorio già segnato da infiltrazioni criminali e da decenni di emergenze ambientali, è stato vinto da un’ATI composta da imprese che, direttamente o indirettamente, intrattengono rapporti costanti con una famiglia finita al centro di un processo per voto di scambio politico-mafioso, e che mostra vicinanze, dirette o indirette, con esponenti politici di partiti oggi al governo. Nessuna autorità ha finora segnalato irregolarità, né si intende qui formulare giudizi anticipati su chi è ancora sotto processo. Ma resta una questione di opacità, di opportunità e di prudenza istituzionale.
Il punto, per me, non è stabilire colpe o innocenze, né sostituirsi alla magistratura. Il punto è chiedersi come sia possibile che organismi pubblici che dovrebbero vigilare con il massimo rigore sull’integrità dei servizi essenziali affidino, senza che emergano questioni rilevanti nei controlli preliminari, un compito tanto delicato a un’ATI che presenta così tante connessioni con un sistema di relazioni politiche, familiari e imprenditoriali già oggetto di attenzione giudiziaria e giornalistica. In territori come Caivano, dove la legalità è un bene fragile e la gestione dei rifiuti è tradizionalmente uno dei settori più esposti alle infiltrazioni, ogni dubbio merita di essere approfondito, ogni legame merita di essere chiarito, ogni conflitto di interesse — anche solo potenziale — merita di essere prevenuto, non ignorato.
Non so se la scelta della CUC sia stata influenzata da questi rapporti, né se le imprese aggiudicatarie abbiano responsabilità dirette nelle vicende citate. Quello che so è che la trasparenza non è mai troppa e che, di fronte a una rete così articolata di connessioni, chi amministra il denaro pubblico dovrebbe adottare una cautela ancora maggiore. Il giornalismo — quando fa il suo mestiere — serve proprio a questo: mettere in fila i fatti, mostrarli, e lasciare ai cittadini la possibilità di capire se qualcosa non torna. Io, il mio dovere, credo di averlo fatto.
La presa di responsabilità da parte delle Istituzioni
Ora, però, tocca anche a chi ha responsabilità istituzionali. A cominciare dal nuovo sindaco di Caivano, Antonio Angelino, proclamato appena due giorni fa. Il suo insediamento non lo esenta da controlli, né può sottrarlo al dovere di garantire che ogni servizio pubblico — soprattutto in un comune che porta ancora addosso le ferite di anni di abbandono e commissariamenti — sia gestito nel modo più limpido possibile. Se anche lui, analizzando i documenti e i fatti che ho riportato, dovesse riscontrare elementi concreti o quantomeno fondati dubbi, ha il dovere politico e morale di dirlo ai cittadini. Ha il dovere di spiegare come interpreta questo intreccio di rapporti, quali misure ritiene necessarie per tutelare l’ente e quali valutazioni intende fare sul rapporto economico-lavorativo con l’ATI che si è aggiudicata l’appalto. Ma soprattutto se intende ancora inchinarsi e battere le mani al Governo centrale.
La trasparenza, oggi, non è una scelta: è una necessità. E Caivano, che merita rinascita e pulizia — non solo delle strade ma anche delle dinamiche amministrative — non può permettersi zone d’ombra. Renderne conto pubblicamente è il primo segnale di cambiamento. E adesso, il tempo delle risposte non riguarda più solo me. Ma soprattutto chi governa questa città. Ed è bene ricordarlo che la fascia tricolore è già mancante di tre risposte a tre domande fondamentali.
Inchieste
Crollo alla Vela Celeste, rischio processo per i nove indagati
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27 Marzo 2025Da
Redazione
Nelle prossime ore saranno notificati agli indagati della Squadra Mobile di Napoli, gli avvisi di conclusione delle indagini relative al crollo della Vela Celeste di Scampia, che provocò la morte di tre persone.
In particolare, tra gli indagati figurano nove tra dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Napoli, che sono ora a rischio processo, poiché ritenuti al centro dell’inchiesta. Secondo i Pm titolari del fascicolo, venne trascurata la manutenzione e sottovalutati i pericoli malgrado un’ordinanza di sgombero sindacale emessa il 12 ottobre 2015.
A perdere la vita nel crollo del 20 luglio 2024 furono Roberto Abbruzzo, Margherita Della Ragione e Patrizia Della Ragione. I reati a carico degli indagati sono crollo colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni colpose.


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